Fase 2: 40%. La dotazione tecnica rispetto a ieri sera è rimasta invariata: il tutone di flanella bordeaux non è più fresco di bucato ma non credo che puzzi già e tanto al limite se puzza non è che lo senta nessuno; il divanetto è al posto suo, vagamente disassato; stasera sto scalzo, ma con i piedi inguainati in un vecchio paio sfatto di ciabatte di cashmere. Per dire la classe. Cellulare, telefono, tv, pc, Sorrisi e Canzoni, sigarette, c’è tutto. L’alimentazione scriteriata della prima serata mi impone invece  oggi una specie di penitenza: quindi insalata di mare con rucola, acqua minerale e proprio per avere qualcosa sottomano nei momenti neri un sacchetto di Erdnuss Flips (sono dei fiocchi di mais ricoperti al 32% da una patina di burro d’arachidi salato: scoperti per caso in Croazia qualche anno fa, e buonissimi). Niente birra, né alcolici: solo un succedaneo della Sprite (ma molto migliore) di cui non nomino la marca per non fare altra pubblicità non retribuita. Ho il televisore acceso da più di 24 ore, ininterrottamente. Ma non accuso stanchezza. I dati d’ascolto di martedì sono impressionanti. 50 e rotti per cento di share. Undici e rotti milioni di tls. E comunque anche se da domani facessero zero leggo che ogni singola puntata è già in attivo di un milione e mezzo di euro. Quindi che i dischi non si vendano più è un problema marginale (almeno per la RAI) e il vero problema resta prendere atto con terrore che questa impostazione è vincente, che il pubblico vuole DAVVERO vedere questa roba, che “tutti amano Sanremo”. E d’altronde è così. Se stasera sono qui, come diceva Tenco, è perché è proprio così. E d’altronde “Sanremo è una festa popolare, la sconfitta delle élite culturali, delle minoranze autocompiaciute, di quelli che soffrono di mal di metafora, almeno da quando Ennio Flaiano, posando il suo sguardo sul Festival, ebbe a dire: «Non ho mai visto niente di più anchilosato, rabberciato, futile, vanitoso, lercio e interessato». Sanremo è una grande festa sgangherata e insieme una fiction che ogni anno racconta lo stato di salute del Paese, senza l’ambizione di rispecchiarlo. È una memoria che tutte le volte celebra il suo perpetuarsi. Avere paura del Festival di Sanremo significa avere paura della propria ombra: ombra di un rito fondativo, di una canterina sventatezza nazionale, di una coscienza identitaria. Se, pur fra mille polemiche, Sanremo resiste da più di cinquant’anni, qualcosa significherà pure.” E se lo dice(va) Aldo Grasso, chi sono io, io che vorrei essere là ma sono qui, per provare a controbattere? Cominciamo, va’.

 

Primafestival: I cinque minuti in studio con Federico Russo, Tess Masazza (chi?) ed Herbert Ballerina che dall’Ariston chiede a Gigi D’Alessio una roba sulla formazione del Napoli. Sto scolando i gamberi, non è che posso vedere proprio tutto. Voto: S.V.

 

Niente fronzoli. Si parte a razzo, ché finalmente arrivano i gggiovani. Sono otto in totale; stasera cantano in quattro e ne eliminano due, e domani pure. Una volta smezzati, venerdì sapremo chi diventerà il Gabbani (vedi oltre) di quest’anno. Sono introdotti da clip a metà tra La vita in diretta e C’è posta per te che dovrebbero restituire le emozioni e la gioia e la tenerezza dei famigliari e l’ansia di andare a giocarsi un inizio carriera in tre minuti mentre nelle case c’è gente che si prepara delle insalate di mare. Mah.

 

Intanto, Carlo e Maria sembrano aver trovato un regime di marcia. Il voto alla conduzione di ieri sera era  ZZZZZZZZZ, ma oggi pare ingeneroso. Stasera Francesco Totti prende il posto di Raoul Bova. Voto: ZZZZ.

 

Ma anche sssshhhh, che inizia la gara delle nuove proposte.

