MDLSX motus_©DIANE_ilariascarpa_9521«Ordigno sonoro, inno lisergico e solitario alla libertà di divenire, al gender b(l)ending, all’essere altro dai confini del corpo, dal colore della pelle, dalla nazionalità imposta, dalla territorialità forzata, dall’appartenenza a una Patria», queste sono le parole con cui i Motus presentano il loro nuovo progetto, dal titolo MDLSX. Un lavoro che fa esplodere tutte le categorie imposte, comprese quelle artistiche. Non a caso ha la forma di un Dj/Vj Set,  con una strepitosa playlist di oltre 20 brani – dai Placebo agli Smiths, passando per Stromae, Air, Smashing Pumpinks, R.E.M., solo per citarne alcuni – inframmezzato da filmini di famiglia e da riprese effettuate in diretta, e più che uno spettacolo sembra un rito a cui assistere officiato da una straordinaria sacerdotessa, Silvia Calderoni, performer-attrice feticcio dei Motus (prestata anche al cinema dove è stata la protagonista, o meglio – grazie al suo fisico androgino – il protagonista, di La leggenda di Kaspar Hauser, 2012). La Calderoni usa il suo corpo senza risparmiarsi per esplorare i limiti, facendo ricorso al suo vissuto (i filmati sono quelli di lei bambina e adolescente), a riferimenti letterari (Jeffrey Eugenides, Middlesex, Mondadori, 2003), e filosofici con particolare attenzione agli studi sulla teoria queer, da Gender Trouble (1990; in italiano Questioni di genere. Il femminismo e la sovversione dell’identità, Laterza) a Undoing Gender (2004; in italiano Fare e disfare il genere, Mimesis Edizioni) di Judith Butler, passando per A Cyborg Manifesto (1983) di Donna Haraway per arrivare al Manifeste contra-sexuel (2000, in italiano Manifesto contrasessuale, edito da Il dito e la luna) di Paul B. Preciado. Ne abbiamo parlato con Daniela Nicolò, drammaturga e regista (insieme a Enrico Casagrande con cui ha fondato i Motus nel 1991) di MDLSX.

 

Hai scritto la drammaturgia di MDLSX con Silvia Calderoni. Ci racconti la genesi del progetto?

Intanto c’era il desiderio di fare un lavoro con Silvia, dopo dieci anni di lavoro con i Motus. Anche nei nostri spettacoli precedenti avevamo lavorato con lei sulla figura ambigua, incerta tra il maschile e il femminile, perché fisicamente Silvia è molto androgina. Siamo però partite con la convinzione di non voler fare un racconto autobiografico né un’autofiction di Silvia, anche se giochiamo molto con questa ambiguità (ci sono i filmini di lei bambina e adolescente che si vestiva come un maschio…). Dopodiché abbiamo fatto una grande ricerca sui testi, partendo da Herculine Barbin, il primo ermafrodita della storia a cui si è ispirato anche Jeffrey Eugenides per raccontare la storia di Calliope/Cal nel suo romanzo. Ci sono poi gli scritti fondamentali di Judith Butler, Donna Haraway e Paul Preciado, che prima era Beatriz, ma che ha scelto di non essere identificabile in un genere. Ci interessava il tema del queer inteso come possibilità altra di uscire dal codice binario maschile e femminile, categorie del tutto accidentali (già Pasolini parlava della necessità di superarle). Dopodiché abbiamo iniziato a lavorare avendo chiaro che doveva essere un DJ-VJset – Silvia fa anche questo nella vita – e quindi le parole dovevano interagire con una playlist musicale. Poi è arrivata, la proposta da parte di Silvia, di lavorare sui suoi film di famiglia, con lei bambina e adolescente. In realtà non c’è nulla di Silvia perché le parole provengono dai testi; diciamo che è una storia verosimile (Silvia non è un ermafrodito, ma potrebbe esserlo), ma è raccontata, sembra vera ma è fittizia.

