Eugenio Montale scrisse una volta che non è possibile essere “grandi poeti bulgari”. La battuta, che ebbe un successo tanto vasto quanto immeritato, stava a significare che una piccola nazione e una lingua parlata da pochi non possono esprimere capolavori. In realtà, sembra sempre più evidente il contrario: le minoranze, i solitari, per spirito di difesa e sopravvivenza, si esaltano nell’arte e nella letteratura e le esaltano. Christo, un gentile signore di 81 anni che ha lasciato la Bulgaria nel 1956 e vive fra Parigi e New York, ne è l’incarnazione perfetta. Le radici non le ha mai rinnegate e nel suo gruppo di lavoro la componente bulgara è nutrita e competente. La sua installazione ha senso quando è solcata dalla gente, quando il movimento dei corpi interagisce con quello della passerella. Senza i visitatori la sua arte è monca. Mentre scrivo su The Floating Piers ha camminato l’Umbria (nei primi undici giorni le presenze hanno abbondantemente superato le 800mila unità e la popolazione dell’Umbria è di 894mila abitanti). La passeggiata è indimenticabile, democratica (nel senso che su quella passerella siamo davvero tutti uguali, al punto che Willem Dafoe voleva fare la coda come tutti perché “è parte dell’esperienza”) e il clima che vi si respira di notte è davvero magico. L’associazione culturale Blue Velvet (proprietaria del sito Duels) e la società di produzione Immagini di Davide Bassanesi stanno lavorando a un documentario sui sedici giorni di vita di The Floating Piers. Qui sotto un piccolo assaggio della notte dello scorso 22 giugno, ad oggi l’ultima nella quale si è potuto attendere sul tessuto color dalia il sorgere il sole.

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