Julianne Moore ci racconta il suo punto di vista su Suburbicon. Un viaggio indietro nel tempo: la storia è ambientata in un’idiliaca cittadina americana Anni 50, tutta famiglie modello e colori pastello, la cui perfezione democratica viene “smascherata” dall’arrivo di una famiglia afro-americana. Il sogno americano nasconde l’incubo.

Due gemelle

In Suburbicon mi raddoppio perché interpreto due gemelle: Rose e Margaret. Una è bionda e l’altra mora: idea mia… La prima è sposata con Matt Damon: ha un figlio e, a causa di un incidente, è paralizzata. E infelice. Margaret è la sorella che vive con loro: fa quello che Rose non può e forse non vuole più fare, si occupa del ragazzino. Erano già tutte scritte in sceneggiatura, io ho aggiunto solo qualche dettaglio fisico e un certo lato romantico alla seconda. Perché credo che il romanticismo nasca dalla mancanza… Poi però, una notte, la famiglia finisce in ostaggio di due rapinatori e… È un film dei fratelli Coen girato da George Clooney: non c’è altro da dire.

 

Io e Clooney

George, lo conosco da molti anni ed è esattamente la stessa persona che è nella vita di tutti i giorni. Generoso. Divertentissimo. Interessato a tutto. Preparato su tutto. Suburbicon viene da una sceneggiatura dei fratelli Coen scritta quasi 30 anni fa, che George avrebbe dovuto interpretare. Non se ne è mai fatto niente, finché, due anni fa, mi ha telefonato e detto: “Ho un film per te. E ti propongo due ruoli!”. Vuoi risparmiare, dì la verità”, gli ho risposto…Noi scherziamo sempre. Sul set, per esempio, il joke del mio amico regista era: “Non lamentarti, che sei in mezzo a due uomini più sexy del mondo”… Si riferiva al fatto che lui è stato votato due volte da People The sexiest man alive, e Matt, che interpreta mio marito, una volta… Cosa potevo rispondere?

 

Gli Usa non sono un paradiso

Il verbo da utilizzare per descrivere questo film è “smascherare”. Aggiungo: è mai esistito il paradiso americano? Per me no. Noi abbiamo bisogno di credere alle favole, e chi ci governa lo sa… Suburbicon è un film dei fratelli Coen per quanto riguarda la storia e il mood sempre più dark e direi anche sanguinarii della famiglia Lodge, mentre la parte “politico-razziale” è tutta di George. È lui che ha ripensato a quanto era accaduto negli Anni 50 a Levittown, in Pennsylvania. Era considerato il paradiso della middle-class americana bianca, ma tutta quell’armonia crollò quando arrivò una famiglia black. Un fatto di cronaca che non conoscevo affatto. George mi ha fatto vedere il documentario girato nel 1957, su cosa accadde a William e Daisy Meyers, su come furono addirittura costretti ad andarsene, perché i “bravi cittadini” bianchi di Levittown li perseguitavano. Nel nostro film sono inserite anche immagini d’epoca, degli scontri.

Mentre giravamo Trump veniva eletto…

Dobbiamo raccontare sempre di più il mondo in cui viviamo, che non dobbiamo chiudere gli occhi, che bisogna insegnare ai nostri figli che siamo tutti uguali. Ho ripensato al fatto che, mentre giravamo Suburbicon, Donald Trump veniva eletto presidente degli Stati Uniti. Passare da Obama a lui… È questa la realtà. Ma è anche vero, come dice George, che siamo un Paese che è sempre stato capace di corregersi. I mostri si creano con le scelte che facciamo. Levittown e la nostra Suburbicon sembrano Disneyland. Ma Disneyland non esiste. È un parco giochi, non è il mondo reale. L’America, il nostro oggi e il nostro ieri sono molto più complessi. Le favole non devono addormentare il nostro senso della realtà. Io sono un’attrice. Mi sveglio la mattina sapendo che andrò sul set, indosserò abiti di alta moda, mi fotograferanno. Tutto bellissimo, divertente, appagante. Ma so anche che ho due figli, una famiglia, che vivo in un Paese pieno di contraddizioni. Ho marciato per le donne e contro i rigurgiti razzisti insieme a mio marito e a mia figlia, lotto perché ci paghino e trattino come i nostri colleghi uomini… E non parlo solo di Hollywood: noi siamo sotto i riflettori, ma in tutti gli ambienti lavorativi c’è questa disparità. Da persona nota è mio compito ricordarlo.

 

Una famiglia di militari

Io vengo da una famiglia di militari, sono cresciuta viaggiando perché mio padre passava da una base all’altra: in genere si pensa che quelli dell’esercito siano dei conservatori, in realtà i miei genitori erano dei veri liberal. Però mi hanno insegnato che nella vita bisogna seguire le regole. Regole sociali e personali. Ai miei figli dico che devono dare un ordine alla loro vita: darselo da soli, senza farsi infleunzare, ma darselo.  Scelgo film che mi divertono e film “politici”, ma anche coi primi racconto il mondo in cui viviamo. I miei personaggi hanno la mia complessità e le mie contraddizioni. Che sono quelle di tutte e di tutti.

 

 

Julianne Moore as Margaret in SUBURBICON, from Paramount Pictures and Black Bear Pictures.

 

 

 

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