Nel 1999 Jim Carrey si cala nei panni di Andy Kaufman (e del suo alter ego Tony Clifton) in Man on the Moon, diretto da Milos Forman. Sul set di quel film Carrey decide di documentare tutto quello che succede dietro le quinte. Ora quei «mattoncini Lego» sono diventati Jim & Andy: The Great Beyond – The Story of Jim Carrey & Andy Kaufman Featuring a Very Special, Contractually Obligated Mention of Tony Clifton grazie al regista Chris Smith che ha avuto accesso al materiale. Il documentario è stato presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e Jim Carrey ha spiegato il senso di quell’operazione in conferenza stampa, facendo anche intervenire i personaggi che ha interpretato.

 

L’idea di partenza

Di solito quando si fa un film viene realizzato un EPK (Electronic Press Kit) a scopo promozionale, girato da una troupe presente sul set che sviluppa una serie di idee strane, per esempio mi chiedono di preparare un panino facendo una voce strana o cose di questo genere. Non è particolarmente divertente… Poiché Andy voleva avere il controllo di questo progetto – e Tony Clifton pure – non ero io che prendevo le decisioni, ma uno spirito molto avventuroso che aveva deciso che la sua ultima ragazza Lynn Margulies e il suo partner Bob Zmuda sarebbero stati la troupe che li avrebbe seguiti ovunque. Cos’è accaduto allora? Che c’è stato qualcosa di veramente speciale, questa documentazione costante che andava ben al di là del film. Tutti quelli che lavoravano per il film hanno ritenuto che la parte più importante fosse proprio il backstage.

 

Giochi di ruoli

Ho sempre avuto il sospetto che Andy e io rivestivamo dei personaggi tutti e due insieme e questi dubbi riguardavano anche il personaggio che ha fatto la parte di me per tutta la vita. Sicuramente c’era un altro livello di impegno per me in questo film, ero psicotico in certi momenti…

 

Io e Andy

Il vero attore e il vero autore del film è Andy, era così impegnato in quello che faceva, e tutto questo mi ha consentito di lasciarmi andare totalmente, non credo di essere stato io a fare il film, è stato Andy. Questo era il pensiero che aveva in testa quando Lynn si è messa d’accordo con Bob e ha capito cosa avrebbe fatto Andy in quel momento, probabilmente si parlavano per telepatia, ma Andy tornerà in vita e farà questo film, non sarò io

 

Siamo solo delle idee

All’inizio di questo viaggio incredibile, tutto era centrato sulla mia personalità e sul fare dei personaggi nei film. Quando rivesti i panni di un personaggio, ti rendi conto – e succede soprattutto con Andy – che anche tu sei un personaggio. Quindi c’è un personaggio che ha fatto la parte di me per tutta la mia vita, io non ho un sé, è un personaggio che mi interpreta. Noi non siamo un ego, non esiste un “me” mio, c’è un’energia cui viene assegnata un’etichetta, un insieme di idee riguardo al proprio retaggio culturale, alla propria nazionalità, tutte queste cose che si suppone costituiscano delle ancore per una barca che in realtà non esiste. Trascorriamo la nostra vita a cercare delle ancore (per esempio l’identità nazionale), ma in realtà noi non esistiamo, siamo solo delle idee. E allora prendiamo tutte queste idee e le combiniamo insieme e ci mettiamo una sorta di braccialetto che indossiamo nella nostra vita, costituito da piccoli ciondoli che sono tutte queste idee, ma in realtà non è vero, noi non siamo nulla di tutto questo.

 

Il ruolo di Chris Smith

Tutto questo lo dobbiamo a Chris. Ha avuto una visione e non ha fatto soltanto una retrospettiva di Andy e del mio lavoro e dell’effetto che Andy ha avuto su di me, ha fatto qualcosa di più. Ha avuto un’influenza sulla mia identità e questo ha fatto parte del mio percorso spirituale nel corso del tempo, quando mi sono lasciato andare e mi sono dato a questo personaggio. Nell’intervista Chris l’ha sentito ed è stato gratificante per me vedere che una persona con uno spirito creativo meraviglioso entra nel mio lavoro, lo vede e non mi vede solo come una persona che fa delle smorfie… La maschera ha un significato in tutti i personaggi che ho interpretato e in tutti i film che ho girato. Non sono solo uno che fa smorfie, tutti gli aspetti anche ridicoli del mio lavoro hanno sempre un significato e vale per tutti i miei film. Posso raccontare qual è il significato spirituale che sta dietro a Scemo e più Scemo per esempio: io voglio fare la parte di questo personaggio che dice che la sua innocenza pre-egoica funziona ed esiste…

 

L’onestà è sovversiva

Volevo distruggere Hollywood, non volevo esserne parte. Ho fatto questo mestiere per prendere in giro i leader, le persone che hanno un grande ego, che hanno le risposte, il tipo di atteggiamento alla Clint Eastwood, volevo prendere in giro i film insomma, e così è stato per tutta la mia vita. Per me ci deve essere sempre un aspetto sovversivo in quello che si fa e non occorre andare lontano, basta recarsi in un luogo onesto. L’onestà è sovversiva, nella città delle maschere la maggior parte di noi ne indossa una e quando qualcuno è autentico diventa molto difficile per gli altri indossare la maschera perché li si porta allo scoperto.

 

La tavolozza

L’arte è capitata per tutta la vita dentro di me, semplicemente la tavolozza cambia da una volta all’altra. Se faccio un film dipingo di meno, ma quando ero ragazzino tutto quello che volevo fare era disegnare cartoni animati o fumetti, ho avuto un insegnante in prima media che ha raccolto i miei disegni con i missili e me li ha mandati quando sono diventato famoso. Ieri ho finito un dipinto e ne sono orgoglioso, ci sono dei soldati che salgono su un elicottero e uno di loro sta piangendo. L’ho preso da una fotografia dove si vede questo soldato che si gratta sotto la benda e la tira su e scruta da sotto la benda. Non so cosa significhi, di solito lo capisco solo dopo qualche tempo. Prima di venire qui l’ho guardato, è finito. Senza alcuna ragione particolare dopo ho dipinto una ballerina sulla porta perché per me personifica la grazia, quindi il soldato scruta da sotto la benda scorge la grazia.

Libertà creativa

A un certo punto ho pensato di passare dietro la macchina da presa, ma ci sono persone che si guadagnano da vivere facendo questo mestiere, riuscendo effettivamente a sviluppare tutta l’idea, come un grande ombrello che contiene vari elementi. Amo comunque avere una certa libertà nei miei progetti in modo da esplorare in modo eccentrico ogni strada che può portare dentro al personaggio e quando mi chiedono di che colore deve essere la tovaglia posso deciderlo, comunque potrei diventare regista se non facessi l’attore dei film.

 

Jerry Lewis

Penso che fosse un genio assoluto. Contiene in sé così tanti livelli, così tanti strati, così tante modalita di recitare diverse, ci ha dato tutto, ma io sono colpito da tanti attori, non soltanto i comici. Anche Marlon Brando era un eccellente comico. I più grandi artisti contengono tutte queste sfaccettature, non è che negano un loro aspetto per un altro. La scomparsa di Jerry è stata sicuramente un grande dramma, ma la sua vita è stata incredibile, io mi ero quasi telepaticamente collegato a lui, mi dicevo lo stanno trasmettendo, accendevo la tv e lui era lì. Per me le sue battute significano tantissimo.

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