Macbeth-2015-Movie-Wallpaper-14-300x169Marion Cotillard, incrociata all’ultimo festival di Cannes, ci racconta la sua esperienza sul set del sanguinario, materico e fangoso Macbeth di Justin Kurzel con Michael Fassbender, David Thewlis, Paddy Considine. La diva francese si deve essere trovata davvero bene a lavorare con il regista australiano e con Michael Fassbender dato che il terzetto è tornato a lavorare insieme per la versione cinematografica del videogioco Assassin’s Creed (ora il film è in post-productione e sarà in sala negli Stati Uniti il 21 dicembre 2016).

 

Il Macbeth di Kurzel

Sono partita dalla visione di Kurzel. Anzi, dal lavoro coi miei due partner: Justin Kurzel e Michael Fassbender. È stato davvero un lavoro a tre. Justin aveva chiarissima la visione che voleva dare. Shakespeare è immenso. È importantissimo quindi decidere che chiave dare al film.  Devi iniziare a lavorare sapendo esattamente che spirito avrà la tua rilettura, su cosa vuoi puntare. E ovviamente anche cosa vuoi sacrificare. Avevo questa donna da incarnare: una persona a suo modo contemporanea, che deve farsi spazio in un mondo maschile di guerrieri e re, che vuole dimostrare di avere una sua vita, una sua testa, delle sue aspirazioni. E io non mi sono mai sentita la donna della banda, come loro non si sono mai sentiti i maschi… È stato molto bello: non capita spesso di sentirsi tutti sullo stesso piano. Col tuo regista e col protagonista del film, intendo. Se tu non sei la protagonista – come mi era successo con La vie en rose, o Due giorni e una notte –  spesso finisci invece col sentirti il terzo lato. Non qui. Justin ha subito fatto entrare Michael e me nella sua visione e nel tipo di esperienza che voleva regalare al pubblico.

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Le prove, il freddo e il fango

Justin ha puntato sulla semplicità. Macbeth è uno dei testi più complessi di Shakespeare, ma è centrato come sempre sui sentimenti essenziali dell’essere umano: i suoi sogni, di cui finisce per essere vittima. Mi piace pensare alla storia di Macbeth e Lady Macbeth in questi termini: il sogno del potere, dell’affermazione di se stessi. Come Romeo e Giulietta è il canto del sogno d’amore di cui si resta vittime. La ricostruzione storica è perfetta: Macbeth è ambientato nel Medioevo e anche noi abbiamo vissuto come a quei tempi. In realtà le tende le usavamo durante il giorno, poi alloggiavamo in albergo, ma era molto spartano. Il film l’abbiamo girato prima nei dintorni di Londra e poi ci siamo trasferiti nella Scozia più profonda, dalle parti di Inverness. Lì stavamo in un villaggio perso davvero nel nulla: e ancora più perso nel nulla era l’accampamento/set fatto di tende. Il freddo, il vento, il fango del film li abbiamo sperimentati tutti. Prima di arrivare sul set abbiamo fatto moltissime prove per un mese e mezzo: è stato davvero come a teatro, siamo stati insieme per creare questi personaggi e lo spirito che li unisce. Fino alla fine.

 

Wells e Polanski

I Macbeth di Orson Welles e di Roman Polanski non li ho voluti rivedere, sapevo che il nostro film doveva essere altro. Quei due film li ho riguardati una volta finito il nostro: e sono contenta di aver notato che è come se fossero tre film totalmente diversi che, per caso raccontano la stessa storia. Mi piace quando succede è la conferma dell’originalità di un lavoro.

 

XVM9a8d2bce-ee7c-11e4-9013-9a6b31b90029La mia Lady Macbeth

Confesso che ho sempre saputo che un giorno avrei interpretato Lady Macbeth, ma pensavo a teatro e in francese. La prima volta che ho letto l’opera nell’inglese d’epoca non ho capito assolutamente nulla. L’accento è stato la parte più “facile”: avevamo un coach sul set, Neil Swain, specialista in Shakespeare. Ogni parola del testo ha due o tre significati e lui ci spiegava esattamente quello che l’autore aveva voluto dire e che noi dovevamo ricreare. Ci ha insegnato perfino ad andare a cavallo come facevano all’epoca. Prima ho studiato tantissimo sia il testo shakaspeariano originario che altri testi dell’epoca, proprio per apprendere l’inglese medioevale. Lady Macbeth, come tutti i grandi personaggi della letteratura, appartiene al suo tempo – in questo caso al Medioevo del dramma e all’Inghilterra cinquecentesca del suo autore – e nello stesso modo travalica le epoche. È un’essenza. È un fantasma che non ha età ed epoca anagrafica. In più il fatto che io sia francese, mi ha spiegato Justin, gli serviva a isolarmi ancora di più dal resto del cast/corte: Macbeth e Lady Macbeth, nella sua testa, erano due outsider, due esclusi che si vendicano per questo. Non è solo avidità la loro, o sete di potere fine a se stessa. All’inizio quando Macbeth torna dalla guerra è come un reduce che soffre di Sindrome da stress post traumatico, per dirla con termini contemporanei. E Lady Macbeth non lo vede da anni, probabilmente non ricorda neppure come è fatto e magari, quando lui partì, era ancora una bambina. Sono le vittime di un mondo che vive di guerre.

 

Io e Michael Fassbender

Con Michael Fassbender ci siamo fatti molte domande: sono due assassini? Sono due persone? Per noi erano entrambe le cose. Due persone che uccidono senza separarsi mai, che si ritrovano all’inizio dopo anni di lontananza e che ritornano a essere una persona sola. Abbiamo lavorato moltissimo sul testo, l’abbiamo letto e riletto insieme, abbiamo fatto tantissime domande a Justin e al nostro esperto shakr9UcVcUyUrrxespeariano. Michael è un partner straordinario: preparatissimo, è una di quelle persone che ti sorprendono sempre. Non ci sono episodi particolari da raccontare, ma posso dirvi che io ogni mattina arrivavo sul set sapendo che lui mi avrebbe sorpresa: non sapevo come, ma sapevo che l’avrebbe fatto.

 

 

 

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