L’isolamento forzato in epoca di coronavirus induce a sondare strade che consentano di passare il tempo in maniera piacevole, non solo di farlo scorrere. Accanto a film, serie tv, libri, dischi ed enigmistica, molti (ri)scoprono i “giochi da tavolo”. C’è stato un momento, in Italia e non solo, in cui tali giochi hanno rappresentato (anche) uno straordinario e diffuso strumento di socializzazione, oltre che di divertimento: è successo soprattutto negli anni Settanta del secolo scorso, quando presero piede, nella scia di tradizionali e assai risalenti attività ludiche da vivere seduti (scacchi, carte, dama, backgammon e simili), giochi quali Monopoly, Cluedo, RisiKo, quindi Pictionary, Trivial Pursuit e altri. Un fenomeno che, a partire dagli anni Novanta ha subito l’offensiva, in apparenza inarrestabile, dei video-giochi, che parevano destinati a soppiantare definitivamente cartaceo e dintorni. Il nuovo millennio fa invece registrare, quasi a sorpresa, la pacifica convivenza tra analogico e digitale. Per approfondire la materia, abbiamo consultato un esperto come Marcello Bertocchi, creativo che ha vissuto anche alcuni anni in Giappone e rivela una passione sfrenata per le attività ludiche, trasformata infine in professione: il trentatreenne bresciano (titolare insieme al padre di una ditta che si occupa di produzioni per lo spettacolo), ha infatti dato vita nel 2018 a un progetto parallelo, ovvero “XVgames”, che è il nome di una ditta di design, elaborazione e progettazione di giochi da tavolo: si dedica all’ideazione di nuovi o ne costruisce “su misura” per specifiche richieste, ma si occupa anche di “localizzare” quelli di provenienza straniera, adattandoli alle peculiari esigenze nostrane, considerato che nel settore c’è il copyright sui temi, ma non sulle meccaniche. In questi anni Bertocchi ha maturato una certezza: “Gli appassionati di giochi digitali lo sono in buona parte anche di quelli da tavolo, le due categorie non sono davvero in contrapposizione. Mentre chi nasce con i tradizionali tende di più a specializzarsi (un giocatore di scacchi di buon livello, di solito lo fa in maniera esclusiva), nei cultori dei giochi da tavolo c’è maggiore disponibilità a spaziare in ambiti differenti. E rispetto all’universo videoludico, più limitante sul versante della socialità, prevale la dimensione collettiva”.

 

 

 

Marcello: negli anni Settanta, in Italia si imposero Monopoly, RisiKo, Cluedo; quindi diverse edizioni di Trivial Pursuit e Pictionary. Sono giochi ancora attuali?

Continuano a funzionare e conservano frotte di estimatori, non necessariamente nostalgici. Rispetto ai giochi moderni, tuttavia, è come paragonare una lampada a olio con una a led. Mi spiego: ci sono evoluzioni differenti di questi giochi che ne mantengono le caratteristiche di base, avendone però risolto le problematiche di fondo, che, in estrema sintesi, erano: lunghezza eccessiva, una certa staticità, l’esclusione dei concorrenti eliminati per periodi molto ampi. Tutte situazioni che sovente configgevano con l’idea di un gruppo di persone di passare qualche momento insieme, in relax. L’innovazione, a partire da alcuni archetipi fondamentali, è di conseguenza avvenuta sul piano del ritmo, del coinvolgimento e del design, che in questo settore significa essenzialmente “meccanica del gioco”.

 

Il diffondersi dei video-giochi ha avuto ripercussioni negative sui giochi da tavolo?

In principio, forse, ha creato un po’ di panico, associata alla sensazione che si potesse chiudere un’epoca. A conti fatti, si è potuto invece constatare che, a differenza di chi era nato con i giochi tradizionali, che tendeva a specializzarsi, gli appassionati di giochi digitali sono in massima parte estimatori anche di quelli da tavolo. Non c’è (quasi mai) contrapposizione, e l’elemento differenziante piuttosto riposa nella dimensione collettiva e socializzante, decisamente più marcata nei giochi da tavolo rispetto all’universo video-ludico.

 

Quali sono i numeri del fenomeno, a livello mondiale?

Sfioriamo i 10mila nuovi titoli all’anno immessi sul mercato planetario. In cui il leader in termini quantitativi sono gli Stati Uniti, sebbene il meglio venga forse dalla Germania. Paesi che hanno dato vita a scuole di pensiero profondamente diversificate: german definisce giochi in cui prevale l’aspetto gestionale, spesso con minore interattività e un ruolo ridotto assegnato alla fortuna; american si riferisce a prodotti più ludici e interattivi, ma pure con maggior spazio per l’elemento casuale.

 

Una domanda a beneficio di chi si avvicinasse per la prima volta alla materia: qual è la differenza tra giochi da tavolo in senso stretto e giochi di ruolo?

Nei giochi di ruolo, oltre che aderire a un sistema di regole, ci si cala nei panni di un personaggio il quale è quasi sempre parecchio distante dalla personalità del giocatore; anzi, più lo è, più ci si diverte. Cosa, questa, che introduce nello svolgimento elementi di teatro e improvvisazione, predisponendo o stimolando i giocatori all’apertura mentale.

 

 

Come siamo messi, quanto a parità di genere? Prevalgono tuttora i giocatori maschi, come nell’immaginario consolidato, o non è più così?

