Siamo andati al teatro La Scala di Parigi a vedere Petit éloge de la nuit, magnifico monologo dedicato alla notte, recitato dal grande attore francese. In scena fino al 30 giugno.

 

 

Buio. Poi un po’ di penombra, Pierre Richard entra in scena su un palco spoglio con solo una pedana rialzata di forma quadrata al centro. Al centro del centro: un altro piccolo quadrato, come buca da suggeritore spalancata e senza botola. Come una bocca della notte, che può inghiottire sogni e paure, a seconda della materia del sogno stesso, a seconda della profondità del flusso (in)cosciente di parole. Quella buca è un vuoto di spazio che l’attore aggirerà, da equilibrista, più volte nel corso dello spettacolo o in cui si infilerà, come a proteggersi dal buio notturno e al contempo farsi cullare da quello stesso buio, immagini di costellazioni che scorrono e una coppa di champagne in mano. Alle sue spalle, uno schermo su cui vengono proiettate non solo stelle, ma anche immagini di una ballerina céliniana che si muove sinuosa in penombra. E, ancora, scene video con lo stesso Richard, che scruta un orizzonte, oppure dorme su un un letto posto su un pontile che crolla. Pierre continua a dormire profondamente, il letto quasi sommerso dall’acqua, l’abat-jour del comodino ancora illuminata ormai sul fondo dell’abisso marino.
Poi viene proiettata la luna, sullo schermo, sul palco, addosso all’attore, su tutta la scena. Luna che può moltiplicarsi in più lune, enormi, evanescenti e tangibili, come omaggio a Fellini, come “altro” breve poema dei lunatici in immagini. Al principio, quando Richard comincia a parlare, rivolto al pubblico, ha un tono da vecchio amico che si confida. Spiega com’è nato lo spettacolo eccentrico e unico Petit éloge de la nuit scritto dall’autrice di bestseller Ingrid Astier – con frammenti “notturni” di Desnos, Kundera, Baudelaire, Poe… – e diretto da Gérald Garutti.
Come a dire: state solo per vedere una pièce. Ma in realtà lo spettacolo si rivela ben altro, proprio appena Richard comincia, come per incanto, a raccontare il suo “piccolo (estremamente grande) elogio della notte”. Coinvolge nell’evocazione poetica che potrebbe durare davvero tutta la notte. Elogio dei sogni, degli incubi, della libertà che la notte più profonda comporta («niente “cosa mi metto?”, niente maschere sociali, niente sovrastrutture…»).
Monologo onirico, poetico, a tratti comico. Flusso di coscienza lunare e fluviale di parole, improvvisi silenzi, immagini e suggestioni.

Si alternano proiezioni di stelle, luna, specchi e video in cui Richard si trova in un altrove che pare sogno cinematografico di quello che è stato e smette la maschera di clown (per poi reindossarla, a tratti, nelle parti buffe e comiche). L’attore-divo-mito del burlesque francese, superstar delle commedie cinematografiche anni Settanta e Ottanta (da Alto, biondo e con una scarpa nera a La capra), smette i panni del personaggio maldestro (François Pignon e tanti altri), toglie maschere, gag, orpelli e con appena un flusso di parole quasi incessante e tanti movimenti “naturali” del corpo diventa “uomo”. Uomo-Virgilio che ci guida a perderci nel buio notturno e nei sogni. Incontra il Corvo di Edgar Allan Poe, si risveglia, si riaddormenta, cammina. Rivela bellezze, paure, incubi. Il finale è messa a fuoco delle tenebre della notte, chiara evocazione di morte e di una fine, presto esorcizzata con una bottiglia di champagne e un sigarone cubano fumato in scena. Anche sullo schermo l’attore fuma, circondato da alcune ragazze con cui sorride e scherza. Richard sul palco acchiappa la luna saltandoci sopra, poi agguantandola con le mani. La luna diventa (davvero), magicamente, un palloncino bianco che scoppia. Pierre gioca e incespica, parlando improvvisamente un grammelot nonsense da clown. Poi s’infila nella buca, fa uscire gli avambracci e le mani come fossero becchi di struzzi che parlano un ulteriore gergo nonsense. Meraviglia a occhi aperti e magia. Ci ipnotizza, fa sognare, sorridere, immalinconire. Un viaggio al termine della notte – da non perdere – impastato di magie, parole e bagliori. La buca da suggeritore resta vuota, Pierre esce di scena e ci lascia senza più nessuno a suggerire come orientarsi tra i sogni.

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