Il 16 luglio, allo Spazio Oberdan di Milano chiude la mostra Wow, Gilles!, curata da Ercole Colombo e Giorgio Terruzzi , organizzata da ViDi, con il patrocinio di ACI Milano che ripercorre la storia umana e sportiva di Gilles Villeneuve, attraverso oltre 170 fotografie di Ercole Colombo, una vita passata in Formula 1 dietro l’obiettivo delle sue reflex, utilizzate per ritrarre gli eroi del volante negli intensi momenti della gara e in quelli della vita privata. Chi non l’avesse vista si può ampiamente rifare grazie al bellissimo catalogo Wow Gilles! – Il mito che non muore, fotografie di Ercole Colombo, Testi di Giorgio Terruzzi (Skira pag.196, euro 45). In apertura Gilles Villeneuve, GP del Sud Africa, 1982.

 

Cosa ti fa pensare che sarò ancora qui il prossimo anno?

Gilles Villeneuve

 

Villeneuve, con il suo temperamento, conquistò subito le folle e ben presto diventò… Gilles! Sì, c’è chi lo ha definito aviatore e chi lo valutava svitato, ma con la sua generosità, con il suo ardimento, con la capacità “distruttiva” che aveva nel pilotare le macchine, macinando semiassi, cambi di velocità, frizioni, freni, ci insegnava cosa bisognava fare perché un pilota potesse difendersi in un momento imprevedibile, in uno stato di necessità. È stato campione di combattività e ha regalato tanta notorietà alla Ferrari. Io gli volevo bene.

Enzo Ferrari

Gilles Villeneuve, GP di San Marino, 1980

 

Chi ama il motorsport sa esattamente dirvi cosa stava facendo e che ha pensato quell’8 maggio del 1982 quando sul circuito di Zolder, in Belgio, Gilles è volato via. Lo sa perché in quel momento si è reso conto di avere perso uno degli ultimi eroi romantici dello sport moderno. Un guerriero che amava la velocità, il gesto. Come dice Jody Scheckter:”Gilles voleva vincere ai giri. Per lui non era tanto importante vincere la gara e nemmeno il campionato mondiale…”. Il segno che ha lasciato è ancora più impressionante se si pensa che la sua esperienza nel circus della Formula 1 è durata solo 5 anni, dal 1977 al 1982 (solo 6 vittorie), ma una sequenza impressionante di corse spericolate, il coraggio così esposto, sempre, lo avevano già collocato nella leggenda della velocità. La carriera intesa come un’opera d’arte, folgorante: dai primi, clamorosi incidenti che gli regalarono il soprannome ‘Aviatore’ – visto che Gilles sembrava voler trascorrere più tempo in aria che sull’asfalto – alla prima vittoria, ottenuta sul circuito di casa nel 1978, al duello epico con René Arnoux nel Gran Premio di Francia a Digione, 1979. Una lunga sequenza di sorpassi, azzardi, sbandate, e contatti che fece nascere tra i tifosi ferraristi quella “Febbre Villeneuve” che mai li abbandonerà. Terruzzi che è stato testimone oculare di quella epopea e ci spiega che:”il patrimonio è intatto a trentacinque anni da quella morte così violenta e fedele ai tratti di un destino leggendario. Era l’8 maggio 1982. Zolder, Belgio. Una scena madre tragica e persino annunciata. Perché, Villeneuve, a morire aveva cominciato quattordici giorni prima. A Imola, il 25 aprile, dentro un giorno vissuto come un tradimento, uno schiaffo (ndr il sorpasso subito all’ultimo giro dal compagno di squadra Pironi).  Troppo per un uomo con l’anima e il cuore di un bambino. Aveva 32 anni . Tutti pensavamo fossero solo 30: barava sulla propria anagrafe per allungarsi la carriera”. Il catalogo dedica la sezione finale al figlio Jacques, che ha portato a termine il cammino iniziato dal padre, conquistando uno storico tris di vittorie: il campionato Cart americano, la 500 miglia di Indianapolis e, finalmente, il campionato del mondo di Formula 1, nel 1997.
 
 

Gilles Villeneuve e la moglie Joann, GP di Spagna, 1978

 

Gilles Villeneuve (primo a sinistra), alla partenza del GP di Austria, 1979

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