Con I cieli c’è l’occasione imperdibile di conoscere l’opera della newyorchese Sandra Newman (Boston, 1965), arrivata al quarto romanzo e finalmente tradotta da noi grazie a Ponte alle Grazie, euro 16,80, pag.246 (finora era uscito solo il suo saggio a quattro mani con Howard Mittelmark, Come non scrivere un romanzo, Corbaccio). I cieli è stato un trionfo critico di rare proporzioni. Per il New York Times la scrittrice è “un’abilissima costruttrice di trame, che fa in modo che le linee narrative si incrocino con grazia e velocità”. Jonathan Safran Foer si è speso per lei:”Sandra Newman ha un modo di pensare incredibilmente originale”. Il romanzo incrocia storie ambientate in differenti periodi storici esplorati con sguardo distopico. Da una parte ci sono Ben e Kate nel 2000 in un mondo che vuole conquistare Marte, con una verde favorita nella corsa alla presidenza; dall’altra troviamo i sogni di Kate che immagina di essere Emilia Bassano Lanier, poetessa ebrea italiana che viveva nell’inghilterra del XVI secolo. La peste nella Londra del 1593 , l’11 settembre nella N.Y di oggi… “Una storia d’amore, di unversi alternativi, di follia, di poesia e di viaggi nel tempo”.

 

 

Da dove nasce l’idea di scrivere un romanzo distopico con venature utopiche e con riferimenti a Terminator?

Sono una grande lettrice e amante di fantascienza. All’inizio ci troviamo in un presente utopico e la senatrice dei verdi che sta per diventare presidente degli Usa ne è una testimonanza. A livello di scruttura è la parte che mi interessava di più. La parte di distopia interviene solamente alla fine, quando irrompe il nostro presente con un avvenimento epocale come l’11 settembre. Si rimane frastornarti. Volevo trasmettere al lettore l’idea che piccole decisioni possono causare cambiamenti enormi. Sono partita per scrivere di un mondo che peggiora, con la disperazione che dilaga. Poi questa curva con i personaggi che alla fine stanno meglio l’ho scoperta proseguendo con la scrittura. Nella prima concezione del romanzo la parte sovrannaturale, onirica aveva un andamento differente e Ben era destinato a morire. Il personaggio è ispirato al mio ex-marito che in quel periodo stava molto male (poco dopo sarebbe morto) in quel momento non potevo raccontare, evocare la sua scomparsa. Per questo l’utimo capitolo ha l’andamento di un sogno, di un mondo fittizzio dove tutti possono vivere, pacificati. Terminator 2 – Il giorno del giudizio è un film che amo moltissimo. Perché c’è un’eroina femminile molto forte e perché offre una versione del mondo senza esseri umani, dominato dalle macchine…

 

Terminator 2 – Il giorno del giudizio

 

 

Il romanzo è abitato da un’urgenza della scrittura. Dalla voglia di dire. Senza Trump presidente ci sarebbe stato lo stesso?

Ho finito di scrivere il romanzo durante la campagna elettorale. Certo il clima di quei giorni ha influito. Il romanzo esiste in un mondo in cui tutto ha senso in rapporto con un’urgenza politica, disperazione, bisogno di controllo. Tutti hanno la consapevolezza che il destino del mondo è in gioco e credo che sia fondamentale affrontare questo problema e che sia impossibile ritirarsi nel privato. Questa consapevolezza è molto presente e senza di essa il romanzo sarebbe privo di senso.

 

Come hanno fatto gli Stati Uniti a passare da Obama a Trump?

Non penso ci sia una sola spiegazione. Alcuni hanno votato per Trump proprio perché prima di lui era stato eletto Obama. Alcuni elettori hanno percepito l’elezione di un presidente nero come un affronto, come se i liberal che l’hanno votato lo avvessero fatto per insultare i repubblicani e i bianchi e per imporre la rivincita di un’etnia. Però ci sono molti elettori che hanno votato sia Obama che Trump: siamo di fronte ad un elettorato disperato che vota chiunque appaia come un po’ diverso dagli altri politici. Obama sembrava essere diverso ma era una maschera, da questo punto di vista Trump è davvero differente, poi sulla sua modalità di esserlo si apre tutta un’altra questione. Molti hanno votato per Obama sperando in un cambiamento vero che non è mai arrivato, la Clinton non è mai sembrata diversa ed è questo il motivo per il quale era la peggiore candita possibile.

