Harraga – I popoli che bruciano le frontiere nelle fotografie di Giulio Piscitelli

Con Harraga (Contrasto, pag.182 euro 39), il primo libro del fotogiornalista Giulio Piscitelli, veniamo portati al centro della biblica migrazione che ha investito in questi anni l’Europa. Harraga è il termine con cui, in dialetto marocchino e algerino, si definisce il migrante che viaggia senza documenti, che “brucia le frontiere”. Giulio Piscitelli ha seguito le rotte dei migranti che provano a entrare in Europa. Lo ha fatto nel Mediterraneo orientale e in quello occidentale, imbarcandosi in Tunisia per raggiungere le coste italiane, documentando le enclave spagnole di Melilla, i viaggi verso Lampedusa, i profughi del Corno d’Africa che attraversano il deserto, i siriani, gli iracheni, gli afghani che approdano sulle isole greche nella speranza di raggiungere l’Europa. Frutto di un lungo progetto iniziato nel 2010, Harraga è una testimonianza unica, in immagini e parole, del periodo storico che stiamo attraversando; un archivio visivo che lascia un segno indelebile nella mente di chi guarda. Le immagini del libro documentano le lunghe attese prima della partenza (trascorse in appartamenti gestiti da bande mafiose locali che lucrano sul traffico di migranti), il tragitto, l’arrivo. Un approdo, però, che non significa la fine del viaggio. In apertura Mar Mediterraneo, aprile 2011. © Giulio Piscitelli/Contrasto

 

Un’umanità plurale, altrove rappresentata senza volto e senza voce, anima i percorsi testimoniati in questo libro.
Alessandro Leogrande

Calais, Francia, novembre 2015. © Giulio Piscitelli/Contrasto

 
Quello di Piscitelli è infatti anche il primo reportage che documenta cosa attende i migranti al loro arrivo: i CIE, lo sfruttamento della manodopera a Rosarno, i campi di Castelvolturno. Giulio Piscitelli ha seguito anche La Rotta Balcanica documentando gli sbarchi sull’Isola di Kos e di Lesbo le migliaia di persone a Idomeni in attesa di attraversare il confine tra Grecia e Macedonia. La testimonianza presentata in Harraga è un lungo racconto che si articola in tre momenti fondamentali che corrispondono alle diverse fasi del reportage: dalle rotte africane verso l’Europa, passando per l’Italia e la Francia, fino ad arrivare alla rotta balcanica. Un diario visivo, un itinerario vissuto e raccontato in prima persona dal fotografo stesso. La spontaneità e l’intensità della scrittura diaristica, che accompagna con un unico grande sguardo le fotografie, amplifica il valore della testimonianza. L’attenzione del fotografo incontra “l’uomo” di cui racconta caso per caso e con grande umanità le esperienze e i drammi personali. Completano il volume un testo introduttivo di Alessandro Leogrande e le mappe inedite disegnate appositamente per questo lavoro dal cartografo Philippe Rekacewicz. Fino al 26 marzo il reportage, che ha vinto ha vinto la 13esima edizione del Premio Amilcare G. Ponchielli, è esposto a a Forma Meravigli (Milano) .
 
 

Idromeni, Grecia, dicembre 2015. Migranti e profughi in attesa di varcare il confine tra la Grecia e Macedonia. ©Giulio Piscitelli/Contrasto