 

Marianne Mirage – Le canzoni fanno male. Troppo facile la battuta, quindi non la faccio. Il brano è scritto da Bianconi dei Baustelle con il mitico Kaballà e rappresenta un po’ una summa del senso di Conti per il pop: lei è un cavallo della scuderia Caterina Caselli ed è abbastanza sicura, ma la melodia sciacquoso/lagnoso/rétro col testo che dice Ci siamo abbandonati al mare / col successo dell’estate è troppo per chiunque. E infatti (coi giovani faccio spoiler subito) la trombano. Musica 4, testo 3, interpretazione 6. La media fa 4 e rotti, ma tanto la trombano.

 

Francesco Guasti – Universo. Dopo lo smacco dell’anno scorso, ci riprova. Se non ce la fa neanche quest’anno speriamo che invece di sfondare una porta sfondi Alessio Bernabei. Nazionalpopolhipster, sembra una versione mignon di Zach Galifianakis con voce graffiata, ma il testo recita  Siamo fatti per essere folli, alla Steve Jobs. Sarà per quello che ricorda anche un po’ un iMac. Però, se dio vuole, è una canzone. Musica 6, testo 6, interpretazione 6. La media è 6. E non lo trombano.

 

Braschi – Nel mare ci sono i coccodrilli. Ha un nome da cabarettista. Infatti, fa ridere uno che pensa che andare a Sanremo a fare un pezzo metà De André (Cristiano) e metà Dire Straits nel 2017 abbia un senso. Però sotto sotto parla di barconi e di migranti (Stai lontano dal mare / Ci sono i coccodrilli puoi farti male / Nel mare ci sono i coccodrilli / Puoi vederli galleggiare). Quindi lo trombano. Musica 5, testo 5, interpretazione 5. La media fa 5.

 

Leonardo Lamacchia – Ciò che resta. Pezzo scritto nientemeno che da Mauro Lusini (C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones), ma la melodia contiene almeno sette “prestiti” (che ormai gridare al plagio non ha più senso) importanti (se mi capitasse di riascoltarla -difficile- potrei anche mettermi lì a dirvi quali) e il testo è un florilegio di svenevolezze su un uomo che si scusa e che sa cadere poi rialzarsi e ripartire. Voce anonima. Nullo, ma passa. Musica 3, testo 4, interpretazione 5. La media fa 4.

 

Sbrigata la pratica delle nuove proposte fingendo di non sapere chi fossero gli eliminati (cercate la gaffe su rai Play), Conti licenzia le quattro promesse sbraitando “E tra poco inizia il festival!”. Ovviamente il sottinteso è “la gara dei big”, ma per un attimo pensi che i quattro sfigati sbattuti in apertura magari erano finiti in un episodio deluxe di Scherzi a parte. Intanto, Maria con vassoietto a tracolla da sigaraia di tabarin distribuisce al pubblico una specie di portachiavi a forma di Carlo Conti. Beati quelli che ne hanno uno tra le mani, che con quello che ci spunteranno su eBay potranno o mandarci ad Harvard i figli o comprare i biglietti per la serata finale 2018.

 

Per un momento, invidio i colleghi critici che stasera sono all’anteprima mondiale a Milano di Cinquanta sfumature di nero. Ma è un momento, poi passa.

 

Lo schermo diventa bianco e improvvisamente si riempie di nuvolette d’inchiostro a formare strani disegni informi che poi si tramutano in uccelli. Per un attimo pensi che abbiano invitato gli eptapodi di Arrival, ma poi arriva tale Hara, illusionista con effetti digitali a far da tappabuco probabilmente per qualche variazione di palco. Dopo sette minuti di Google scopro che è uno lanciato da America’s Got Talent e tutto torna. Spero solo che prima della fine della serata non facciano esibire anche Ashleigh & Pudsey. Ed è subito gara.