 

Ben è l’unico personaggio che ha un lavoro stabile. Nel romanzo l’inattività è vista come un valore…

Il peggiore aspetto della nostra società e del capitalismo americano è il fatto che il valore della persona viene conteggiato rispetto al lavoro che si svolge. L’idea stessa di lavoro mi lascia molto perplessa perché abbiamo perso la capacità di valutare le cose che siamo in grado di fare al di fuori dalla scala dei criteri di tipo professionale. Solo alcune cose appartengono al mondo del lavoro e tutto il resto finisce nella categoria dell’inattività. Per questo abbiamo perso la capacità di chiederci che scopo hanno le cose che facciamo oltre il lavoro. Amo l’inattività e tutto ciò che non è lavoro e credo che si perda qualcosa nella vita delle persone se queste non sono libere di vivere almeno per qualche anno senza lavorare. Oggi questo è impossibile. Quando avevo vent’anni e vivevo in Gran Bretagna era ancora possibile vivere a spese dello stato per quache anno e conoscevo persone che lo facevano. Naturalmente ci si sentiva molto poveri ma era una cosa fattibile e accettata. Negli Stati Uniti questa opzione non è mai esistita. Spesso mi sono chiesta se la religione non fosse stata creata per dare una scusa ai maschi per l’inattività. Le donne hanno la gravidanza che è la scusa perfetta per ritirarsi dal mondo e vivere in uno stato di contemplazione. Questo è molto vero per le donne benestanti, come quelle del XVI secolo (protagoniste di I cieli) che passavano la giornata sedute a ricamare. Tutte queste conversazioni e momenti contemplativi che riempivano le giornate sono state cancellate dalla Storia. Questa è un’altra questione importante che ci porta a interrogarsi sul’attività e a notare che il lavoro è confluito nella Storia e la compone. Quasi che il resto delle nostre vite fosse invisibile. Si tratta di una questione molto legata al genere…

 

Emilia è un personaggio molto più carnale e vitale di Kate nonstante abiti i sogni…

É vero, penso che in parte abbia a che fare con la mia percezione delle due epoche diverse. Oggi noi viviamo vite estremamente tranquille. Siamo capaci di stare per ore immobili a fissare uno schermo senza avere la minima consapevolezza del nostro corpo. Questo non era certamente possibile nella cultura del XVI secolo. D’altra parte man mano che il romanzo procede la vita del passato diviene la vita reale di Kate. Nel passato si sente più viva e libera mentre il presente assomiglia sempre più a un sogno, a un’idea in cui tutto cambia costantemente e la realtà non ha nessuna stabilità. Quando lei è nel passato la realtà non muta.

 

 

 

A cosa si deve la scelta del periodo elisabettiano?

Mi interessava molto Emilia Bassano Lanyer, la dark lady di Shakespeare, la donna che gli ha ispirato dei sonetti. Emilia è stata una delle prime poetesse riconosciute dei tempi moderni, le si può riconoscere anche una spinta femminista, in grande anticipo per i tempi. Si dice che l’Emilia dell’Otello venga da lei come Bassanio nel Mercante di Venezia. Da lì è venuto il desiderio e la necessità di ricostruire il periodo storico. Facendo le ricerche mi ha molto colpito il livello di informalità della società elisabettiana, noi percepiamo – sorattutto nei paesi di lingua inglese –  il mondo anglossassone attraverso il filtro del periodo vittoriano e con quel tipo di formalità. In realtà la regina Elisabetta I riceveva gli ospiti seduti per terra, padroni e servitori dividevano lo stesso letto, c’era quindi un alto livello di intimità. Le conversazioni accadevano, si tenevano al di là delle classi e dei generi di appartenenza. Un altro elemento interessante di quel periodo e la valorizzazione del tatto come senso per conescersi. Le persone di tutti i ceti si salutavano baciandosi sulla bocca e quello è uno dei motivi del propagarsi delle malattie.

 

Come ha lavorato sulla creazione personaggi di contorno?

I personaggi del XVI secolo sono tutti reali tranne la domestica Mary. Le loro personalità sono costruite partendo dalle ricerche che ho fatto, dalla lettura di documenti e saggi. Invece fra i personaggi del presente Ben, come ho detto prima, è ispirato al mio ex-marito e rappresenta anche un gioco, uno scherzo fra me e lui e mi dispiace enormemente che non abbia potuto leggere il libro perché è scomparso prima dell’uscita del romanzo. La realazione che hanno Kate e Ben assomiglia molto a quella che avevamo noi.

 

 

 

 

 

 

 

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