Il sogno americano ai tempi della crisi ha espatriato. Il documentario Country for Old Men di Pietro Jona e Stefano Cravero racconta la storia di alcuni anziani pensionati statunitensi che, per vivere con i propri risparmi, sono stati costretti a migrare a Cotacachi, Ecuador, paese situato tra due vulcani sulla Cordigliera delle Ande. Clima mite, prezzi bassi. Qui gli ex cittadini USA si possono permettere una villetta, oppure un ospizio, cibo decente e cure mediche. Non vediamo mai il paese d’origine, l’America di Trump un fantasma, eppure le persone al centro del film ne sono incarnazione concreta, acciaccata e umana. Ci dicono, a volte senza parole, quello che non va nel loro Paese (dal sistema sanitario alla facilità d’acquisto delle armi). Tra i film italiani più interessanti visti al Trieste Film Festival – menzione speciale al Premio Corso Salani – Country for Old Men è la radiografia lucida e icastica di un’intera comunità e di una nuova tendenza globale (molti i pensionati italiani alle Canarie). I due registi italiani riescono a mettere a fuoco un’integrazione che non c’è e un mondo che sta andando al contrario (gli Stati Uniti hanno nel DNA fondativo i migranti da – non verso – altri paesi). I pensionati statunitensi vivono chiusi nelle loro case, ricostruendosi la propria “America” dietro mura e cancelli, guardando il Super Bowl alla tv satellitare, videochiamando i nipotini tramite Skype. Nessuna ombra d’integrazione con la comunità locale.

Ci sono diverse sequenze emblematiche in Country for Old Men. Tra le tante, quella della festa imbastita dal gruppo di statunitensi nel giardino di uno di loro. La comunità mette in scena tutti i tipici elementi della fiesta con tanto di cumbia ecuatoriana suonata da una band locale, pignatte appese agli alberi, dolci e cibi tipici. Il tutto si svolge dentro il muro di cinta del giardino, gli invitati esclusivamente USA, non per razzismo, ma perchè non sembrano proprio essersi minimamente integrati, benché vivano qui da tempo. Gli unici personaggi locali visibili nella scena sono i musicisti che, nella pausa, mangiano soli, in un angolo. Gli “stranieri” qui restano stranieri. O meglio, sembrano rimanere turisti di un villaggio vacanze che hanno costruito e recintato. Hanno imparato a dire «cuanto costa?», «muy caro!» e «ultimo precio?», per il resto, non li sentiamo interagire con nessuno, se non con qualche commerciante, un medico e il tassista che li porta da un luogo all’altro della città. Jona e Cravero riescono raccontare questa storia senza giudicare mai i protagonisti, anzi mettendone a fuoco – con pudore – la fragilità sotto la maschera spavalda dello yankee fuori sede. La maschera s’infrange quando uno di loro, nell’intervista che chiude il film, ammette «se mi mancano gli amici? Certo che sì! Mi mancano gli USA? No…», come a convincere se stesso. In realtà una lacrima affiora da un occhio. Subito cancellata schivamente con l’indice della mano. Per dirla con Baudrillard, l’“alterità segreta” emerge improvvisamente dal quadro. Niente è come casa, anche se la crisi economica te l’ha portata via.

 

 

COUNTRY FOR OLD MEN – trailer sub ITA from GraffitiDoc on Vimeo.

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