Festeggiamo gli ottant’anni di Francesco Guccini con l’analisi di tre brani del suo ultimo periodo, due da Stagioni, l’album uscito nel 2000 (Don ChisciotteHo ancora la forza) e il brano che dà il titolo a L’ultima Thule, del 2012. Tre schede, contenute in Unadimille. Mille canzoni italiane dal 2000 a oggi (Arcana), il libro/atlante in cui Vincenzo Rossini analizza gli ultimi vent’anni di musica italiana. Per gentile concessione dell’autore Vincenzo Rossini e di Arcana Edizioni.

 

 

 

Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro

Don Chisciotte di Francesco Guccini, da Stagioni, EMI, 2000

Di Stagioni la critica ha detto che era un album didascalico, legato a un immaginario stantio (il Che), che non aggiunge nulla di nuovo al percorso di Guccini. Se è vero che comincia a riverberare una disaffezione alla parola cantata (contro quella scritta e basta, sempre più ricercata dall’autore), è però vero che Stagioni, primo posto in classifica, diversamente dai successivi Ritratti e L’ultima Thule ha consolidato diversi classici nella memoria dei fan, come Ho ancora la forza co-firmata con Ligabue o Addio, in cui l’indignazione convive con la stanchezza (“Anch’io qui canto con parola sfinita / con un ruggito che diventa belato”). Oggi è soprattutto Don Chisciotte la canzone più ricordata, una cavalcata epico-narrativa, sulla scorta di Cirano (Beppe Dati è coautore di entrambi i brani). Guccini traspone Cervantes in un contesto moderno, trasforma Dulcinea in una prostituta conosciuta in una locanda a ore, e articola l’essenza dell’opera in un dialogo a due tra il cavaliere e Sancho Panza, sognatore e giusto con una visione distorta della realtà il primo, materiale e pavido il secondo. La lotta dell’eroico cavaliere, tuttavia, resta emblema di una non resa all’ingiustizia: “Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità / farmi umile e accettare che sia questa la realtà?”. Sancho è interpretato da Juan “Flaco” Biondini, chitarrista e spalla di Guccini da oltre trent’anni: una scelta perfetta. (testo: Francesco Guccini, Beppe Dati, musica: B. Dati, Goffredo Orlandi / © BMG/EMI/Uva fragola)

 

Abito sempre qui da me

Ho ancora la forza di Francesco Guccini, da Stagioni, EMI, 2000

Un brano atipico per Guccini, una canzone d’autore a trazione rock che riflette lo stile colloquiale e franco del co-autore Luciano Ligabue. All’apice della sua carriera, il cantautore di Correggio ha colto lo spirito del Guccini maturo, non pago ma più distaccato, con immagini concrete e riconoscibili, come l’allusione alle leggendarie case gucciniane, da Via Paolo Fabbri 43 al rifugio di Pavana, per comprovarne la sua dimensione autentica e antidivistica, tra arte e vita: “Abito sempre qui da me / in questa stessa strada che non sai mai se c’è”. Vince la Targa Tenco per la miglior canzone. Ligabue la ripubblica, con qualche variazione, in Secondo tempo. (testo: Luciano Ligabue, musica: L. Ligabue, Francesco Guccini / © BMG/EMI/

 

 

Una saga smarrita ed infinita

L’ultima Thule di Francesco Guccini, da L’ultima Thule, Capitol/EMI, 2012

 

Pochi mesi dopo l’addio alle scene di Ivano Fossati, Francesco Guccini annuncia che L’ultima Thule sarà il suo ultimo album e che non farà più concerti, ma solo libri (fino al 2017 si limiterà a parlare sul palco, lasciando poi spazio alla sua band, I Musici). Nel disco la stanchezza fisica si fa esistenziale, mentre Guccini canta l’approssimarsi all’orizzonte finale con consapevolezza e lucidità, al contempo non celando un’inquietudine. La title-track, ultima traccia della discografia gucciniana ufficiale, attinge alla mitologia dell’isola di fuoco e ghiaccio nel Nord estremo per descrivere ragioni e sentimenti che caratterizzano questo viaggio terminale, l’eroismo di un tempo oggi sparito, il senso di una solitudine ricercata e irreversibile: “Io che tornavo fiero ad ogni porto / dopo una lotta, dopo un arrembaggio / non son più quello e non ho più il coraggio / di veleggiare su un vascello morto”. C’è una tragicità gelida, che sa di solitudine, di resa di fronte a un mondo percepito ormai ostile, raffigurato da immagini apocalittiche (la danza insensata di strani uccelli contro il cielo bigio), ma la musica è animata da un vigore asciutto, come per trasfigurare anche la navigazione finale in un’ultima grande leggenda letteraria, coerente con l’intera storia della canzone di Guccini: “L’Ultima Thule attende e dentro il fiordo / si spegnerà per sempre ogni passione / si perderà in un’ultima canzone / di me e della mia nave anche il ricordo”. (di Francesco Guccini / © BMG/EMI)

 

Vincenzo Rossini è autore del blog musicale Unadimille

 

 

Scrivi