Volti sui muri e due mondi a confronto: da una parte una regista che ha nutrito di leggerezza la Nouvelle Vague, dall’altra un artista metropolitano in fuga dalla città. Agnès Varda e JR: di fronte a loro un mondo fatto di case e volti, edifici e vite, persone e lavoratori. Il progetto, Visages Villages (Fuori Concorso), nasce da questo incontro di sensibilità, storie epoche differenti, metodi lontani, ma un unico scopo, che è quello di osservare e raccontare. JR va in giro con la sua camionetta fotografica a prendere ritratti di persone che incontra: immagini stampate all’istante in grande formato per essere incollate come mega bricolage sui muri delle loro case o su strutture industriali che hanno a che fare col loro lavoro. Un modo per consegnare lo spazio alla gente che lo abita, marcandolo con i loro volti, con le gigantografie delle loro figure intere. Angès Varda lo accompagna, figura in transito accanto a lui, portatrice di una immediatezza e leggerezza che appartengono per intero alla natura del suo cinema. Un road movie senza un tragitto definito che non sia quello della ricerca di volti e luoghi da restituire alla loro identità. Agnès, piccola e quasi fragile ma come sempre determinata, JR volatile e sorridente, affettuoso ma capace di stare al passo con naturalezza con la differente età che li segna.

La regista lamenta il vezzo del giovane compagno di portare sempre un cappello e un paio di occhiali neri, sarà che gli ricorda troppo JLG da giovane. E allora per esorcizzare la memoria e farglielo conoscere, Agnès fissa un appuntamento con Jean-Luc, a casa sua, che però il vecchio filosofo brontolone ovviamente tradisce, lasciando i due davanti alla sua porta di casa, con solo un appunto sul vetro che rimanda al passato e ai ricordi di vita con Agnès e Jacquot… Del resto è tutto un omaggio alla necessità di stare nel proprio mondo e nel proprio presente, e Agnès è la parte principale della scena perché insiste sulla materia occasionale dell’esserci, sulla tempistica che attraversa l’esistenziale: figure in movimento su chissà quali attese, i due autori, attenti a trovare e cogliere lo stare delle persone che incontrano nelle loro vite e nei loro spazi. JR la affianca, la segue, la guida a suo modo, con l’idea di dare dimensione cubitale alla ritrattistica minima che cercano. In qualche modo la spinge anche in un autoritratto in tarda primavera che ha del commovente ma anche, ovviamente, molta ironia, gioiosità, senso della realtà. Il regalo che JR fa ad Agnès è consegnarla al viaggio ignoto di due serbatoi su rotaie, sui quali pone le due gigantografie dei suoi grandi occhi e dei suoi piccoli piedi…

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