In rapporto al valore della sua produzione, Matt Kindt è un fumettista che, almeno in Italia, non ha ancora riscosso tutto il successo che meriterebbe. In particolar modo Mind MGMT, forse il suo lavoro migliore finora, è rimasto vittima di un lavoro di bassa macelleria da parte di Panini che ne ha pubblicato il primo arco narrativo in albetti spillati passando, brutalmente e senza una solida ragione, a un volume più corposo per la secondo, salvo poi lasciar cadere il resto dell’opera nel vuoto. La cifra di Kindt è quella del world building. Le sue opere non sono plot driven o character driven, ma il vero motore narrativo delle sue storie è l’ambientazione, un world building in cui non è tanto lo scenario a essere fondamentale allo svolgersi della trama o allo sviluppo dei personaggi quanto, piuttosto, questi due elementi a essere attori in una biosfera che è il baricentro reale della poetica di Matt Kindt. In Grass Kings – I re della prateria (Mondadori, pag.448, euro 30), graphic novel finalista agli Eisner Award, la centralità dello scenario viene fuori in tutta la sua prepotenza. Grass Kings è un’opera definibile come maestosa senza il minimo timore di esagerare. Kindt si prende tanto spazio, oltre quattrocento pagine, per dare vita a un microcosmo raccontandone sia le dinamiche interne, sia l’interazione, e soprattutto le tensioni, con l’ambiente più allargato in cui vive, cresce e lotta per esistere. Il vero protagonista è il territorio, un fazzoletto di terra in riva a un lago nella provincia sperduta dell’America profonda, un luogo vivente con un suo spirito ben definito, una sorta di genius loci mai esplicitamente manifesto, ma indubbiamente presente, che orchestra le vite dei personaggi della storia.

 

 

Il tema della comunità che si isola dal governo federale e vive secondo una propria idea di legge naturale, per quanto declinata in una chiave progressista estremamente inusuale, è presente nella cultura dell’America profonda, quella di Ruby Ridge, di Waco e del movimento delle milizie, e rappresenta un modo di vivere il territorio tutto statunitense, figlio di una terra di grandi spazi vuoti e di una cultura in cui la diffidenza verso l’idea di Stato è endemica. Il microcosmo di Grass Kings è un terreno fertile che permette a trama e personaggi di crescere forti e robusti, un romanzo corale in cui ogni attore ha una quantità ragionevole e ben dosata di tempo sul palco e in cui il peccato originale che rischia di distruggere la comunità dall’interno, di sgretolarla e di riportarla volente nell’alveo della legge federale, è solida e convincente, in cui i plot twist non sono telefonati anche se, a lettura completata, tutto risulta plausibile. Grass Kings – I re della prateria è, un volume corposo non solo nelle dimensioni fisiche ma anche per quanto riguarda la densità della lettura, un grande romanzo americano che non sfigura a fianco di esponenti più illustri che si esprimono in prosa.

Scrivi