Fino al 9 novembre 2018 si può vedere Alpi, l’installazione site-specific dell’artista Armin Linke (Milano, 1966), frutto di una ricerca artistica, sociale e antropologica, durata sette anni, sulla percezione della rappresentazione visiva e sonora del paesaggio alpino. La Milano Montagna Festival & Fuori Festival 2018, powered by Vibram, in collaborazione con SEA, presenta a La Porta di Milano, aeroporto di Milano Malpensa l’installazione pensata dall’artista è composta dal film Alpi (2010, basato su una ricerca di Piero Zanini, Renato Rinaldi e Armin Linke) e da nove fotografie che analizzano e approfondiscono la rappresentazione del paesaggio alpino. Le Alpi sono viste come un “laboratorio unico della modernità”: esse sono uno dei più vasti ecosistemi naturali del continente europeo e la sua principale riserva di biodiversità; allo stesso tempo, sono una delle più importanti aree ricreative e turistiche, nonché quella, tra le grandi catene montuose del mondo, che ha subito le maggiori trasformazioni da parte dell’uomo. Le Alpi sono anche un luogo chiave dove osservare e studiare la complessità delle relazioni sociali, economiche e politiche che contribuiscono ai cambiamenti di un territorio, del suo paesaggio e anche della percezione che di esso hanno sia chi vi abita stabilmente, sia chi vi soggiorna per brevi periodi.

 

Il progetto rappresenta l’esplorazione di un luogo comune europeo, di uno spazio antropologico complesso. Un tentativo di restituire un’immagine di cosa accade oggi nelle Alpi, toccando però questioni che travalicano ampiamente i limiti geografici del suo territorio. Per rendere esplicita questa prospettiva, Linke ha concentrato il proprio sguardo e il proprio udito là dove le attività umane, incontrandosi con la montagna, generano una sorta di attrito i cui effetti si riverberano anche sul piano dell’immaginario. L’artista affronta tale paradosso approfondendo due tematiche; da un lato, analizzando la rappresentazione delle Alpi, ovvero come sono raccontate negli altri nei luoghi turistici, nella pubblicità, nei musei, nei modelli astratti degli scienziati, ma anche nella costruzione identitaria dei suoi abitanti, come luogo di pratiche millenarie, come la transumanza, o di antichi riti religiosi, come i pellegrinaggi; dall’altro, come le Alpi sono abitate, ovvero come luogo di residenza permanente, di soggiorno temporaneo, di lavoro o di svago turistico e sportivo. Nell’opinione comune e in quella dei mass media, infatti, le Alpi sono un mondo ancora in gran parte premoderno, sostanzialmente intatto, chiuso in sé, dai ritmi lenti, legato a non ben definite tradizioni e a un complesso di pratiche antiche. Per Armin Linke, solo una ricomposizione d’immagini delle Alpi può rendere possibile la comprensione delle complessità e delle tensioni che si creano dentro le dimensioni locali e globali del processo storico, e quella dell’esperienza quotidiana che nasce da questa tensione con le sue conseguenze sullo spazio circostante. Questa ricomposizione è preliminare a tutti gli interventi e deve passare attraverso la rimessa in discussione di un immaginario “bloccato”, perché ancora mitizzato. Il punto di partenza è la constatazione del paradosso che struttura questa immagine: quello di una regione che negli ultimi due secoli è stata valorizzata, da chi non vi abitava come modello di ‘naturalità’ e, allo stesso tempo, proprio per questo venduta e consumata.

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