Si chiama Bestiale! Animal Film Stars, la mostra del Museo del Cinema di Torino che celebra gli animali sul grande schermo (ed è curata da Davide Ferrario e Donata Pesenti Campagnoni, con la collaborazione di Tamara Sillo e Nicoletta Pacini). Da sempre gli animali fanno parte dell’immaginario cinematografico. Dai cani divi storici come Rin Tin Tin e Lassie fino alla nuova ondata di protagonisti a 4 zampe che caratterizzano la produzione contemporanea, da Balthazar di Bresson allo squalo di Spielberg, gli animali non cessano di fornire materia per storie di tutti i tipi. Il percorso espositivo è articolato in dieci sezioni tematiche che raccontano allo spettatore un universo multiforme, dove fotografie, manifesti, storyboard, costumi di scena, memorabilia e animatronics dialogano con le sequenze dei film assemblati in montaggi speciali. In apertura John Huston sul set di La Bibbia /Angelo Frantoni/Cineteca Nazionale- Museo Nazionale del Cinema.

 

Gli oltre 440 pezzi in mostra ripercorrono la costante e trasversale presenza degli animali nella storia del cinema, seguendo due temi principali: cos’è un animale star e, in particolare, qual è la relazione tra icona popolare e animale in carne e ossa e quale il ruolo dell’animale-attore. “Le prime immagini che i visitatori vedono nello spazio che introduce alla mostra riproducono gli esperimenti pre-cinematografici di Eadweard Muybridge, che nel 1878 cercò di documentare la corsa di un cavallo, e un fotogramma di Adieu au langage (2014) di Jean-Luc Godard, che ha per coprotagonista il suo cane. Non è una scelta casuale. La presenza degli animali nella storia del cinema è costante e trasversale. Prima di tutto, gli animali hanno incarnato il movimento della natura che il cinema cercava di catturare e replicare. Oggi, un eterno sperimentatore come Godard pone una bestia al centro della sua non-storia, in un film dal titolo apocalitticamente programmatico. Gli animali non cessano di affascinarci”. Due le regola che stanno alla base delle scelte: solo animali in carne ed ossa e non di fantasia, e solo film di finzione. Il tutto per far emergere percorsi, suggestioni e prospettive. “Ci sono riflessioni sullo status di animale star, sul “recitare da cani”, sugli amici e sui nemici dell’uomo, sugli animali simbolici, su creature a metà strada tra uomo e animale, su eros (storie d’amore di uomini – e donne – con animali) e su thanatos (l’abuso di animali sui set), e su film che cercano di assumere il punto di vista dell’animale. Perché, se noi non abbiamo mai smesso di farlo nei loro confronti, talvolta ci dimentichiamo che anche loro ci osservano”. A completamento della mostra (che resterà aperta fino al 9 gennaio 2018), un ricco catalogo con testi di Donata Pesenti Campagnoni, Davide Ferrario, Marco Paolini, Petrine Day Mitchum, Randy Haberkamp, Emanuela Martini, Grazia Paganelli e molti altri, il tutto corredato da un ricco apparato di immagini.

 

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