In Italia prospera la schiavitù. La schiavitù non è legale, anche se sembrerebbe il contrario. Ogni anno nel mondo oltre 40 milioni di persone, con un numero crescente di donne e minori, sono vittime di pesanti forme di sfruttamento, specialmente per la prostituzione coatta e il lavoro forzato. Schiavi invisibili di un sistema opaco e criminale che sfrutta la vulnerabilità dei più indifesi. Il nostro governo, convintamente razzista, non ha detto una parola contro la tratta. Più che comprensibile se si è impegnati tutto il giorno ad indicare nel migrante e nelle ong l’origine di ogni male. E si pensa di risolvere la questione bloccando le navi cariche di disperati in mare aperto o lasciandoli annegare che è pure più comodo. Giova ricordare che il 90 % delle dei migranti arrivati in Italia negli ultimi anni è vittima dei trafficanti di esseri umani. Sono sotto gli occhi di tutti le storture di un sistema economico che approfondisce le diseguaglianze e contribuisce a creare le condizioni perché milioni di persone nel mondo finiscano nelle reti di gruppi criminali che le trafficano e le riducono in condizioni di vera e propria schiavitù. “Se si vogliono cambiare le cose – sostiene il professor Leonardo Becchetti, ordinario di Economia politica all’Università di Roma, Tor Vergata, – si devono cambiare, ad esempio, le regole del commercio internazionale.  Quasi il 40% dei lavoratori nel settore tessile in Asia ha stipendi che sono inferiori al salario minimo. E il salario minimo è un quarto di quello di sopravvivenza. Significa anche concorrenza a basso costo e dumping sociale nei confronti dei nostri lavoratori. E questo non fa bene né a loro né a noi. Occorre invertire la corsa al ribasso del costo del lavoro. E mettere al centro, oltre alla riforma del commercio internazionale, anche la sostenibilità sociale e ambientale”.

 

In Italia le diverse forme di sfruttamento (da quello lavorativo alla prostituzione coatta) riguardano 150mila persone, in gran parte giovani migranti. 50 -70mila donne sono costrette a prostituirsi (metà sono nigeriane). Ogni mese gli italiani, che brillano per altruismo e generosità, “acquistano” fra i 9 e i 10 milioni di prestazioni sessuali.

 

In Italia dei quasi 100mila sfruttati in agricoltura:

80% sono stranieri.

1 su 4 affronta un disagio abitativo.

Il 70% si ammala.

Il 64% non ha accesso all’acqua corrente.

Il 62% non ha accesso ai servizi igienici.

In compenso la giornata lavorativa è di 12 ore e la donna-lavoratrice oltre ad essere sfruttata nei campi viene abusata sessualmente.

La paga è di 30 euro al giorno, meno del 50% del minimo fissato per legge.

Di questi 30 euro 5 vanno al caporale, 5 per il vitto e 5 per l’alloggio. Ne restano 15 da spedire a casa…

Esiste la legge sul caporalato, si può sanzionare il datore di lavoro disonesto. Ma è una lotta durissima come dimostrano gli attentati subiti dal presidio di Rosrno della Caritas, le auto bruciate, le intimidazioni subite da chi si batte al fianco degli sfruttati.

Noi facciamo finta di non vedere ma molti di questi lavoratori hanno il permesso di soggiorno, sono in regola. Quindi andrebbero tutelati. La grande distribuzione potrebbe avere un ruolo, potrebbe incidere sui produttori. Ma abbiamo a che fare con una filiera non etica con distributori che pretendono di pagare 30 centesimi al chilo i pomodori. Risultato: al posto del consumatore la differenza la mette il lavoratore. Ricordatevelo quando al supermercato comprate pomodori a 1 euro al chilo (e spesso pure a meno…). I 30mila trafficanti di esseri umani operanti in Europa continuanto a prosperare. Anzi ci sono segni che vogliano diversificare la loro attività dando un impulso al traffico di organi che è un mercato con un’enorme domanda e finora (forse) poco praticato. Quando ha finito di contare i rom speriamo che ci pensi Matteo pacchia Salvini, inflessibile con le vittime, ma che ne siamo certi lo sarà pure con gli aguzzini. E di lavoro ne avrebbe visto che in Libia oggi sono intrappolati quasi un milione di migranti che sono sottoposti – secondo il Rapporto del segretario generale dell’ONU, António Guterres – a “detenzione arbitraria e torture, tra cui stupri e altre forme di violenza sessuale, a lavori forzati e uccisioni illegali.”

 

Per approfondire scenari e dati:

UNODC – United Nations Office on Drugs and Crime

www.caritas.eu

www.manitese.it

In apertura una fotografia di di Louis Leeson.

 

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