McCannTRANSATLANTIC300dpi

Un’opera ambiziosa, di ampio respiro, immersa nella realtà e sempre tenuta in bilico fra la forza della coscienza e il pericolo del sacrificio dell’individuo nell’ingranaggio di coincidenze, incontri e avvenimenti. Colum McCann (I figli del buio, La legge del fiume) è un romanziere fenomenale, un funambolo dalla prosa rischiosa e cristallina che si può permettere di annunciare la fine di una tribolata traversata così:”New York spuntò come una tosse di sangue.”  TransAtlantic (Rizzoli, pag.349 euro 19) è uno dei migliori romanzi usciti lo scorso anno e ha il raro dono di trovare il senso della vita dentro la Storia. Prende il via da un fatto reale: la prima trasvolata atlantica senza scalo tentata nel 1919, partendo dall’Irlanda,  dagli aviatori Alcock e Brown su un bombardiere modificato della Prima guerra mondiale. Questo è lo spunto per creare un passaggio ampio e profondo fra il tempo e le storie narrate. Nel corso di sette capitoli McCann espone la vita di uomini e donne che hanno scelto di attraversare l’oceano dall’Irlanda verso il Nuovo Mondo e viceversa. Dopo il volo con Alcock e Brown, il romanzo ritorna a Dublino nel 1840 quando in città arriva Frederick Douglass, da sette anni liberatosi dalle catene della schiavitù e in Europa a perorare la causa dell’abolizionismo. Dopo di che si fa un salto in avanti fino al 1998 con il senatore George Mitchell impegnato il Venerdì Santo nei colloqui di pace in Irlanda del Nord; poi di nuovo nel 1863 con Lily Duggen che cura i feriti della guerra civile americana sperando di potere aiutare uo figlio soldato:”Erano centoventotto giorni che li guardava morire. Risalivano la strada su carri trainati da cavalli. Non aveva mai visto una simile carnecifina. Perfino i cavalli sembravano increduli.” Lily è la matriarca di un clan di donne che probabilmente sono il vero filo conduttore di questo romanzo, figlie e nipoti che si incrociano, attraversano l’oceano, i destini legati. Lily era nel 1845 una cameriera nella casa nella quale Douglass ha soggiornato a Dublino e da quell’incontro ha tratto ispirazione per emigrare in America. Questa parte di TransAtlantic copre 26 anni e illustra il difficile cammino di Lily nella vita americana. La figlia di Lily, Emily, diverrà una giornalista e seguirà il volo di Alcock e Brown, accompagnata da sua figlia Lottie che sarà la nonna di un ragazzo che cresce nel ’70 fra le violenze dell’Irlanda del Nord.

 

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