A un secolo dalla Rivoluzione d’Ottobre, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli prosegue nella propria indagine sull’identità europea con una mostra dal titolo 1917-2017: Una storia europea chiamata Rivoluzione. Le idee, l’economia e la propaganda: un viaggio politico e sociale per una riflessione tra Russia e Europa su modelli, linguaggi e immaginari che, a partire da uno dei momenti che più hanno segnato il Novecento, hanno condizionato le nostre categorie di lavoro, progresso e felicità sociale.  Esposta per la prima volta una selezione dall’eccezionale patrimonio documentale russo e sovietico della Fondazione, arricchito di recente dalla Collezione Alberto Sandretti, considerato tra i più importanti in Europa. Le idee ispiratrici del fenomeno rivoluzionario sono stati al centro del primo percorso, dal 7 novembre, lo sviluppo economico fra industrializzazione e modernizzazione del secondo ciclo espositivo, dal 24 novembre, i modelli di propaganda e l’autorappresentazione del mondo sovietico saranno il filo rosso del terzo percorso, dal 5 al 17 dicembre.

 

Il secondo ciclo espositivo, allestito dal 24 novembre, esplora attraverso manifesti, periodici e monografie del patrimonio della Fondazione il grande processo di modernizzazione realizzato nei primi anni di esistenza dell’Unione Sovietica che ha accompagnato la ridefinizione dei concetti e delle pratiche di lavoro, radicamento residenziale ed economia. La ridefinizione del rapporto tra Stato ed economia, ma anche del concetto di lavoro e del nesso che la partecipazione collettiva al lavoro ha sia con la felicità sociale sia con la costruzione dell’idea di cittadino, sono alcune delle tappe che hanno profondamente segnato la storia della Russia e definito l’eredità politica e sociale del modello di sviluppo sovietico. L’arte, che con le sue opere collabora alla rivoluzione per rappresentare l’URSS come “il paese più felice del mondo”, diventa strumento di propaganda per la nuova élite politica che mobilita, orienta ed educa l’opinione pubblica. La terza e ultima sezione della mostra, dal 5 dicembre, attinge ai quasi 3800 manifesti sugli oltre 7000 totali pubblicati dalla casa editrice Agit-plakat dal 1956 al 1991, per mostrare attraverso le immagini di famiglie sorridenti, di donne che si fanno forti dei loro nuovi diritti acquisiti, di un popolo che guarda fiducioso al proprio futuro, gli snodi della costruzione di un’utopia che ingloba il profilo di ciascun individuo in un più grande universo collettivo, lo guida a comportamenti idonei e al rifiuto di modelli alternativi.

 

 

 

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