Resta aperta fino al 13 maggio prossimo a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, la mostra dal titolo “L’occhio magico di carlo Mollino. Fotografie 1934-1973” che Camera – Centro italiano per la Fotografia dedica all’occhio fotografico del celebre architetto del Novecento. Oltre che strumento di documentazione, infatti, la fotografia per Mollino è stato un mezzo espressivo di grande importanza come dimostra l’esposizione (la più grande e completa mai realizzata sul tema, a cura di Francesco Zanot) che ne mette in evidenza la personalità composita di un artista instancabile, a partire dalle prime immagini d’architettura degli anni Trenta fino alle Polaroid.  Sulle orme del padre Eugenio, ingegnere e appassionato fotografo, Carlo Mollino si è avvicinato a questo linguaggio sviluppando un vasto corpus di immagini, tra tradizione e sperimentazione, ma superando fin da subito ogni tipo di classificazione e sfruttando pienamente le sue molte competenze e interessi.
Il percorso espositivo è diviso in sezioni: in Mille case sono raccolte le immagini relative al tema dell’abitare, che caratterizza una porzione fondamentale del lavoro fotografico di Mollino: oltre alle immagini degli edifici compaiono still-life di oggetti domestici, ritratti ambientati nei celebri interni progettati da lui stesso, e una serie di istantanee riprese durante i suoi viaggi come annotazioni visive di architetture più o meno note, dalle case in legno e paglia della campagna rumena al Guggenheim Museum di Frank Lloyd Wright a New York, dai mulini olandesi alla Chandigarh di Le Corbusier.

 

La seconda sezione, Fantasie di un quotidiano impossibile, è centrata sull’atmosfera e le ispirazioni surrealiste che pervadono una parte della produzione fotografica molliniana. È il capitolo più libero della mostra, che include fotografie molto diverse tra loro, sempre tese a mettere in discussione la realtà rappresentata: ci sono immagini di vetrine che ricordano quelle riprese a Parigi da Eugène Atget, fotografo prediletto da Man Ray, oggetti isolati nell’inquadratura e caricati di una vita misteriosa, specchi che nascondono e moltiplicano ogni cosa, fotografie di altre fotografie, fotomontaggi di progetti architettonici realizzati a partire da modelli di piccole dimensioni, ed una selezione di preziose immagini tratte dalla pubblicazione “Occhio magico” del 1945.
Mistica dell’acrobazia è il titolo della terza sezione, dedicata all’attrazione per la velocità, il movimento e la dinamica. Sono qui riunite fotografie sul tema del volo (che praticava da provetto pilota acrobatico), dell’automobilismo (con particolare attenzione alla vicenda del Bisiluro, automobile da lui progettata insieme a Mario Damonte ed Enrico Nardi) e dello sci, con una selezione di fotografie di linee tracciate dagli sciatori sulla neve. La quarta sezione, L’amante del duca, la più ampia della mostra con oltre 180 fotografie selezionate, è infine dedicata al tema del corpo e della posa. Qui sono messi a confronto tra loro due soggetti fondamentali dell’intero corpus fotografico molliniano: gli sciatori e i ritratti femminili, con le celeberrime Polaroid e le stampe originali in bianco e nero e a colori. Gli sciatori sono colti in posizioni che individuano la perfezione del gesto tecnico (direttore della commissione delle scuole e dei maestri di sci, Mollino pubblica nel 1951 un manuale sul tema) mentre le donne sembrano fotografate tenendo ben presenti le nozioni della statuaria antica.
A completamento di questo lungo imprevedibile percorso fotografico, alcuni documenti, lettere, manoscritti, dattiloscritti originali, e una serie di cartoline collezionate da Carlo Mollino in ogni angolo del mondo che evidenziano, oltre a un atteggiamento di costante ricerca e curiosità, l’interesse vivo per la fotografia in ogni sua declinazione ed espressione. Tutti i materiali in mostra, salvo alcune eccezioni opportunamente indicate, provengono dalle collezioni del Politecnico di Torino, Archivi Biblioteca Gabetti, Fondo Carlo Mollino.
Catalogo (Silvana Editoriale) contenente tutte le riproduzioni delle opere in esposizione oltre ai saggi di Francesco Zanot, curatore della mostra, Enrica Bodrato, Fulvio Ferrari e Paul Kooiker

 

Scrivi