Ancora pochi giorni per vedere la mostra The Many Lives of Erik Kessels, a cura di Francesco Zanot, in programma a Torino presso CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia fino al 30 luglio. Si tratta della prima mostra retrospettiva dedicata al fotografo, artista e designer olandese Erik Kessels, nato a Roermond, Paesi Bassi nel 1966, e alla sua opera che copre circa vent’anni durante i quali è diventato uno dei principali punti di riferimento della cosiddetta ‘fotografia trovata’. Kessels, infatti, non produce immagini, ma, per realizzare i suoi progetti, raccoglie fotografie pre-esistenti e le riutilizza come tasselli all’interno di un proprio mosaico. Come dire un fotografo senza macchina fotografica, dal momento che la fotografia viene prelevata e ricontestualizzata. Il risultato è una sorta di ecologia delle immagini, per cui nulla si aggiunge alla enorme quantità di rappresentazioni che ormai affolla il mondo e cresce esponenzialmente ogni giorno, ma al contrario viene recuperato e riciclato soltanto ciò che è già disponibile. Esposta all’interno dell’intero spazio di CAMERA, The Many Lives of Erik Kessels attraversa l’intera carriera fotografica dell’autore olandese attraverso un articolato percorso che include centinaia di immagini. Più di trenta sono in totale le serie presenti in questa esposizione, oltre a numerosi libri e riviste pubblicati dalla celebre casa editrice dello stesso Kessels (KesselsKramer Publishing) e da altri editori (come artista e curatore di fotografia, Kessels ha pubblicato oltre sessanta libri di immagini recuperate, tra cui Missing Links,1999,
The Instant Men, 2000, in almost every picture, 2001–15, e Wonder, 2006, oltre a essere editore dal 2000 della rivista alternativa di fotografia Useful Photography. In un percorso non-lineare e senza cronologia, si ritrovano lavori monumentali, serie più intime e private, autentiche icone dell’intero universo della ‘fotografica trovata’ così come produzioni recenti e ancora inedite. Tra i lavori in mostra, quello più sorprendente è 24hrs of Photos, che invade letteralmente lo spazio espositivo con una montagna formata dalle stampe di tutte le immagini, centinaia di migliaia, caricate in un solo giorno su Internet.

 

My Feet, maestosa installazione composta esclusivamente dalle immagini dei piedi di chi fotografa, introduce immediatamente i concetti di ripetizione e archiviazione. Valery, una donna che per tutta la vita si è fatta fotografare immersa nell’acqua, Oolong, il coniglio equilibrista, e un cane troppo nero per apparire correttamente in fotografia, sono soltanto alcuni dei protagonisti di In Almost Every Picture, ciclo di 14 progetti (ma si tratta di un work in progress) centrati ogni volta su un soggetto ossessivamente ricorrente. Album Beauty è un’intera stanza dedicata al fenomeno degli album di famiglia, tra i soggetti privilegiati da Kessels, che riabilita democraticamente il fotografo amatoriale proiettandolo sotto i riflettori della ricerca artistica. Una grande accumulazione di modalità allestitive, tra immagini incorniciate e scorniciate, appese a parete e sdraiate a terra, light-box, cubi, wallpaper, portaritratti e proiezioni, costituisce allo stesso tempo una sintesi e una de-costruzione di ogni possibile mostra fotografica. Non ci sono generi, autori, epoche, geografie esclusi dall’indagine onnivora di Kessels.

 

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