genius-45 Ken Russell ne avrebbe fatto la storia di un mito inverso, questione di un Prometeo e di un olimpico padre che ne forgia la scintilla in mano. Ma Ken Russell apparteneva a altra temperie, era un Prometeo egli stesso e non ammetteva divinità, o al massimo le guardava dall’alto in basso. Invece la storia del rapporto tra Thomas Wolfe e William Maxwell Evarts Perkins, lo storico editor della Charles Scribner’s Sons, colui che ha rivelato al mondo penne come Fitzgerald e Hemingway, oltre a Wolfe stesso, messa in scena dall’acclamato regista teatrale Michael Grandage in Genius, suo esordio al cinema, è il classico résumé di una storia d’arte a due. Colin Firth e Jude Law, rispettivamente il placido Perkins e il fiammeggiante Wolfe, stanno in scena con il romanticismo divulgativo del sacro fuoco che scorre nelle vene della vita, il backstage della creatività a confronto con la prassi della quotidianità, lavoro di lima tra eccessi di personalità dell’artista e temperanza del custode del testo, colui che aiuta la creazione a prendere forma adeguata al pubblico dominio.

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Grandage controlla la scena con sicurezza e confeziona un film che sta nelle corde dello spettatore che si aspetta grandi figure raccontate con pienezza drammaturgica. Alla base in realtà c’è la sceneggiatura di rango di John Logan, al quale si devono, oltre agli script del Gladiatore scottiano e dell’eccellenza bondiana di Skyfall, due film come The Aviator e Hugo Cabret, che sul rapporto tra genio e arte, tra creatività e quotidianità hanno detto cose non da poco. In Genius la prospettiva è però piuttosto quella del dialogo tra l’estro e la posa in opera, elaborato sulla figura tutta estemporanea di Thomas Wolfe e il senso pratico di Perkins, che sostanzialmente ha inventato il ruolo dell’editor letterario così come lo si inten23de oggi. Mentre lavorano alle cinquemila pagine originarie di “Il fiume e il tempo”, i due stringono una relazione che diventa ben presto anche una sorta di educazione esistenziale per l’eccessivo Wolfe. Tra i due si instaura infatti un rapporto di dipendenza quasi parentale, con Perkins che paternamente mette in regola l’istintualità di Wolfe sia sulla pagina dei fluviali testi che consegna all’editore, sia nella quotidianità della vita di relazione, ben presto minata dall’ebbrezza del successo. Attorno a loro si muove l’olimpo letterario newyorkese degli anni ’20 e ’30, con Fitzgerald e Hemingway interpretati da Guy Pearce e Dominic West, ma anche la scena privata dei due protagonisti, che diventa in realtà il baricentro del film, col confronto con la placida scena familiare di Perkins (Laura Linney è sua moglie, Louise Saunders) e la più turbolenta storia di Wolfe con la sua amante, la celebre costumista Aline Bernstein, interpretata da Nicole Kidman. Il film è prevedibile e completo, non ha carattere peculiare alcuno e scorre perfetto nella sua missione divulgativa. L’Alan Rudoplh di The Moderns e Mrs. Parker e il circolo vizioso ne avrebbe fatto di sicuro qualcosa di più personale…

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