Arcade Fire: The Reflektor Tapes, visionario e lussureggiante

AF_mainpage_slider-1000x410-2C’è vita sul pianeta. Vale a dire che non si va al cinema a vedere un film musicarello che parla di gente (grandiosa) passata a miglior vita. Vedi Kurt, Amy, Janis. Arcade Fire: The Reflektor Tapes va festeggiato anche perché è l’autocelebrazione visionaria, lussureggiante visivamente e smandrappata narrativamente di un gruppo all’apice del successo, ma anche all’apice della creatività. Quegli strani miracoli che succedono ogni tanto: capacità di andare oltre i generi, di sperimentare, di non fermarsi sul già acquisito che incontra i favori, l’amore del pubblico. Vengono in mente i Radiohead al giro di boa del nuovo millennio: furore creativo e folle a riconoscerglielo. Dunque Arcade Fire: The Reflektor Tapes narra elaborazione, produzione e diffusione del quarto album della band canadese: Reflektor. C’è quello che si può immaginare: le prove in studio, le registrazioni, i mille tentativi per cercare il suono giusto (ma in questo caso si dovrebbe parlare del ritmo giusto, perché tutta la band sembra concentrata proprio nel trovare le pulsazioni giuste), gli imponenti live con diverse telecamere a riprendere dettagli e frontali del gruppo sui palchi di Los Angeles e di Londra. Ma poi ci sono le riprese di un terzo concerto: parco luci ridotto al minimo, messa in scena nulla. Suonano ad Haiti durante il carnevale. Pubblico probabilmente sconcertato, forse inconsapevole di essere a un passo (servizio d’ordine pari a zero) dalla band attualmente più importante del mondo. Bellissimo. Dunque c’è quello che uno si aspetta mentre fa la strada verso il cinema.

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La differenza, però, la fa lo stile con il quale è assemblato il materiale. E qui entra in gioco la scelta coraggiosa che mostra ancora una volta le antenne alzatissime di Win Butler, frontman e voce del gruppo, di sua moglie Régine Chassagne (con fisicità alla Antonella Ruggiero)e del resto della band. Hanno affidato la regia a Kahlil Joseph, nome di punta della nuova scena video­musicale. Ha lavorato per/con bellissimi nomi come FKA Twigs e Kendrik Lamar e si è beccato il Gran Jury al Sundance Film Festival del 2013 nella categoria cortometraggi con Under the Quiet Comes che è un gran bel video realizzato per Flying Lotus, nome di punta dell’etichetta Warp, musicista americano di elettronica. Un video all black che sa raccontare una favolosa possibilità di riscatto da una vita segnata da emarginazione e violenza. Joseph segue gli Arcade Fire lungo le strade della Giamaica, dove hanno registrato, ad Haiti (terra di origine di Régine), fuori dagli stadi dei loro trionfi live, dentro i camerini, improvvisa video. Li filma in un bianco e nero morbido che qui e là esplode nel colore. Poi prende tutto il materiale e lo scompone, lo seziona, scorpora il suono dall’immagine. Non dà mai la soluzione più scontata e ogni volta sorprende. L’attacco di Rebellion (Lies) viene stoppato, Normal Person c’è tutta, per dire. E ci sarcadefire-reflektor-trailer-320x213ono grandi immagini del carnevale di Haiti. La musica e l’arte degli Arcade Fire ricreata da uno sguardo autorale. E senza la spocchia che Jean-Luc Godard aveva appiccicato ai Rolling Stones, belli come il sole, per il suo One Plus One. Arcade Fire: The Reflektor Tapes è distribuito da Nexo Digital nei cinema di tutto il regno solo per due giorni, il 14 e 15 ottobre. Vale il viaggio e non solo per il fan club degli Arcade Fire. Qui si sperimenta con l’immagine, cioè col cinema.