Fino al 20 settembre, presso Spazio Leonardo a Milano, si può visitare la mostra Elia Cantori, Deep Vision. La proposta nasce dalla collaborazione tra Marta Barbieri e Paola Bonino di UNA Galleria (che da oltre un anno curano la programmazione espositiva di Spazio Leonardo) e la Galleria CAR DRDE di Davide Rosi Degli Esposti. La mostra include una serie di nuovi lavori di Elia Cantori, votati a mettere in discussione la nostra percezione delle cose attraverso un affascinante viaggio visuale. Slittamenti progressivi di conoscenze, intuizioni che ci obbligano a fare i conti con mutamenti di senso e di impressioni. In apertura Elia Cantori, Untitled (1:1 –1:1000),tin cast / calco in stagno, cm 75 x 140 x 23, 2019, courtesy CAR DRDE and UNA, ph. credit Cosimo Filippini.

 

 

 

Che posso fare? Conosco il lavoro, e la scienza è troppo lenta.
Arthur Rimbaud
Il lampo (in Una stagione all’inferno, 1873)

Con questa ipotesi, sofferta e lapidaria come tutta la sua produzione, Arthur Rimbaud sembrava aprire uno squarcio sul tema complesso della relazione tra scienza e poesia (e dunque, più in generale, tra scienza e arte). Senza volersi addentrare in questioni potenzialmente vastissime -che sarebbe necessario contestualizzare diversamente, si ritrova però qui una delle direttrici principali del lavoro di Elia Cantori: un artista che si misura spesso con l’approccio scientifico, attraverso una rilettura estetica e percettiva che gli permette di arrivare là dove l’astronomia, la fisica, la chimica sono ‘troppo lente’. In altre parole, là dove manca la poesia. (…) La ricerca di Elia Cantori rappresenta spesso una sfida visiva per lo spettatore. Di fronte alle sue opere, l’occhio di chi guarda viene interrogato, invitato a osservare con maggiore attenzione, stimolato a porsi domande sul processo che ha generato il lavoro.La traiettoria di uno sparo d’arma da fuoco, o un’esplosione, sembrano mosse pittoriche gestuali; o ancora, una manciata di polvere di meteorite sparsa su carta fotosensibile diventa una costellazione celeste. Non si tratta mai di un test percettivo, o di un intento ludico fine a se stesso: piuttosto, di una sovrapposizione di possibili letture che guardano al mondo della scienza, della tecnica, della sperimentazione in senso lato. La pratica di Cantori (che include scultura, installazione, video, fotografia in diverse modulazioni) inquadra infatti mondi scientifici come quello dei fenomeni celesti, degli effetti della luce, della cinetica, in un’estetica perfettamente equilibrata.
(Barbara Meneghel)

 

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