51z3dCCIJtL._SX338_BO1,204,203,200_Certo che siamo un Paese strano, Simona Zecchi impiega 5 anni per condurre una seria inchiesta sull’omicidio di Pasolini e dati alla mano dimostra che i neofascisti sono coinvolti: il Poeta è stato sprangato, colpito con catene come evidenziano le foto. Alla fine i riscontri sulla presenza dei fasci sono numerosi e circostanziati. Ma poi saltan su i Massimo Fini e i Mughini a dire che non è vero, che è sempre e solo una questione di marchette, che loro conoscevano le abitudini di P.P.P. e lo sanno. Ovviamente non portano un dato, un fatto, un particolare per dimostrare che Pelosi, da solo, ha bastonato, massacrato, martirizzato e sormontato per due volte con l’auto il corpo di Pasolini. Il tutto senza inzupparsi di sangue… Pasolini massacro di un poeta (Ponte alle Grazie pag.316 euro 16) di Simona Zecchi è un libro necessario e doloroso che ci restituisce il contesto nel quale Pasolini si sentiva in pericolo (“Mi arrivano telefonate di minaccia, io sono pronto…se mi vogliono colpire. Ma l’importante è che non parlino con mia madre”), costruito analizzando con attenzione le prove fotografiche, svelando documenti inediti, intervistando testimoni e protagonisti (decine, da Pelosi a Concutelli), il libro demolisce il comodo “omocidio a sfondo sessuale” facendo emergere l’universo criminale, politico, eversivo che ha portato a compimento il massacro tribale. Ma state tranquilli, non succederà nulla, la terza e ultima serie di indagini preliminari aperte nel 2010 dalla Procura di Roma, nel maggio di quest’anno è giunta all’archiviazione. Non sapremo mai di chi sono i cinque nuovi profili genetici emersi dall’analisi dei vestiti indossati da Pasolini e Pelosi.

 

 

Leggendo il suo libro si ha l’impressione che negli anni ci si sia ben guardati dall’indagare seriamente su mandanti e colpevoli dell’assassinio di Pasolini. La riapertura dell’indagine del 2010 non è servita a nulla?

La riapertura delle indagini preliminari che avrebbe potuto portare alla conseguente apertura ufficiale di una inchiesta e un successivo processo è servita sì a qualcosa. A scavare ulteriormente su alcuni fatti da una parte, e a dimostrare al contempo da parte della magistratura, che si è fatto il possibile dilungando cosi fino a 5 anni le indagini con piste ed elementi affossati prima che nascessero.

 

Nella sua inchiesta ci sono documenti inediti. Quali sono i più sorprendenti? Perché la magistratura li ha ignorati?

I documenti e le foto inedite fanno parte di una indagine e una ricerca scrupolose attraverso un approccio che necessariamente doveva guardare alle carte di questa storia nella loro totalità. In parte le indagini hanno preso per acquisite alcune verità del passato, invece. Come a esempio la perizia degli allora medici legali nominati dalla magistratura che è parte della struttura principale del primo e unico processo e delle indagini del tempo, la quale al contrario presenta come dimostro molti buchi e mancanze. O come, altro esempio, il  fatto che nelle nuove indagini si abbia preso di nuovo per scontato il movente che ha mosso quelle indagini e che ha portato a quei risultati: ossia il movente sessuale. Se si svolgono nuove indagini è perché quel movente non convince in primis, allora perché continuare su quella falsa riga? Questi due cardini non sono stati messi minimamente in discussione. C’è stato un errore (mi limito a definirlo così…) di valutazione nella sua totalità, sebbene gli inquirenti delle nuove indagini da parte loro abbiano approfondito cose impensabili 40 anni fa.

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La sua ipotesi è che Pasolini sia stato attirato in una trappola. Cosa doveva pagare? La sparizione della pellicola di Salò che ruolo ha giocato?

 

Il furto delle bobine era la trappola che ha costituito un espediente non il movente che lo ha condotto con tappe forzate concordate fino all’Idroscalo quella notte, nonostante negli ultimi tempi fosse molto guardingo e sospettoso e temesse, come ho ricostruito in modo inedito, le minacce di fascisti e ricattatori. L’espediente del furto della scena finale cara a Pasolini, e di cui è andato alla ricerca sin dall’agosto del 1975 quando si scoprì il furto, è stata una operazione di intelligence, di camuffaggio richiesta a dei balordi che conoscevano la zona alla perfezione perché la frequentavano e la abitavano. Quella notte Pasolini aveva portato una somma minore rispetto a quella richiesta inizialmente dai suo ricattatori (che era di 50 milioni di lire) le cui tracce emergono da un verbale di cui riporto per la prima volta le evidenze; un verbale che parla di banconote presenti sotto il tappetino di guida del veicolo dello scrittore. Pasolini si è fidato di Pelosi che come è emerso era a conoscenza dell’agguato in sé (seppure forse non potesse sapere di quali potessero essere le intenzioni finali, sapeva come emerge dalla testimonianza confermata di nuovo dal testimone della Fallaci nel 2011, che avrebbero dovuto usare violenza). Si è affidato a lui perché i due si conoscevano da più tempo: ecco come la dinamica del rimorchio da parte di Pasolini verso Pelosi sempre presa per buona viene a cadere giù totalmente.

 

I neofascisti sono stati protagonisti di questo massacro. Possiamo affermare che è una certezza?

Si, una delle foto inedite da me pubblicate del corpo del Poeta, mostra la firma fascista del pestaggio antecedente al sormontamento, inoltre molti gli indizi nuovi da me portati confermano questa pista. Un variegato mondo quello delle organizzazioni di estrema destra del tempo in molti casi gestito da alcune strutture dello Stato come spiego nei dettagli nel libro. E’ successo anche con le formazioni terroristiche di estrema sinistra.

 

Si è fatta un’idea del perché Pino Pelosi, 40 anni dopo, continua a non parlare?

Non è vero che Pelosi non parli o non abbia parlato. Lo fa a modo suo lasciando tracce e indizi mescolando bugie  verità dal 2005. Nel libro confuto le sue bugie e allo stesso tempo per altri elementi invece confermo quanto da lui dichiarato nel corso degli anni attraverso il raffronto con i fatti dimenticati o sepolti. Non dice di più perché è legato a doppio filo nel bene e nel male ai suoi ricattatori.

 

5931098Secondo alcuni in Petrolio ci sono pagine rivelatrici sull’omicidio. Lei che ne pensa?

Questo argomento è da me affrontato in modo specifico e ho una idea abbastanza precisa al riguardo. Petrolio, secondo le intenzioni dello scrittore, doveva essere la summa letterario giornalistica del volto del potere italiano di quegli anni, Pasolini voleva inserirvi documentazione di varia origine. Ma non è l’Appunto 21 la chiave, quella è una pista monca che non giustifica il posto di “movente” che da più parti da più anni gli si vuole conferire. Anche se comparisse. E’ probabile, secondo quanto da me ricostruito, invece, che lo scrittore fosse venuto in possesso di informazioni importanti mai rese note prima (dell’omicidio Mattei e delle speculazioni sul petrolio che anche lui voleva riassumere e in parte ha fatto, in quanto già presente nell’opera incompiuta, ne esisteva una pubblicistica immensa già). Ed è sempre molto probabile che queste gli siano state sottratte, non attraverso un furto ma attraverso una perquisizione ufficiale.

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