Wes Anderson, François Ozon, Naomi Kawase, Steve McQueen, Maïwenn… E non c’è Nanni Moretti. Tutto secondo le anticipazione sotto il cielo immaginario di Cannes: il Festival non c’è, viva il Festival! Thierry Fremaux e Pierre Lescure hanno presentato la Selezione 2020 di questo 37mo Festival del Film, negato al Red Carpet e alla celebre Montée des Marches ma non al sistema cinematografico mondiale, di cui la kermesse cannoise è evidentemente parte integrante. L’idea di Fremaux è esattamente quella di tenere la postazione, mettendo il prestigioso marchio della Palma di Cannes su 56 film degli oltre duemila (2067 per la precisione) giunti in selezione quest’anno. L’obiettivo, per farla breve, è quello della sponsorizzazione qualitativa: un certificato di garanzia per il mercato del cinema d’autore, che svetterà su affiches, trailer e campagne pubblicitarie e che si tradurrà in una serie di eventi di accompagnamento di tali film nei cartelloni di altri festival che li proporranno, da San Sebastian a Pusan, Telluride, Lione, anche Roma… E nelle sale cinematografiche francesi (il primo sarà Été 85 di François Ozon, che uscirà il 15 luglio).

 

L’impressione, va detto, è quella di un’operazione di mercato: non che ci sia da scandalizzarsi, ma la labellizzazione del Festival sembra quasi la conclamata resa strategica di un ingranaggio del cinema alla grande macchina del sistema cinematografico globale. Non per fare i finti ingenui, dal momento che sappiamo bene quanto ormai le selezioni dei grandi festival internazionali si muovano organicamente rispetto alle leve produttive e distributive. Ma questa festa astratta, che vuole celebrare la sopravvivenza del Festival come idea culturale, come marchio di garanzia qualitativa per l’arte cinematografica, sciorinando una semplice lista di film in una sala vuota, è un gioco che lascia piuttosto indifferenti, perché cade nel limbo tra un tempo che non è più e un tempo che non è ancora. Se poi si considera che quasi la metà dei film selezionati per questa virtuale Cannes 2020 sono di produzione francese (21 su 56, per la precisione), appare ancor più evidente come la partita in corso abbia giocatori che rispondono anche più del solito all’industria cinematografica. Con buona pace di quel Pierre Lescure, che dell’industria è garante in seno al Festival, il quale in chiusura di diretta streaming si concede anche il lusso di sfottere simpaticamente il cinema italiano, completamente assente dalla selezione (se si esclude l’apporto produttivo al film di Jonathan Nossiter Last Words). I film, infine. Eccoli, elencati nudi e crudi, ripartiti non già per sezioni (chissà poi perché, forse a riprova del fatto che le collocazioni rispondono non a necessità argomentative della selezione, ma a pure dinamiche di piazzamento…), ma nella pura e semplice evidenza della notorietà dei loro autori. E dunque ci sono i “Fedeli” ovvero quelli che a Cannes sono di casa, i “Nuovo arrivati” cioè quelli che giungono a Cannes (si fa per dire, ovviamente…) per la prima volta e poi le categorie di genere, partendo dalle Opere Prime e poi i documentari, le commedie, i film d’animazione, i film a episodi… Effetto “playbill”…

Se lista è, dunque, che lista sia. Eccola a voi, in attesa che ci sia modo di vederli quelque part…

Festival di Cannes – Selezione Ufficiale 2020

I Fedeli (o già presenti almeno una volta in Selezione ufficiale )

THE FRENCH DISPATCH di Wes Anderson (USA)

ÉTÉ 85 di François Ozon (Francia)

ASA GA KURU (True Mothers) di Naomi Kawase (Giappone)

LOVERS ROCK di Steve McQueen (UK)

MANGROVE di Steve McQueen (UK)

DRUK (Another Round) di Thomas Vinterberg (Danimarca)

ADN (DNA) di Maïwenn (Algeria/Francia)

