Un po’ misterioso, ma prevalentemente languido, sostenuto dalla traiettoria sentimentale un po’ indefinita che percorre gli anni da cui sono separati i due protagonisti: Drôles d’oiseaux opera seconda di Elise Girard (Concorso Pesaro 53) è uno di quei film che cercano un margine di fantasia da lasciare al gioco rappresentativo, ma tutto sommato finiscono col bastare a se stessi, sempre a patto che bastino allo spettatore… Lei, Mavie, è una 27enne che giunge a Parigi dalla provincia in cerca di un nuovo inizio; lui, George, ha il triplo dei suoi anni e a Parigi ci vive quasi nascosto nella sua piccola libreria, più che altro un nascondiglio per lo scorbutico carattere che campeggia sotto i bianchi capelli e l’aria austera di Jean Sorel. Elise Girard, che cavalca una cinefilia discreta ma solida, come aveva dimostrato sette anni fa con Belleville Tokyo, costruisce sui due caratteri il classico contrappunto destinato al dissonante abbraccio: chissà perché, ma George accetta di assumere nella sua libraria la tenue ragazza di provincia, giunta a Parigi con un dolore recondito e la voglia di rifarsi una vita. Sarà che lui nasconde a sua volta un misterioso passato, che emerge dalle periodiche visite di loschi figuri italici, o forse che ha bisogno di un rifugio esistenziale in cui rigenerare il suo cuore. Ma dal sospetto e dall’indifferenza iniziale, Mavie finisce col trovare in George l’amore parentale e sentimentale di cui ha tanto bisogno, dovendo però immancabilmente confrontarsi col rinnovato lutto di una finale sparizione nella scia di quel mistero che il personaggio di George porta scritto nella sua stessa identità. Il film procede su questa traccia con ferma semplicità, insistendo sull’ombra che segue i due protagonisti dal loro passato senza volerla mai illuminare davvero. La Girard fa un cinema ordinato, in cui più che la vita vibrano elementi della rappresentazione, risonanze cinefile antiche: funzioni hawksiane nel gioco tra i sessi, allusioni hitchcockiane nel mistero di background (e negli uccelli che continuano inspiegabilmente a cadere dal cielo di Parigi…), la nouvelle vague raggelata delle deviazioni chabroliane… Fattori affettivi chiari e forti, che però non bastano davvero a fare di Drôles d’oiseaux un film pieno e riuscito, troppo stretto in se stesso, nei suoi elementi, poco capace di lasciarsi davvero andare.

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