Cyrano, Mon Amour di Alexis Michalik ci guida alla scoperta della storia che sta dietro alla pièce francese più famosa e vista di sempre. Nacque mentre anche il cinema nasceva. Là dove nasceva il cinema. A Parigi, nel 1897. La cosa bella è che Cyrano, Mon Amour è un film teatrale/sul teatro “mosso” come un comic movie. Forse anche di più. Al centro c’è il giovane Edmond Rostand. Fa il commediografo. Adesso è in crisi creativa. Insuccesso dopo insuccesso non riesce più a scrivere niente. Poi gli arriva il compito: scrivere una pièce in tre settimane per un attore famoso. È la sua ultima speranza. Ma cosa scrivere? Cosa raccontare? Ha solo il titolo: Cyrano de Bergerac. Storia conosciuta, da tradurre in poesia e mettere in scena. Ma come? In Francia (il film) è stato un grande successo. Lui è Edmond Rostand (Thomas Solivérès), giovane autore. Lei Jeanne (Lucie Boujenah), la sarta della compagnia, ma anche la sua musa e poi altro ancora. Un film sul teatro ma febbrile come un film. E come l’aria che si respira sul palcoscenico prima della prima. Anche su un set. Alexis Michalik mette insieme personaggi folli, veri e divertenti. E gag e ritmi da pochade. Di quelle di Georges Feydeau. Il rivale che Edmond Rostand odiava. E che nel film è interpretato proprio dal regista. Nel suo film, Michalik ci racconta come è nato il nasone più famoso del mondo. L’innamorato più nascosto. L’amata più amata. L’amico così amico da sacrificare i propri sentimenti per l’eternità. L’amico che accetta la sua voce e il suo cuore. Tutto accade sul palcoscenico. La vita è un palcoscenico.

Per il regista:”Cyrano, Mon Amour è stato un successo prima a teatro e poi al cinema. Penso sia perché racconta la nascita dell’eroe francese per eccellenza. Cyrano de Bergerac è un uomo privo di bellezza e ambizione. Vive di sotterfugi. Ma ha qualcosa di speciale: un mix di brio, eleganza e destrezza. È un uomo coraggioso che non teme di mettere in primo piano i sentimenti. Un timido. Sgradevole alla vista, non ha altra ambizione che l’essere amato. Oggi sarebbe un loser. Un perdente. E noi francesi amiamo i perdenti. Il film l’ho pensato come fosse un vero show. In scena c’è tanto movimento. Tanti attori. Le battute di spirito non mancano. C’è emozione, ritmo e poesia. L’ho pensato come se dovesse andare in scena a Broadway. I miei ispiratori, come registi, sono stati Christopher Nolan, Alejandro G Inarritu, Billy Wilder, Jacques Tati. E poi ho visto Cyrano a teatro almeno 300 volte! So quando il pubblico ride e quando piange. E spero che il mio film faccia ridere. Piangere. Provochi le stesse emozioni”.

 

 

 

 

 

Scrivi