 

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Etica ed estetica nei lavori dei Motus vanno di pari passo, ma visti i tempi si può dire che MDLSX è anche uno spettacolo politico…

Assolutamente sì. L’idea di margine, di confine è purtroppo drammaticamente attuale e sofferta. In questo caso di tratta di confini, steccati, barriere, muri che vengono eretti a partire dall’interno, dalla percezione che noi abbiamo dell’altro: la difficoltà che si ha verso il diverso che viene immediatamente identificato con il mostruoso. Da questo punto di vista Preciado nel suo Manifesto si fa portavoce dei «riproduttori falliti della terra» ossia gli handicappati, i gay… In Italia in questo momento con la questione dei diritti civili è sicuramente un tema di grande attualità, ma in una prospettiva molto più ampia riguarda il creare barriere verso i rifugiati, responsabili di avere un’identità difficilmente collocabile perché non hanno più una patria.

 

Spesso concepite gli spettacoli come capitoli di un progetto più ampio e anche MDLSX segna l’inizio di un’esplorazione sui confini che sfocerà in Black Drama. Un musical tragico. Di cosa si tratta?

Questa idea del rispetto dell’altro è in realtà strettamente legata alla democrazia e a quello che noi intendiamo per democrazia. Alla base di tutto c’è il documentario di Pier Paolo Pasolini Appunti per un’Orestiade africana che racconta i suoi sopralluoghi in Africa per la produzione di un film successivo che non venne mai realizzato. Noi intendiamo fare lo stesso viaggio che fece lui a fine 1968 – inizio 1969, in Tanzania e Uganda, ripercorrendo le stesse città visitate da Pasolini e arrivando fino a Kampala. Si tratta di “democrazie” dove l’omosessualità è illegale e i gay rischiano la vita perché c’è la pena di morte, ma sempre di più ci sono persone che fuggono o si coalizzano. Stiamo prendendo contatto con le comunità che si battono per i diritti civili e che sono molto attive. È un progetto che richiede tempo, ma l’idea è quella di realizzare un documentario che avrà una vita autonoma e poi anche uno spettacolo, nel 2018, che sarà un musical (e questa era anche l’idea di Pasolini) a partire da Elettra, lavorando solo con africani.

 

motus4A un certo punto in MDLSX compare una citazione esplicita di Gus Van Sant. Il cinema rimane un punto di riferimento per il vostro lavoro?

Sì, il racconto del viaggio in autostop si rifà esplicitamente a Cowgirl. Il nuovo sesso di Gus Van Sant che è sicuramente uno dei registi che più amiamo – anche per le sue prese di posizione – e che più abbiamo citato in altri lavori. Per come è montato, MDLSX ha sicuramente una forte struttura cinematografica. Non dico più che vorremo girare un film perché il teatro ci assorbe completamente, ma il riferimento più forte per noi rimane il cinema. Nei nostri lavori abbiamo sempre cercato di contaminare i vari linguaggi, talvolta con citazioni dirette, altre volte utilizzandone le tecniche.

 

Quest’anno festeggiate i 25 anni di attività. Cosa farete?

A Bologna in autunno ci sarà una celebrazione per i nostri 25 anni di attività e per l’occasione abbiamo deciso di riprendere Splendid’s, fatto solo da donne, ma assolutamente identico al precedente.

 

Dopo tutti questi anni i vostri lavori continuano a non venire ospitati dai grandi teatri e voi lavorate più all’estero che in Italia… Questo la dice lunga sul nostro Paese.

Ultimamente i grandi teatri hanno iniziato a chiamarci… Noi siamo e vogliamo continuare a essere indipendenti, quindi sarà difficile trovarci in teatri strutturati. Siamo contentissimi di lavorare in piccoli spazi e in festival indipendenti, ma effettivamente è strano perché a Vienna, a New York, a Parigi, veniamo ospitati da teatri importantissimi in cui non c’è separazione tra teatro di prosa e teatro di ricerca. In Italia invece gli steccati esistono e i programmatori ancora hanno paura di inserire i Motus in cartellone. In effetti se fosse stato solo per il lavoro in Italia avremmo dovuto chiudere bottega già da un po’.

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Milano       Teatro Elfo Puccini (Sala Fassbinder)      19-23 giugno

www.elfo.org

www.motusonline.org

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