il-piccolo-principe-film“Solo lo Spirito, se soffia sull’argilla, può creare l’uomo”: così scrive Antoine De Saint – Exupéry nel suo libro Terra degli uomini quando nell’ultimo capitolo mostra dei poveri migranti distesi nel corridoio di un treno e in ognuno di loro vede “un Mozart assassinato”. Di queste parole sembra ricordarsi Mark Osborne, regista, animatore e sceneggiatore, già autore di Kung Fu Panda e Mostri contro Alieni, nella sua nuova versione del Piccolo Principe, capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry, tradotto in 253 lingue e dialetti, uno dei libri più letti al mondo.Ci avevano già provato il lituano Arünas Zebriünas negli anni ’60, con una versione teatrale e onirica,  e Stanley Donen per la Paramount, con una commedia musicale. Oltre ai liberi adattamenti dell’opera per la televisione realizzati prima in Giappone poi in Francia.

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Presentato fuori concorso al Festival di Cannes e realizzato in animazione CGI e stop motion,  Il Piccolo Principe diretto da Osborne presenta una cornice inedita e inusuale, ma niente affatto fuori tema: una mamma in carriera pensa che il meglio per sua figlia sia un avvenire ugualmente in carriera e assolutamente programmato, “un progetto di vita”, lo chiama lei, in cui nulla sia lasciato al caso.Prima e fondamentale tappa di questa strada che procede con i paraocchi su un binario di quasi autistica realizzazione personale è l’ammissione ad una prestigiosa accademia scolastica, la Werth Academy (e chissà se è un caso che si chiami come l’amico di Saint – Exupéry, Leon Werth, a cui il libro è dedicato), attraverso una dura estate di studio che non prevede giil-piccolo-principe-foto1ochi, pause, ozio. Ma l’estate per i ragazzini è per eccellenza il tempo delle scoperte, delle avventure reali o di fantasia, delle amicizie che uniscono come non accadrà più e che si ricorderanno per sempre.  E così il caso fa irruzione nel progetto di sua madre e Prodigy, complice un incidente, varca la soglia di casa verso un universo altro che ne cambierà per sempre il presente di bambina e il futuro di adulta. Il mentore di questo rito di passaggio è, secondo Osborne, proprio l’aviatore che aveva fatto la conoscenza del piccolo Principe tanti anni prima.  Conosciamo il personaggio di Saint-Exupéry attraverso il suo racconto: è il suo modo di passare un testimone sull’importanza di mantenere viva la ricchezza dell’infanzia anche nella vita adulta. E così morire sereno. Pubblicato il 6 aprile 1943, Il Piccolo Principe è un libro per bambini che si rivolge agli adulti, una sorta di trattato di pedagogia e iniziazione alla vita attraverso una viaggio alla ricerca delle emozioni perdute, alla riscoperta del senso dell’amore, dell’amicizia. Di esperienza in esperienza Il Piccolo Principe giunge alla scoperta dell’essenziale per ottenere la realizzazione di sé.  Ma l’essenziale è invisibile agli occhi e non si vede bene che col cuore: il percorso di conoscenza si compie paradossalmente con la morte, accettata con serenità. È grazie all’incontro con il bizzarro vicino aviatore, all’estate passata con lui e al legame che creano che Prodigy ritroverà l’immaginazione perduta e potrà affrontare questo rito di passaggio con maggiore consapevolezza di se stessa.

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Osborne sceglie di articolare il film in una dicotomia tra un lirico stop motion, quando si riferisce al testo del ’43 e un’avanzata computer graphic, quando descrive il presente di Prodigy e i suoi sogni. Attraverso la citazione delle pagine autografe di Saint-Exupéry, saranno proprio la ragazzina e l’aviatore a costruire il testo del racconto, a plasmarlo fisicamente davanti ai nostri occhi. In questo sta l’unicità di questa nuova versione del Piccolo Principe e anche il suo pregio. Allo stesso modo anche la complessità della morte viene rielaborata nel dolore della separazione e nell’importanza di mantenere vivo il ricordo. Il ricordo dell’infanzia, dell’amore, dell’amicizia, delle persone care. Ed era forse proprio questo che Antoine De Saint-Exupéry desiderava: in ognuno di noi c’è un piccolo Mozart, un bambino geniale che vede oltre il mondo grigio degli adulti. Non serve esaltarlo, ma è importante non dimenticarsene e coltivarlo di tanto in tanto, come un fiore che non si lascia morire.

 

 

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