Michoacan-machine-guns-1940x1293Fa un intero giro su se stesso Cartel Land, il documentario di Matthew Heineman sui cartelli della droga in Messico (con Kathryn Bigelow tra i produttori esecutivi) e, soprattutto sui sistemi per contrastarli nati tra messicani e americani. Perché le conseguenze di ciò che succede nello stato messicano di Michoácan arrivano fino in Arizona, lungo il confine con gli Stati Uniti. Da entrambe le parti si sono create libere organizzazioni di cittadini per l’autodifesa, che significa imbracciare un fucile e andarsene in giro a stanare gli spacciatori, i “cuochi”, le sentinelle o gli scout per fermare il dilagare crescente della droga e della violenza ad essa connessa. Spiegata così, la cosa non sembra neppure troppo ingiusta. Come fossero tanti Robin Hood in difesa ognuno della propria gente. Ma le cose si complicano sempre e anche qui lo sguardo sapiente di Matthew Heineman riesce ad insinuarsi così nel profondo da mettere in rilievo fin da subito, e poi in linea crescente, tutte le contraddizioni di un sistema che si è opposto al sistema per poi, in parte, inglobarlo.

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Tutto inizia di notte, in un luogo isolato, dove uomini incappucciati preparano la metanfetamina in cristalli e la trasformano in polvere da commercializzare soprattutto negli Stati Uniti. Sanno di vendere morte, ma continueranno a farlo nonostante tutto, nonostante le violenze, la corruzione, i continui soprusi commessi dai cartelli della droga contro la loro stessa gente (in questa guerra del narcotraffico si conta siano già morti 100 mila uomini, oltre ai 20 mila “dispersi”). E infatti  in Michoácan è iniziata una vera e propria sollevazione popolare  guidata dal medico José Manuel Mireles, che si lascia seguire dalla macchina da presa dello stesso regista in ogni sua missione, in ogni movimento, in ogni evento di piazza. Una sorta di vendicatore dal grande cappello nero, gran comunicatore, che incita la gente a non lasciarsi intimorire e a entrare nella Autodefensas anche contro il volere del gCartelLandoverno messicano e della polizia, collusi e invischiati con i narcotrafficanti e quindi incapaci di combattere il crimine. Ma il film non è solo un reportage da una zona di guerra, perché mette in parallelo queste vicende con ciò che si muove negli Stati Uniti, proprio lungo il confine, dove operano un gruppo di vigilantes armati e decisi a respingere immigrati clandestini e corrieri della droga. “Il termine vigilantes è stato mal interpretato dai media” dice Tim “Nailer” Foley, veterano ed ex tossicodipendente che ha deciso di usare le proprie armi per difendere la legge dove “la legge non c’è”. Impossibile stabilire dove stiano bene e male. Semplicemente Heineman, documentarista impegnato e pluripremiato, osserva e filma, anche quando non potrebbe, “ascolta” con la macchina da presa e accetta il gioco dei protagonisti, con l’abilità, però, di isolare fatti e parole, mettendo in primo piano affinità tra due mondi apparentemente diversissimi e raccontando una storia, con personaggi quasi shakespeariani, situazioni reali ma anche simboliche di un universo chiuso. Guardare in faccia la materia della sua stessa ricerca, sfidando tutti a dimenticare la macchina da presa e a mettersi in mostra, esponendosi nelle loro dichiarate contraddizioni: in questo senso Cartel Land riesce ad essere efficace nel suo discorso politico, e preciso nell’esposizione di un quadro, tanto stratificato da sembrare labirintico. Fino a quando molti militanti dell’Autodefensas vengono reclutati dal governo e trasformati in un “esercito di difesa rurale”. A questo punto ognuno mostra la sua vera faccia e si scopre che la corruzione si è fatta strada proprio mentre veniva combattuta, da chi la combatteva. Ci si ritrova di notte, in quello stesso luogo isolato dell’inizio, per capire che quelli che preparano la droga sono gli stessi che si schierano contro il cartello e indossano la divisa della nuova polizia. Il 23 maxresdefaultcerchio si chiude ora, amaramente, nel buio di un intrigo di poteri, dove i concetti di bene e male si sono dispersi nell’aria con i fumi chimici. Non più un labirinto, ma un groviglio inestricabile che tutto divora.

 

 

Il film fa parte della rassegna Mondovisioni, in tour in diverse città (a Milano/Cinema Beltrade 12-20 ottobre).

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