 

Bianca Atzei – Ora esisti solo tu. Dice che Kekko dei Modà l’ha svegliata in piena notte per cantarle al telefono questo pezzo, scritto apposta apposta per lei. Sarà. A me sembra palesemente uno scarto di una roba scritta per Emma. Cioè. Come se io chiamassi Mereghetti alle tre del mattino per leggergli una recensione prima di buttarla nel cestino. Il ritornello è una roba da Iva Zanicchi tardi Settanta, nel testo galleggiano novità e perle lessicali come Amore prendimi per mano voglio correre veloce come due pazzi verso il sole (sic) e Che gran voglia di partire che gran voglia di ballare fino a notte profondissima.  Bianca non è il suo vero nome: si chiama Veronica, ma lo ha cambiato perché era “poco musicale”. Il cognome invece lo insegnano in conservatorio agli esami di armonia. Lei comunque è brava. E bella. Ehm. Musica 4, testo 2, interpretazione 7. La media farebbe 4 e rotti, ma arrotondiamo a 5.

 

Marco Masini – Spostato di un secondo. Parla di quell’attimo in cui tutto può cambiare, che a volte è anche quello in cui ci si gioca tutto. Parte malissimo (Mi sono incontrato a cinque anni cadendo / E ho scoperto che cadere fa male /Nel primo schiaffo ho capito il pianto / E che se non è strettamente vitale non si deve rubare), ma poi si riaggiusta. Lui ormai dovrebbe andare in giro con una maglietta con Nihil Sub Sole Novi stampato sopra. Però oggettivamente, e relativizzando, il pezzo fa il suo (auto)dovere. Un po’ opaco nell’intonazione della strofa, ma tanto poi nella versione da studio che spopolerà in radio tutto andrà a posto. Musica 6, testo 6, interpretazione 7. Media del 6+.

 

Nesli e Alice Paba – Dò retta a te. Sembrano la versione abbestia di Giò Di Tonno e Lola Ponce. Da subito in posa classica da duetto sanremese che non sai se si amano o se si stanno mandando affanculo. Il testo dice Volevi il cielo sempre blu / La notte è lunga un giorno e io non torno mai / dò retta ai guai che mi hai dato tu. Inutile chiedere. Lui non ha intonati neanche i calzini, ma ha una specie di blazer coi piercing. Lei è vincitrice di The Voice, ma la voce non è pervenuta. Uno di quei pezzi giovani che poi la gente si meraviglia se nei primi tre si piazza Al Bano. Tipo la Bella e la Bestia, ma non sai mai chi dei due è l’uno o l’altra. Pare che Nesli abbia quattro profezie sulla sua carriera tatuate su un fianco. Sicuramente nessuna delle quattro dice “vincerò Sanremo”. Musica 1, testo 1, interpretazione 1. La media è un bell’1.

 

Sergio Sylvestre – Con te. Vincitore di Amici. Due metri di negritudine cicciosa, un corpo che potrebbe riassumere in sé mille declinazioni soul, una voce indiscutibilmente interessante. Peccato che il brano (testo di Giorgia) sia di una banalità e di una medietà così meravigliose da lasciare con l’idea che questa aurea mediocritas possa a sorpresa farsi immeritatamente strada sul podio. Fa simpatia, comunque. Musica 5, testo 5, interpretazione 7. La media è meno di 6, ma strappa il 6.

 

[Mediamente, in ogni caso, il coefficiente di orecchiabilità immediata dei pezzi dei Campioni è paragonabile a quello di Schrei X, di Diamanda Galas. Ma vabbè.]

 

Piacerebbe assai che si proseguisse solo con la musica, ma anche stasera al momento social non si scappa. Il supereroe di turno è tale Salvatore Nicotra: un dipendente pubblico siciliano che non ha mai fatto un giorno di assenteismo in vita sua. Siamo in una twilight zone checcozaloniana: rappresenta contemporaneamente sia il Posto Fisso agognato dal protagonista di Quo Vado? sia la negazione della sua indole italiota e furbetta. Ormai s’è capito che Maria è lì per la quota pipponi. E infatti oltre al pippone ci scappa anche un po’ di sana retorica sul suicidio di Michele, il trentenne udinese. E intanto oggi arrivava anche la notizia che TaoDue sta mettendo in cantiere una instant fiction sulla valanga dell’hotel Rigopiano. Ma non è questa la sede per vomitare, anche perché una volta scolati e tagliati seppie e calamari finalmente inizio a mangiare. La gara, intanto, riparte.

