Una stretta striscia di terra delimitata da due fiumi, dall’aspetto placido e misterioso, che conserva ancora oggi, intatta, la stessa forza evocativa che dal secondo dopoguerra cominciò ad attirare le attenzioni dei cineasti italiani. Il rapporto tra cinema e Polesine lo racconta a Rovigo la mostra CINEMA! Storie, protagonisti, paesaggi, dal 24 marzo all’1 luglio a Palazzo Roverella, dove tutta una serie di materiali d’epoca – locandine, foto di scena, materiale pubblicitario, documenti, proiezioni video – narra la genesi della riscoperta di questo territorio che accompagna il Po fino al suo Delta, unico nella sua atmosfera enigmatica e sospesa, a cui la cinematografia italiana ha iniziato a interessarsi nei primi anni ’40 senza più dimenticarlo, riconoscendo nella sua alterità una location ideale in cui ambientare storie dai contorni inediti e inconsueti,e porre le basi di una nuova forma narrativa che sarebbe emersa nel movimento neorealista. Curata dal direttore artistico della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, Alberto Barbera, e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova con Accademia Concordi e Comune di Rovigo, la mostra testimonia per immagini l’evolversi di un rapporto e di un’attrazione le cui prime tracce si possono individuare in quelle foto scattate durante un sopralluogo da Michelangelo Antonioni (esposte nella mostra), che le pubblicò nel 1939 sulle paginedella rivista Cinema quando già progettava il suo Gente del Po, ritratto di una terra e dei suoi abitanti, terminato solo nel 1947 ma privo di quasi la totalità del girato, non sopravvissuto alla guerra. È Luchino Visconti ad aprire definitivamente, in maniera incisiva e memorabile, la lunga serie di lungometraggi a soggetto girati in Polesine, quando nel 1943 adatta il romanzo Il postino suona sempre due volte di James M. Cain per il suo Ossessione, noir di provincia annoverato tra gli antesignani del Neorealismo italiano. In apertura un’immagine tratta da Il mulino del Po (1949) di Alberto Lattuada.

 

Sofia Loren sul set di La donna del fiume (1955) di Mario Soldati

 

“L’esposizione – ha sottolineato Alberto Barbera – si propone di ricostruire la storia del rapporto intenso, profondo e originale che si è instaurato in oltre ottant’anni di intensa frequentazione fra un territorio dalle caratteristiche pressoché uniche e i cineasti italiani, dando vita a opere indimenticabili destinate a rimanere nella storia del cinema”. Gli allestimenti a Palazzo Roverella passano infatti in rassegna la molteplicità di sguardi che hanno incrociato i paesaggi del Delta del Po, le sue acque, le sponde sabbiose e le pianure suggestive, alla ricerca di atmosfere e luoghi per film, cortometraggi, documentari, sceneggiati televisivi, a cominciare dai grandi nomi del cinema italiano. Oltre a Visconti e Antonioni (che sul Delta torna per Il grido, 1957, e Deserto rosso, 1964), hanno girato in Polesine Roberto Rossellini, che vi ambienta l’ultimo episodio di Paisà (1946), e Giuseppe De Santis che esordisce con Caccia tragica (1947); o ancora Alberto Lattuada (Il Mulino del Po, 1948), Mario Soldati (La donna del fiume, 1954), passando per le declinazioni inquiete e horror di Pupi Avati (La casa dalle finestre che ridono, 1976) e l’intimismo solo apparentemente placido di Carlo Mazzacurati, che nella diversità del Polesine trova un elemento essenziale per rappresentare la sua personale idea di Nordest (tra gli altri Notte italiana, 1987; La giusta distanza, 2007); e i nomi sono ancora tanti.

 

CINEMA! Storie, protagonisti, paesaggi è stata inoltre pensata per estendersi a un’esperienza culturale più ampia, grazie a visite guidate attraverso i luoghi dei film raccontati nella mostra e il patrimonio artistico presente nella città di Rovigo.

Per informazioni e prenotazioni: www.palazzoroverella.it

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