Se ne avessimo ancora bisogno, All the Dead Ones potrebbe diventare l’ennesima conferma di una tendenza cinematografica che negli ultimi anni sta diventando davvero pressante. Proprio come gli esempi dei recenti Atlantique (di Mati Diop), Zombi Child (di Bertrand Bonello) o Ghost Town Anthology (di Denis Coté), anche in questo progetto prende spunto e riflette sul tema del ritorno. Passato e presente diventano un tutt’uno, così come la vita e la morte. Lo spettro che la Storia porta con sé si cela dietro un lenzuolo bianco vistoso e minaccioso, un fantasma con cui tutti, inevitabilmente, dovremo fare i conti. Caetano Gotardo e Marco Dutra ne fanno una questione politico-sociale prendendo però le mosse da un nucleo famigliare. Siamo nel Brasile di fine Ottocento, la schiavitù è stata appena abolita ma non per questo l’equità e l’uguaglianza regnano nel Paese. All the Dead Ones è un tuffo nel tessuto culturale di una nazione che si nutre di valori e tradizioni secolari. I cambiamenti, si sa, faticano a essere compresi e accettati. I due registi lo dimostrano raccontando le difficoltà di una famiglia nel cercare di stare unita di fronte all’arrivo di un Ventesimo secolo che si prospetta di grande mutamento. Eppure, se anche solamente in un ristretto gruppo l’armonia tarda a palesarsi, come si può pretendere che un Paese intero la sposi senza indugi?

 

All the Dead Ones è un lavoro ipnotico e contagioso, che stimola lo sguardo dello spettatore attirandolo in un mosaico di forme e colori smaglianti che racchiudono al suo interno una profonda crisi di valori ancora ravvisabile oggi. Se infatti è la Storia in prima persona a essere messa sotto accusa, il suo incessante ripetersi e la sua solo apparente forma cangiante, il film ne restituisce un affresco decisamente più spietato e ferreo. I fantasmi che oggigiorno serpeggiano nelle strade del Brasile non derivano da quelli di oltre un secolo fa, sono proprio i medesimi. Come diceva qualcuno, si può provare a chiudere i conti col passato, ma sicuramente è il passato che non li chiude con noi. Tra la vita e la morte, il passato e il presente, la schiavitù e la libertà, il cinema di Caetano Gotardo e Marco Dutra riesce a scuotere in tutta la sua potenza, attraverso un lento e inesorabile procedere in un eterno e labile labirinto in cui è doveroso perdersi per comprendere non quanta strada si sia percorsa ma quanta ancora ce ne sia da fare.

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