Gigi D’Alessio – La prima stella. Cantautore 100% (se non ho visto male è il solo in gara con un brano a firma unica), Gigi D’Alessio cerca da anni di affrancarsi dall’etichetta di “neomelodico napoletano” e legittimare anche presso gli snob la sua preparazione e la sua (indubbia) abilità compositiva. Il brano ha un ordito complesso, ma immediatamente “popolare”, nella migliore accezione del termine, e negarne le qualità sarebbe solo malafede. Purtroppo, messa in conto la sincerità e la scelta (non nuova, s’intenda) di non ricorrere al dialetto, risdoganare mammasolopertelamiacanzonevola nel 2017 non è una gran scelta e l’afflato lirico si schianta nel peggior poeticismo piagnone. E’ il primo quest’anno ad aver preso due o tre stecche serie. Ma è un emotivo. Let it be. Musica 7, testo 3, interpretazione 6. Media matematica: 5,3 periodico.

 

Ecco. Io non avevo mica capito che Crozza c’era tutte le sere. Ancora un paio di gag sulla effettiva contemporaneità della sua presenza “virtuale” per mettere a tacere quei due che hanno insinuato fosse registrato (Carlo Conti gli dice “scemo”, lui gli risponde “Stronzo!”. Da spanciarsi, proprio). Stasera si sono ricordati in ritardo di far entrare la claque e di far partire le risate registrate da sitcom tipo I Jefferson, quindi nei primi due minuti il feedback è da Circolo Polare Artico. Poi rimediano, e giù applausi scroscianti (falsi). Ma la necessità di Crozza a Sanremo resta  pari a quella della prima fetta del pan bauletto del Mulino Bianco. Voto: 0. Fortuna che la gara riparte subito.

 

Michele Bravi – Il diario degli errori. Ha un’aria da fratellino dei vampiri di Twilight, ma artisticamente è già un figlio del pop emotivo di Marco Mengoni, e non solo perché ha appena fatto coming out. Ha solo 22 anni, e il pezzo che porta (con un testo adatto più a un cinquantenne che a un ragazzino: Ho sempre fatto tutto in un modo solo mio / E non ho mai detto resta se potevo dire addio / Poche volte ho dato ascolto a chi dovevo dare retta / Ma non ne ho tenuto conto / Ho sempre avuto troppa fretta / Almeno tu rimani fuori  / Dal mio diario degli errori: ellamadonna) non lo serve come dovrebbe. Ma trasmette qualcosa. Musica 6, testo 5, interpretazione 7. Media 6.

Intervistano Totti. Maria vuole portarlo su una situazione tipo Proposta indecente e gli dice “Immagina di trovarti in grossa difficoltà economica”. Ma chi? Er pupone?! Mentre maledico gli autori, consumo una quantità di molluschi, crostacei  e rucola degna di Gargantua, abbasso il volume per qualche minuto e non capisco cosa succeda quando vedo Conti e Totti che tirano palloni veri in balconata. Ma faccio in tempo a sentire Carlo che vuole fargli la supercàzzora brematurata antani di Amici miei e in fascia protetta sostituisce “scappellamento” con “sblindamento”. (ecco poi come nascono quegli equivoci tipo “per me La Corazzata Potemkin è una boiata pazzesca”) e quasi mi va di traverso un gambero. Mentre sorseggio una prelibata Perrier ghiacciata, mi accorgo che nessuno ha avvisato Totti che la domanda finale di rito per tutti gli ospiti è “Qual è la ‘tua’ canzone di Sanremo?” e lui dapprima inebetito sembra invocare l’aiuto del pubblico tipo Milionario e poi s’illumina: POVIA. IL PICCIONE. Sic. Si potrebbe già chiuderla qui questa serata, ma ce n’è ancora un bel pezzo.

