fraAl festival di Cannes con due film (Personal Shopper di Olivier Assayas e Cafè Society di Woody Allen), Kristen Stewart ha instaurato con il regista francese un rapporto professionale e una complicità davvero speciali. Al punto che Assayas ha confessato di avere trovato in lei la sua attrice ideale e di volere proseguire nella collaborazione. A lungo. Di nuovo al festival dopo On the road, Kristen Stewart ci racconta come ha costruito la Maureen di Personal Shopper.

 

I fantasmi di Personal Shopper

Sul set pensavo alla battuta di Sils Maria, quando il mio personaggio e quello di Juliette Binoche discutono sui film fantasy: io dico che in loro c’è comunque tanta verità, mentre lei non è d’accordo. È come se Personal Shopper partisse da quel dialogo: i fantasmi sono simboli, metafore. Non è vero che sono film più superficiali di un dramma psicologico iperrealistico: Personal Shopper è anche un film di fantasmi – quelli che incontra e con cui dialoga Maureen – che racconta come siamo noi oggi. Anche le nostre paure, certo. Ma soprattutto il nostro non riuscire più a parlarci: Maureen non parla, non ne è capace. Con Assayas abbiamo discusso del look.  Doveva vestire molto semplicemente, avere i capelli pu14Assayasliti ma non curati, pochissimo trucco. È quasi androgina. Doveva riflettere tutta l’ambiguità del suo rapporto di amore e odio con l’ambiente della moda in cui vive ma di cui non si sente parte, non vuole sentirsi parte

 

Io e Olivier

Con Assayas mi ero trovata benissimo: è uno che parla tantissimo coi suoi attori, in ogni fase del film. Sapevo che Olivier lavora spesso con le stesse persone: attori, tecnici. Eravamo proprio a Cannes per Sils Maria quando ho saputo che stava già lavorando a un nuovo film. Ho pensato: “Mi piacerebbe esserci”. Quando mi hanno proposto Personal Shopper non ci ho pensato un attimo. E ho detto sì. Non mi era mai capitato di sentirmi così parte di una squadra che è anche una famiglia. Quando mi ha detto che ha scritto il film pensando a me mi sono sentita onorata e responsabilizzata. Mi ha mandato la sceneggiatura ho davvero avuto l’impressione che quella giovane donna che si muove per Parigi senza mai fermarsi, che fa l’assistente per una diva che non vediamo mai, che prende il treno e va a Londra e poi torna, che lavora e nello stesso tempo non sa comunicare con gli altri, come se il suo fare compensasse tutti i blocchi e l’incapacità – quasi da persona socialmente handicappata – di relazionarsi… Aveva tanto di me. Olivier ha fatto un film completamente diverso da Sils Maria, un film meditativo, che mixa la contemporaneità a una storia di fantasmi, e nel mondo della moda che è così illusorio.

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La verità delle emozioni

Lei è una donna moderna, che magari usa il suo lavoro come armatura per difendersi dal mondo. Io non raggiungo i suoi eccessi, ma questo è un film così umano che non puoi non ritrovartici. Olivier è un regista molto razionale, anche intellettuale, ma in Personal Shopper penso che sia stato capace di raccontare delle emozioni molto vere. Lei è una solitaria in mezzo alla folla. È strano, ma io sul set ho sempre avuto questa sensazione: mi sento sola in mezzo alla folla, è come se gli altri attori fossero dei fantasmi. È una donna in un momento di crisi, vive ai lati del mondo della moda che la affascina e che nello stesso tempo respinge. Sono momenti che attraversiamo tutti.

 

Da Allen ad Assayas

Il bello della vita, passare attraverso stati d’animo differenti. Questo lavoro amplifica ancora di più la cosa. Olivier ha accettato di posporre l’inizio delle riprese perché prima ero impegnata con Woody Allen. Mi ha aspettata. E ha atteso che io uscissi dal personaggio di Woody Allen, dalla sua solarità e dal suo essere così affascinante. Non avrei potuto passare da una all’altra nel giro di 24 ore. Non voglio dire che mi sono preparata, per Maureen. Ho solo dovuto staccarmi dal film di Woody ed entrare in un mood completamente diverso.

 

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