the-assassin-cannes-film-festival-3Lo spazio è quello del 4:3, ratio classica per una scansione composta della vista, una dinamica più pittorica nella qualifica prettamente visiva di questo film tutto di luce, e forse anche più tracciabile sotto il profilo di quella negazione dell’azione che è poi la sua sostanza. E’ questa la prospettiva in cui si inscrive la prima volta col wuxia di Hou Hsiao Hsien: Nie Yinniang (titolo internazionale The Assassin) è più che altro un melodramma in cui l’azione deve restare ai margini, spesso sospinta nella profondità di un campo lungo che privilegia il labirinto della foresta, la luce che taglia le fronde degli alberi, le fughe di una eroina che azzera lo scontro nella tensione del suo amore… L’ispirazione viene dalla letteratura “chuanqi”, tipica  della Cina del IX Secolo: racconti romanzeschi e fantastici d’avventura, brigantaggio, intrighi di corte… Una delle passioni di Hou Hsiao Hsien, tradotte in questo film che si nutre di pura tensione visiva e accende in ogni inquadratura una ricerca che vibra di perfezione e di vita. La protagonista, Nie Yinniang, è una figura che nega ste stessa: una macchia nera che attraversa la luce del giorno tagliata da fremiti di luce, e l’ombra della notte intinta nel calore cromatico degli interni.

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Appare come uno spettro silenzioso nelle stanze di quella corte che dovrebbe devastare con la sua spada, ma che invece osserva di nascosto, accarezza, protegge persino. Dovrebbe essere un angelo della morte, Nie Yinniang, ma si offre invece nel segno del dubbio e dell’amore, utilizzando la sua straordinaria bravura con l’arma bianca, appresa nella scuola di una sacerdotessa delle arti marziali, non per uccidere il cugino Tian Ji’an, come le è stato ordinato, ma per proteggerlo… Questa donna riemersa dal suo passato è un sicario incapace di rinunciare a quell’amore che l’ha legata al cugino nella prima giovinezza, quando lei ancora non era stata mandata in esilio percdn.indiewire diventare una infallibile spadaccina e lui ancora non si era trasformato in uno spietato tiranno, ribelle all’Imperatore e foriero di sanguinosi intrighi di corte. Hou Hsiao Hsien insiste ovviamente sulla sospensione della sua eroina negli interstizi del tempo, nella penombra delle emozioni che non si sa spiegare: il conflitto tutto interno tra obbedire al suo mandato o seguire piuttosto la sua coscienza. Il risultato è un film che astrae la sostanza della sua stessa azione, sospeso su un tempo romanzesco indeterminato, fatto di un agire negato nel dedalo dei dubbi, nel labirinto di amori impossibili, di suoni naturali, di tamburi e balli, come fossimo nel Lancillotto e Ginevra di quel Robert Bresson che del resto Hou Hsiao Hsien cita sin dalla prima inquadratura (bianco e nero su due asini balthazariani…).

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Nie Yinniang è un film che si nutre di una dolcezza interiore fatta della pazienza dell’attesa. Con la sua protagonista cerca il silenzio, la sottrazione, battute minime che interferiscono con il mandato stesso di una figura sorretta dalla propria negazione: piomba silenziosa sulla scena, colpisce senza essere letale, para i colpi invece di rispondere, schiva i fendenti, spinge via i contendenti e si allontana silenziosa. Mai una ferita appare, mai una macchia di sangue. Ci si innamora della sua dannazione al non esserci: non amare, non odiare, non uccidere, salvare, informare… Nie Yinniang è scritta tutta nel suo ritorno da un esilio impostole dalla famiglia che la vede ora esiliata in se stessa, nel suo amore che non può colpire l’obiettivo assegnatole. La sua maestra lo capisce bene: la sua tecnica è perfetta – le dice – sono però le emozioni ad essere di troppo, è il cuore a impedirle di agire. Hou Hsiao Hsien ama questo personaggio, la tiene nell’arco di un filmare che la accarezza con una tenerezza straordinaria. E allo stesso tempo accarezza gli scenari in cui la fa muovere, li nutre di luce e di suoni, di colori e di invenzioni visive. La composizione pittorica di ogni inquadratura non è formalismo, si traduce in atti di cinema purissimo, in cui ci si ritrova ipnotizzati, rapiti, sostanzialmente liberi…

 

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