Un’app che non impartisce lezioni d’arte, ma che fa diventare protagonisti i bambini: sono loro a spiegare i quadri con intuizioni degne dei critici più raffinati. Artoo non è un re come si potrebbe credere, ma un timido orso che vive nella soffitta di un museo e adora l’arte. Non riuscendo sempre a capire i quadri che guarda, chiede aiuto ai bambini che, in modo semplice e diretto, riescono a cogliere aspetti non scontati. In questi giorni di reclusione forzata, Artooo è anche molto attivo sulla pagina Facebook con pillole quotidiane di storielle o attività ludiche. Pensato per i bambini dai 3 ai 7 anni l’app Artoo è stata messa a punto da Alchemilla, cooperativa sociale fondata da Francesca Gentile, esperta di teatro sociale e pratiche di comunità, Elisa Rota pedagogista, Gianluca Gibilaro esperto di comunicazione digitale e Alberto Ostini, sceneggiatore per la Tv e i fumetti (collabora con Sergio Bonelli Editore) che si occupa dei contenuti. Lo abbiamo intervistato.

 

 

Come e quando nasce Artoo?

Il progetto nasce due anni fa, ha vinto il bando “Innovazione culturale” di Fondazione Cariplo relativo all’ideazione di nuove pratiche per facilitare la fruizione dei luoghi di cultura da parte di tipologie che normalmente non li frequentano. Ci siamo focalizzati soprattutto sulla possibilità di trovare nuove modalità di accesso all’arte da parte di famiglie con bambini piccoli, pensando in particolare ai musei. Il progetto è piaciuto e lo abbiamo centrato sullo sviluppo di un’applicazione per tablet e smartphone in cui, con l’intermediazione dell’orso Artoo, i bambini possono accedere ai contenuti artistici.

 

Come è strutturata l’app?

Si accede a un museo virtuale in cui i bambini possono entrare nelle varie stanze. In questo momento sono attive tre stanze: una dedicata a Vasilij Kandinsky, una a Paul Klee e una a Vincent van Gogh.

 

Avete adottato un punto di vista inedito: l’arte non viene spiegata ai ma dai bambini…

Abbiamo pensato ai bambini come a protagonisti attivi che si esprimono e non come soggetti passivi che ricevono informazioni. Non c’è un adulto sotto forma di orso che spiega i quadri ai bambini, ma è esattamente il contrario. Siamo partiti dall’assunto pedagogico che i bambini hanno una capacità intuitiva di interpretazione e di lettura dell’arte, soprattutto contemporanea. Anziché fornire delle interpretazioni, Artoo chiede loro di spiegare i quadri, non dice mai il titolo dell’opera né dà chiavi di interpretazione, è l’amico, il fratello maggiore che non capisce i quadri, e quindi chiede aiuto ai bambini affinché glieli spieghino.

 

 

Emergono letture di opere estremamente interessanti oltre che divertenti.

Abbiamo fatto alcuni confronti tra i critici d’arte e quello che dicono i bambini e in numerosi casi c’è una corrispondenza molto significativa tra le intuizioni dei bambini, del tutto istintive, e le letture critiche sull’arte.

 

Sull’app ci sono decine di contributi per ogni quadro, c’è una selezione da parte vostra?

Cerchiamo di caricare tutto il materiale che arriva tranne quello in cui l’audio è sporco, incomprensibile. Abbiamo due diversi scaffali: nel primo i commenti che ci sembrano più divertenti e interessanti, nel secondo gli altri. I bambini registrano l’audio, dicono cosa pensano di un quadro e poi lo tengono immagazzinato nel loro tablet. Se i genitori sono d’accordo lo inviano e, a quel punto, diventa pubblico. È un’app user generated content, si arricchisce continuamente degli audio che i bambini ci mandano. Il nostro progetto è realizzare una fantawikipedia dell’arte vista con gli occhi dei bambini.

 

Siete soddisfatti della risposta?

Considerando che l’Italia non è un Paese che fa un uso di app culturali particolarmente ampio siamo soddisfatti, ma l’aspetto più interessante è l’utilizzo dello strumento digitale all’interno delle scuole dell’infanzia o da parte di maestre ed educatori come strumento di coinvolgimento dei bambini e come possibilità di espressione della loro autorialità. Stiamo cercando di sviluppare una metodologia pedagogica relativa all’arte in cui lo strumento digitale facilita la possibilità di espressione dei bambini, il loro coinvolgimento.

 

Peraltro fate anche laboratori nelle scuole…

L’idea è quella di non lasciare mai lo strumento digitale isolato, sia per quanto riguardo l’approccio al tema artistico, sia per la fruizione che prevede una dimensione di manualità, di lavoro pratico. Nel caso dei laboratori c’è anche una dimensione corporea, fisica perché il concetto è che lo strumento digitale non è sostitutivo o alternativo, ma è un elemento che serve a coinvolgere in maniera attiva i bambini, anche nella dimensione pratica, manuale, fisica che a quell’età è fondamentale. Comunque non ci interessa tanto andare nelle scuole a fare i laboratori quanto fare della formazione per gli educatori e gli insegnanti in modo che siano loro poi a replicare questa metodologia di coinvolgimento attivo e autoriale dei bambini. L’ambizione è arrivare al MIUR…

 

La vera sfida è coinvolgere chi al museo non ci mette mai piede…

Sì, il salto di qualità è proprio quello di allargare la platea, far diventare questo progetto culturale trasversale, diffuso, non semplicemente legato agli operatori del settore o alle famiglie che già frequentano i musei. L’input di fondazione Cariplo era proprio quello di rompere una certa barriera che c’è tra le istituzioni culturali e i fruitori. Noi abbiamo pensato ai musei, a un certo pubblico che non frequenta le istituzioni culturali che in Italia, diciamolo, sono anche un po’ respingenti, non così inclusive. L’idea di passare dai bambini e dai contenuti creati dai bambini significa proprio cercare di creare un ponte di collegamento, una forma di dialogo tra istituzioni e famiglie.

 

Avete anche pubblicato il primo libro della serie Artoo e Margherita.

È incentrato su un dipinto di Klee, Angel Applicant ed è stato realizzato a partire dalle storie dei bambini raccolte attraverso l’app. Lo spunto arriva dalle loro interpretazioni del quadro, i loro commenti sono diventati parte integrante della narrazione. I disegni sono invece dell’illustratrice Viviana Spreafico.

 

E poi, visto il periodo di reclusione forzata, ci sono le pillole sulla pagina Facebook.

Sicuramente andremo avanti fino a Pasqua, tutti i giorni ci sarà o un piccolo spunto artistico o una micro attività creativo-poetica da poter fare in casa per alleggerire un po’ la clausura. Lo facciamo tutti i giorni perché per i bambini avere un appuntamento fisso è un elemento importante, dà loro sicurezza.

 

 

Un progetto quello di Artoo in continua espansione.

Qualche settimana fa abbiamo vinto un bando europeo in cui Artoo verrà usato, non sappiamo bene ancora in che forma, come strumento digitale per lavorare con gruppi di bambini riguardo all’educazione e alla prevenzione delle discriminazioni di genere. Ci sono cinque paesi europei coinvolti: ogni focus mostra esempi di pratica per lo smantellamento degli stereotipi di genere. Un’altra bella sfida.

 

Angel Applicant di Paul Klee spiegato dai bambini – ITA SUB from Artoo on Vimeo.

 

artoobear.com

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