LAST WORDS de Jonathan Nossiter (USA/Italia)

HEAVEN: TO THE LAND OF HAPPINESS di IM Sang-Soo (Corea del Sud)

EL OLVIDO QUE SEREMOS (Forgotten we’ll be) di Fernando Trueba (Spagna)

PENINSULA di YEON Sang-Ho (Corea del Sud)

IN THE DUSK (Au crépuscule) di Sharunas BARTAS (Lituania)

DES HOMMES (Home Front) di Lucas BELVAUX (Belgio)

THE REAL THING de Kôji Fukada (Giappone)

I nuovi arrivati

PASSION SIMPLE di Danielle Arbid (Libano)

A GOOD MAN di Marie Castille Mention-Schaar (Francia)

LES CHOSES QU’ON DIT, LES CHOSES QU’ON FAIT di Emmanuel Mouret (Francia)

SOUAD di Ayten Amin (Egitto)

LIMBO di Ben Sharrock (UK)

ROUGE (Red Soil) di Farid Bentoumi (Francia)

SWEAT di Magnus Von Horn (Svezia)

TEDDY di Ludovic et Zoran Boukherma (Francia)

FEBRUARY (Febbraio) di Kamen Kalev (Bulgaria)

AMMONITE di Francis Lee (UK)

UN MÉDECIN DE NUIT di Elie Wajeman (Francia)

ENFANT TERRIBLE di Oskar Roehler (Germania)

NADIA, BUTTERFLY di Pascal Plante (Canada)

HERE WE ARE de Nir Bergman (Israele)

Un film a episodi

SEPTET: THE STORY OF HONG KONG di Ann Hui, Johnnie TO, Tsui Hark, Sammo Hung, Yuen Woo-Ping et Patrick Tam

Le Opere Prime

FALLING di Viggo Mortensen (USA)

PLEASURE di Ninja Thyberg (Svezia)

SLALOM di Charlène Favier (Francia)

CASA DE ANTIGUIDADES (Memory House) di Joao Paulo Miranda Maria (Brasile)

BROKEN KEYS (Fausse note) di Jimmy Keyrouz (Libano)

IBRAHIM di Samir Guesmi (Francia)

BEGINNING (Au commencement) di Déa Kulumbegashvili (Géorgia)

GAGARINE di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh (Francia)

16 PRINTEMPS di Suzanne Lindon (Francia)

VAURIEN di Peter Dourountzis (Francia)

GARÇON CHIFFON di Nicolas Maury (Francia)

SI LE VENT TOMBE (Should the Wind Fall) di Nora Martirosyan (Armenia)

JOHN AND THE HOLE di Pascual Sisto (USA)

STRIDING INTO THE WIND (Courir au gré du vent) di WEI Shujun (Cina) 2

THE DEATH OF CINEMA AND MY FATHER TOO (La mort du cinéma et de mon père aussi) di Dani Rosenberg (Israele)

3 documentari

EN ROUTE POUR LE MILLIARD (The Billion Road) di Dieudo Hamadi (Congo)

THE TRUFFLE HUNTERS di Michael Dweck e Gregory Kershaw (USA)

9 JOURS À RAQQA di Xavier de Lauzanne (Francia)

5 commedie

ANTOINETTE DANS LES CÉVÈNNES di Caroline Vignal (Francia)

LES DEUX ALFRED di Bruno Podalydès (Francia)

UN TRIOMPHE (The big hit) di Emmanuel Courcol (Francia)

L’ORIGINE DU MONDE di Laurent Lafitte (Francia) 1mo film

LE DISCOURS di Laurent Tirard (Francia)

4 Film d’animazione

AYA TO MAJO (Earwig and the Witch) di Gorô Miyazaki (Giappone)

FLEE de Jonas Poher Rasmussen (Danimarca)

JOSEP di Aurel (Francia) 1mo film

SOUL di Pete Docter (USA)

Guarda la presentazione della Selezione Ufficiale di Cannes 2020

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