 

Paola Turci – Fatti bella per te. Un titolo che è un manifesto, e trattandosi della Turci, sfigurata da un incidente e passata sotto i ferri enne volte, una questione privata. Il coraggio va premiato, e lei è davvero brava. Ma il brano, purtroppo, è come i cento altri del suo canzoniere avaro di capolavori: anodino, vagamente impersonale. E scorre come l’acqua su un impermeabile. Ciononostante: musica 5, testo 6, interpretazione 8. Diciamo che per ora la media è 6 e mezzo. [tanto poi nell’ultima serata i voti salgono tutti]   

 

 

 Robbie Williams, star internazionale a ‘sto turno, canta un pezzo nuovo che sembra vecchio. Con l’età, somiglia sempre più a una specie di nipote di Mel Gibson, e alla fine del brano bacia in bocca la De Filippi. Ammetto di aver seguito questa porzione di serata in una sorta di lieve intorpidimento postprandiale. Mi scuso con i lettori per la sommarietà. Passiamo oltre. Voto: ZZZ (mio).

 

Francesco Gabbani – Occidentali’s Karma. L’anno scorso vinse con quell’idiozia di Amen. La famiglia possiede un negozio di strumenti, ed è anche per questo che lui fa il cantante: avessero avuto un bed & breakfast, non era meglio? Questo è l’anno delle rifritture da Battiato wannabe (lui a dir la verità lo era già, ma metto in conto anche il tormentone Gualazzi L’estate di John Wayne) in salsa danzereccia. Cerca il nonsense sensato per “prendere in  giro le manie occidentali”: Essere o dover essere/ Il dubbio amletico/ Contemporaneo come l’uomo del neolitico, ma anche Soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi / L’intelligenza è démodé / Risposte facili / Dilemmi inutili e pure Comunque vada panta rei / And singing in the rain per finire con l’apoteosi La folla grida un mantra / L’evoluzione inciampa / La scimmia nuda balla / Occidentali’s Karma. Sarà. Spopolerà in radio. Ma per un secondo ho rimpianto Francesco Salvi che cantava A. Lui si è presentato in scena con un golfino arancio budda e un ballerino vestito da gorilla di fianco; e se la scimmia era una citazione da 2001, è un peccato che alla fine non gli abbia spaccato una mazza d’osso sul cranio. Per finta, neh? Musica 2, testo 1, interpretazione 6. La media fa 3.

 

Intanto inquadrano fugacemente la gente in sala e scopro che all’Ariston della pirateria non gliene frega un cazzo. A noi ci requisiscono i cellulari per andare a vedere l’anteprima di La La Land; al pubblico di Sanremo  che riprende con gli iPad non gli dicono un tubo. Comincio ad accusare un po’ di stanchezza. Accendo una sigaretta, è la terza della giornata (sto smettendo, come sapete).

 

Tocca a Giorgia, splendida voce, bellissimo medley dei suoi grandi successi, davvero….. brava…… mi rico… rd… comesapreiiiiiiiiii…………. Ecco. Mi sono assopito ancora un attimo e a momenti mando a fuoco il divano. Quando riapro gli occhi, per un attimo prendo Giorgia per la Raggi. Sarà che la chirurgia della Turci è perfettamente spiegabile, mentre la sua già meno. Ma vabbè. Voto: 7 onirico.

 

La gara riprende.

 

 

Michele Zarrillo – Mani nelle mani. A trent’anni dalla vittoria nelle Nuove Proposte (La notte dei pensieri), a nove dall’ultima volta in gara e a quattro da un infarto che gli ha rimesso in prospettiva la vita, torna in gara tutto ispirato con un pezzo che ovviamente invita a cogliere l’attimo e a dar peso ai ricordi (c’era una splendida battuta da La scelta di Sophie su questo tema, ma ho scoperto che ultimamente se ne è appropriato Marzullo e non la cito neanche). La melodia è zarrilliana, con furtarelli in zona Carboni e Masini, ma le parole sono come quando continui a guardare una scena splatter in un horror anche se ti ripugna: Tu sei passione e tormento, tu sei aurora e tramonto / Vorrei che fossimo eterni, vorrei tornare a quei giorni / A quel viaggio che dormimmo in un fienile / Ad un valzer da ubriachi in riva al mare…, / A una stanza dove ci batteva il sole tutto il giorno / Tutto intorno…. BRRRRR. Musica 5, testo 2, interpretazione 6. La media è 3 e un pezzo.