Storicamente si è diffusa, ed è stata cavalcata anche a livello di marketing, l’immagine del consumatore seriale quale nerd, bianco, adolescente, maschio. Ciò avveniva negli anni Novanta, soprattutto, ma da allora si sono fatti enormi passi in avanti. Nel 2020, la realtà è infatti profondamente cambiata: nell’utilizzo, ci siamo decisamente avvicinati alla parità di genere, se possiamo chiamarla in questo modo. E ciò avviene tanto nel classico gioco di carte, come in quello da tavolo moderno, come pure (in maniera forse ancora più netta) nel gioco di ruolo. Personalmente ritengo che proprio i giochi di ruolo – anche per il fatto che chiunque vi prenda parte deve calarsi in panni diversi dai suoi e affrontare le situazioni da prospettive inedite – contribuiscano ad allargare gli orizzonti.

 

Nella inconsueta condizione di isolamento che molti cittadini del mondo stanno vivendo in questo periodo, capita che siano confinati in casa nuclei di grandezza variabile. Hai consigli di intrattenimento che valgano anche per chi è solo?

Certo. In questo caso, punterei sui giochi che fanno vivere avventure: Le case della follia (horror), Viaggi nella terra di mezzo (fantasy) e Star Wars Imperial Assault (fantascienza). Derivano tutti dalla tradizione dell’evergreen HeroQuest – un classicissimo di genere – e la espandono con risorse moderne: permettono di vivere avventure su più scenari, guidati da un’applicazione digitale. Interessante, per altri verso, pure la serie Sherlock Holmes, che propone giochi investigativi adatti tanto per un solitario che per una compagnia.

 

Per le coppie, cosa suggerisci?

Sono perfetti i giochi strategici, tarati sulla sfida secca tra due giocatori, come Onitama e Santorini. Sono di stampo classico, prevedono l’uno contro uno, senza componente di fortuna: per offrire un’idea di massima, potremmo definirli “scacchistici”, ma dal taglio moderno: non richiedono anni di esperienza per essere goduti, e si risolvono in 15-20 minuti. Ma c’è pure Chartae, esso pure un gioco strategico in cui bisogna ricostruire una mappa cercando di creare zone il più estese possibile di un elemento, mare o terra: lo ha realizzato Reiner Knizia, uno dei più celebri board game designer del mondo: è imminente il lancio della seconda edizione.

 

Rivolgiamoci a nuclei allargati…

Escludendo i party-game più articolati (che prevedono parecchi giocatori e la cui segnalazione rinviamo a epoche senza rischi di contagio) ci sono prodotti adatti alle famiglie, come King of Tokyo (con dadi e mostri), Pozioni esplosive (con carte e treni), Bandido. Se i figli sono grandi, allora è perfetto The Mind, gioco premiatissimo e dal design innovativo, in cui i giocatori devono collaborare e sviluppare un feeling tra loro, per ordinare le carte numerate che hanno in mano, in tempo reale e senza potersi parlare; ma anche Bang, tra le prime produzioni nazionali ad avere successo nel mondo, che ci cala in un Far West dove si lotta fino all’ultimo proiettile e a ruoli nascosti. Tra i giochi di ruolo, cito il frizzantissimo Lovecraftesque (horror/thriller, designato quale miglior gioco di ruolo italiano del 2018), Dungeons & Dragons (un grande classico fantasy, facile da trovare e da imparare), Urban Heroes (con supereroi). Restando invece nel campo dei party-game che possono essere adattati a nuclei anche ridotti, con pochi giocatori, ne segnalo tre: Justone, che ha vinto il premio tedesco quale top di gamma del 2019 ed è un gioco cooperativo di parole e suggerimenti; Fake Artist Goes To New York, un’interessante alternativa al Pictionary; infine Dixit, che si fonda su immagini e idee ed è tra i prodotti più venduti al mondo nel suo genere.

 

Evadiamo ora dall’emergenza e dunque dalla situazione contingente, limitata: puoi indicarci qualche gioco che sta per essere lanciato sul mercato e merita quantomeno uno sguardo?

A breve uscirà Point Salad, che è un ottimo gioco di carte per tutti, semplice e immediato ma comunque intrigante. Le carte hanno sul fronte una categoria di verdura e sul retro un modo per fare punti, combinandole: raccogli le carte, scegliendo tra i due lati, e fai più punti possibile. Un altro prodotto che si troverà disponibile entro un paio di mesi è Rumble Nation: ambientato nel Giappone feudale, rappresenta un’ottima alternativa al solito RisiKo; è legato a poche scelte ma determinanti, e ha il pregio di durare meno di mezz’ora, di tenere tutti in gioco fino alla fine e di funzionare benissimo anche se i giocatori sono un mix di principianti e scafati aficionados.Infine, si attende la nuova edizione di King of Tokyo, ideato da Richard Garfield (autore di notevole rango e creatore, tra gli altri, del must Magic the Gathering), di cuo si può ancora trovare in giro la precedente versione, pure leggera e divertente: è un gioco di dadi per platee allargate, dove si assume il ruolo di mostri “cattivi” e si combatte per distruggere la città.
Tra i mini-giochi da poco disponibili (ma non ancora completati) c’è anche una nuova serie della casa editrice italiana Horrible Guild, con mazzi di carte diversamente tematizzati ma con un unico regolamento di gioco: lo scopo del gioco è dedurre il personaggio corretto seguendo le indicazioni (mute) di un partecipante che le conosce.

 

Quali sono i luoghi più indicati per acquistare giochi da tavolo e di ruolo?

Se andiamo oltre la contingenza, in cui non c’è di fatto alternativa alle piattaforme di vendita in rete e al negozio online, io suggerisco sempre i negozi fisici, perlomeno quando è possibile: sono la prima linea che lavora sul territorio e che promuove il gioco, in grado di sviscerarne le caratteristiche e, prima ancora, di consigliare ogni acquirente sulla base di gusti ed esigenze manifestati.

 

MARCELLO BERTOCCHI vive e lavora a Rezzato, in provincia di Brescia.
Chi fosse interessato a contattarlo può scrivere a info@xvgames.it o telefonare al 338/2020702.

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