Un mosaico disegnato e geopolitico della Storia passata o presente. Da Pancevo, Serbia, dopo la guerra del Kosovo – «un buco nella cartina» – al parco Buttes-Chaumont di Parigi, ventre buio e periferico, in cui si formano gli attentatori alla redazione di Charlie Hebdo. Dal gasdotto russo che lega – in tanti sensi – il triumvirato Italia, Russia e Turchia, al Canada dell’attivista anarchico e pacifista Allan Antliff. Il giornalismo a fumetti di Gianluca Costantini ha il potere di racchiudere in poche tavole e un pugno di parole (spesso scritte con Elettra Stamboulis) quello che è appena accaduto o sta ancora accadendo nel mondo, senza la pretesa di un punto di vista obiettivo, nè tantomeno l’illusione di “ri-presentare” la realtà attraverso le immagini, come si presume faccia la fotografia (répresentation, ci insegna Barthes, oltre che “rappresentazione” è anche ri-presentarsi di qualcosa, ma sappiamo anche che didascalie, decontestualizzazioni e manipolazioni rendono il frammento fotografico estremamente fragile). Anzi, spesso “dipinge”, rivede, graffia proprio un’immagine fotografica, per trovarne nuovo significato o nuova drammaticità. I fumetti di Costantini – ‘Channeldraw’ per il Web – mostrano fatti e storie dal “suo” punto di vista. Riassumono efficacemente e senza orpelli – con un tratto sempre riconoscibile ed essenziale – un evento, una persona, un abuso di potere, una tragedia passata o presente con rara schiettezza, pudore e al contempo con una chiara presa di posizione. I disegni di Channeldraw filtrano infatti ogni cosa attraverso uno sguardo “politico” e dichiaratamente militante.

 

Una sua sola tavola su Putin («Il potere parla. Tu ascolti.») ci dice molte più cose delle quattro ore di “documentario” di Oliver Stone. Offre uno dei migliori e feroci ritratti di Trump: tavola completamente nera, uno sparuto ciuffo di peli biondi al centro della scena e una mano bianca che emerge dall’inchiostro fa “Bang!” verso il cielo, come una pistola. Basta un ricciolo di colore e disegno, la proverbiale parte per il tutto si fa inquietantemente tangibile. Il nuovo lavoro dell’artista ravennate (ma cittadino del mondo) in questo senso è forse uno dei più compiuti ed emblematici della sua unicità (almeno in Italia): raccoglie le tavole realizzate negli ultimi anni per molte riviste su vari fatti e vari luoghi (da Internazionale al francese Courrier International). Fedele alla linea (ed. Becco Giallo), un titolo-manifesto e dalle molteplici suggestioni, è un librone di oltre 300 pagine che mostra, attraverso un sentire underground, da controcultura, eventi spesso poco raccontati dal giornalismo dei nostri quotidiani (storie di gasdotti russi e trivelle, storie di potere, così come racconti di poveri cristi). Costantini “vanta” in curriculum anche la censura sul Web da parte del governo turco e tanti disegni sulle principali manifestazioni internazionali, da Gezi Park a Occupy Central di Hong Kong, molti dei quali sono stati poi usati e postati sui social dagli stessi manifestanti. I suoi, mi ha raccontato una volta (cfr. iodonna.it, 7 giugno 2015): «sono disegni che non fanno ridere e per questo inconcepibili per i quotidiani italiani. La vignetta deve essere di satira o strappare un sorriso. Io cerco semplicemente di raccontare un fatto attraverso una o poche tavole “serie” su argomenti seri.» Come ogni punto di vista personale non sempre è condivisibile, l’uso di certe parole – «selvaggi e perduti» – per definire Chérif e Saïd Kouachi pare quanto meno azzardato. Proprio nel racconto sui Kouachi, però la vera scorrettezza politica (pura nemesi a fumetti!) sta nel dare al terrorista integralista musulmano Chérif i tratti dell’ebreo Vinz-Vincent Cassel dall’Odio di Kassovitz…

Costantini riesce sempre a destabilizzare e a fare cogliere al lettore come ogni singolo fatto di ogni periferia del mondo ci ri-guardi. Lo strepitoso capitolo Il giorno della conoscenza, ad esempio, dedicato all’attentato e alla stragi di Beslan, comincia così: «Immagina. Immagina che un giorno alla scuola di tuo figlio qualcosa di estraneo entri… E che la campanella suoni ma nessuno esca…». Molto potente il capitolo dedicato a Giuseppe Mazzini (con testi di Maurizio Maggiani), in cui l’artista ridà colore (rosso fuoco) all’icona del rivoluzionario risorgimentale che qualche libro di Storia ha tentato di seppellire «sotto una montagna di retorica di marmo» o d’impolverare nel tempo, rendendola mero nome per piazze, strade o busti di bronzo, dunque “addomesticandola”. Ci ricordano Costantini-Maggiani: «Era il pericolo pubblico numero uno. Era il sovversivo più temuto del mondo… Lui pensava che fosse solo nei popoli la sovranità e in ciascun uomo il diritto ad esercitarla… Lui pensava che il primo dovere di ognuno fosse combattere ogni forma di tirannia e di usurpazione. E che nessun compromesso fosse accettabile con la dittatura, fosse anche quella del proletariato…» Grandiose le tavole su Muhammad Ali, in versione San Sebastiano come nel celebre scatto di Carl Fischer mentre, renitente alla chiamata alle armi, pronuncia il leggendario: «Non ho nulla contro i vietcong, nessuno di loro mi ha mai chiamato negro». Osservava il compianto fumettista satirico turco Oguz Aral ridisegnato (dunque vivo) da Costantini: «Dio salvi gli ubriaconi e i caricaturisti!». Per estensione: salvi i fumettisti più bravi anche se non fanno caricature.

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