 

Spero che a nessuno dispiaccia, ma l’incommentabile ospitata di Keanu Reeves magari la recuperiamo domenica  negli extra. O magari anche no. Per dire: gli ricordano che faceva il bassista in un gruppo (i Dogstar: ho anche il loro CD, pensate voi) e lo fanno SUONARE. E gli dicono anche bravo. E poi se ne va. Era lì per John Wick 2 ma il film non lo hanno nominato.

 

Chiara – Nessun posto è casa mia. Chiara Galiazzo è cresciuta. Ha imparato a interpretare con eleganza, a costruirsi (che non è un male, anzi). Ma. Per la miseria. In un anno in cui non c’è Arisa in mezzo ai coglioni  proprio su un pezzo-clone da (peggior) repertorio di Arisa doveva andarsi a schiantare? Diavolo: è UGUALE. Musica 4, testo 4, interpretazione 7. Media 5. Che peccato.

 

Raige e Giulia Luzi – Togliamoci la voglia. Non facciamo scherzi. Le nuove proposte erano quasi tre ore fa. Raige (chi?) e Giulia Luzi (eh?) fanno un duettone tamarro, tra basi, hip-hop, pop funk e chitarre slide. Chiare allusioni sessuali e, oh, zii, MARTELLO PAURA. Lui ha un abito con stampata sopra una veduta di Posillipo e c’ha pure scritto il nome sulle cuffiette. E il mare bussa sugli scogli eh? Sono le uniche cose che noto, inebetito dal nulla. Escono per ultimi, ma last but not least nel loro caso non si applica. Se la giocano con la Bernabei e la Comello per l’abisso. Musica 1, testo 1, interpretazione 2 (perché sono in due). La media fa 1+.

 

E anche per stasera la gara è finita. Credevo fosse una passeggiata e invece no. Con cosa riempiranno i tempi stavolta Carlo e Maria in attesa della classifica (un computo di giudizi della sala stampa e televoto)? Col niente, ça va sans dire. Ma meno roba di ieri.

Cioè:

1)Enrico Brignano, Flavio Insinna e Daniele Cirilli. In tre, e non sanno fare niente di meglio che copiarmi la battuta su Wess e Dori Ghezzi. In tre, e prendono un terzo degli effetti di Crozza. In tre, e promuovono un loro spettacolo teatrale (se ho capito bene) con un bel potpourri di cose freschissime come Rinaldo in campo o Aggiungi un posto a tavola. Con tanto di fe-li-ci-BUM-taaaaaa finale. Voto: SORVOLO.

 

2) Promo per l’imminente film TV su Dalida. Entra Sveva Alviti (chi?), che sarà Dalida. Esce Sveva Alviti (chi?) che sarà Dalida. Applausi. Voto: CHE?

 

3) Testuali parole di Maria: “UNA DELLE MIGLIORI ROCK BAND DEL NOSTRO TEMPO”. E salgono sul palco i BIFFY CLYRO. No, ma. Dài. Seriamente? Voto: AVETE PRESENTE QUELL’EMOTICON DEL FACCINO CON LA BOCCA TIPO ZUCCA DI HALLOWEEN? (Trad: Yeeeecccchhhh!)

 

4) Rocco Tanica dalla sala stampa con la consueta rassegna di riviste specializzate. Ancora un po’ spento, ma sarà l’ora tarda. Voto: 6

 

Intanto, un mio amico che è un po’ anche mio fratello e fa l’attore ed è bravissimo posta questo su Facebook: Comunque, le quote live di Sisal danno sfavoriti la Atzei, Nesli/Paba e Raige/Luzi. Mo’ vediamo. E infatti vanno fuori loro. Subito dopo, il mio amico fratello attore posta questo: CAZZO! LI AVEVO GIOCATI! EVVAI! E anche questa sera ha sicuramente guadagnato più lui di me. E non ho mangiato neanche un Erdnuss Flip. E non ho bevuto la para-Sprite. Prendo il mio Danacol, va’.

Ite, missa est. Titoli di coda.

[Per il dopofestival il sito continua a non pagarmi. Ci riprovo, ma quando vedo arrivare Manuel Agnelli decido che è ora di fare una doccia. Spengo il televisore perché altrimenti mi sa che esplode. Anche per colpa di Agnelli, forse.]

Arrivederci a domani.

                                               

 

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