Le opere prime della SIC, la Settimana Internazionale della Critica, sono le prime opere della 76ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ad essere annunciate. Ed è subito una linea di tendenza molto netta e bella, quella annunciata dal Delegato Generale, Giona Nazzaro, che quest’anno inaugura il triennio del suo secondo mandato: “I film scelti con la collaborazione competente, appassionata e generosa della nuova commissione di selezione – dice Nazzaro – sono opere libere. Lavori in grado di mettere in discussione lo stato delle cose”. Sette film in concorso per il Premio del Pubblico e per il Gran Premio SIC (assegnato da una giuria internazionale), più i due eventi di apertura e di chiusura e la selezione di sette cortometraggi italiani (anche qui più due eventi speciali in apertura e chiusura) denominata SIC@SIC. Entrando nello specifico, Giona Nazzaro (da quest’anno affiancato da una nuova commissione, composta da Paola Casella, Simone Emiliani, Beatrice Fiorentino e Roberto Manassero), spiega che i film della 34ma SIC “sono film ancorati nel mondo, il risultato delle situazioni che li ha visti nascere. Vengono da luoghi specifici per andare incontro al mondo. Non sono prodotti audiovisivi interscambiabili con infiniti altri. India, Iraq, Libano, Lituania, Messico, Cile, Regno Unito, Danimarca, Italia. Una selezione di film che si affaccia volentieri sul fantastico, ibridandosi con il thriller, il fantasy e l’animazione. Opere attraversate tutte dal piacere del racconto e dell’affabulazione senza mai dimenticare la sfida della forma”. L’apertura è nel segno dell’animazione, con Bombay Rose, l’opera prima della filmmaker e attrice indiana Gitanjali Rao, in cui una rosa rossa unisce tre storie d’amore differenti che attraversano la metropoli indiana. La chiusura, invece, è per il filmmaker messicano Joshua Gil, che in Sanctorum mette in scena l’apocalisse come riscatto degli ultimi e vendetta del Creato saccheggiato e offeso. In apertura un’immagine tratta da Passatempo di Gianni Amelio.

Tony Driver di Ascanio Petrini

 

C’è un po’ di Messico anche nel film italiano scelto per il Concorso, Tony Driver di Ascanio Petrini, curiosissima storia di un tassista italoamericano arrestato a Yuma per traffico di migranti illegali lungo il confine messicano che, piuttosto della prigione, sceglie l’estradizione in Italia, in Puglia: “l’epopea al contrario di un antitaliano che potrebbe essere una sceneggiatura dimenticata in un cassetto da Age e Scarpelli”, come suggeriscono i selezionatori. Questi poi gli altri sei film in Concorso alla SIC: All This Victory del libanese Ahmad Ghossein, un “thriller politico e visionario incentrato su un momento chiave della storia recente del Libano” nel pieno della guerra tra Hezbollah e Israele; Parthenon del lituano Mantas Kvedaravičius, storia di destini che si sovrappongono tra Sudan, Grecia, Turchia e Ucraina; The Prince del catalano Sebastian Muñoz, un “fiammeggiante melodramma carcerario, sontuoso e barocco” ambientato nel Cile degli anni 70, durante l’affermazione di Salvador Allende; Psychosia della danese Marie Grahtø, un film ispirato alla vera storia sanitaria della regista, un “autentico elogio della follia, sospeso fra atmosfere argentiane e virtuosismi visivi in stile Lars Von Trier”, interpretato dalla grande Tryne Dyrhol ; Rare Beasts dell’attrice, cantante e ballerina inglese Billie Piper, storia di una donna che cerca di districarsi tra le ambizioni artistiche, il lavoro, la carriera e il figlioletto; Scales della saudita Shahad Ameen, una “fiaba feroce e incantata” in cui una dodicenne caparbia vive in un villaggio di pescatori dove la tradizione vuole che ogni famiglia sacrifichi la propria figlia femmina alle creature del mare. E poi ci sono i sette cortometraggi italiani di SIC&SIC: Amateur di Simone Bozzelli, Ferine di Andrea Corsini, Fosca di Maria Chiara Venturini, Monologue di Lorenzo Landi, Michelangelo Mellony, Il nostro tempo di Veronica Spedicati, Los oceanos son los verdaderos continentes di Tommaso Santambrogio, Veronica non sa fumare di Chiara Marotta. Cui si aggiungono i due eventi speciali d’apertura e chiusura firmati da due autori come Gianni Amelio (Passatempo) e Bonifacio Angius (Destino).

Bombay Rose di Gitanjali Rao

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