locandinaLa filmografia dedicata alle rivolte popolari esplose in alcuni paesi arabi dal 2010-2011 ha raggiunto, nel volgere di poco più di un lustro, una quantità enorme di titoli concentrata soprattutto su quanto accaduto in Tunisia e in Egitto. Film documentari, ma anche di finzione, sorti dall’urgenza di testimoniare “in diretta” uno stato delle cose in costante e imprevedibile mutazione. Film realizzati da produzioni e cineasti locali, da registi e troupe internazionali, testi variabili per durata, approccio narrativo e estetico. Tutti – quelli divenuti maggiormente visibili per via anche di una confezione (documentaria) più convenzionale, destinata a una meno ardua distribuzione, così come quelli inscritti in un modo di fare cinema più militante e underground – accomunati dalla necessità di registrare uno o, come nel caso dell’Egitto, più passaggi epocali nel giro di pochi anni. Per comporre una pluralità di punti di vista, un puzzle visivo in cui ogni pezzo (ogni film, ogni materiale) contribuisce a raccontare e ad arricchire un’attualità, una cronaca che è già, al tempo stesso, Storia. A questa filmografia espansa e in continuo aggiornamento si è aggiunta, negli ultimi mesi, Tickling Giants (traducibile con Facendo il solletico ai giganti), solida produzione americana realizzata da Sara Taksler, al suo secondo documentario ma soprattutto produttrice televisiva del programma satirico The Daily Show condotto dalla star comica Jon Stewart (spettacolo e attore che in Tickling Giants rivestono un ruolo tutt’altro che marginale).

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La novità del film di Taksler, rispetto agli altri lavori concepiti sulle cosiddette primavere arabe e ancor più a quelli riconducibili a un certo documentario-reportage alla ricerca di una o più persone dall’identità forte da rendere veri e propri personaggi, sta nell’aver portato in primo piano la storia di un uomo, Bassem Youssef, e la sua maniera originale di manifestare osservando e vivendo i tre capitoli decisivi della storia egiziana di questi anni: la caduta del regime di Hosni Mubarak, la breve presidenza di Mohamed Morsi, leader dei Fratelli musulmani democraticamente eletto, il colpo di stato militare del generale e poi nuovo presidente Abdel Fattah al-Sisi. Nato nel 1974, rinomato cardiochirurgo, Bassem Youssef, al quale l’umorismo non è mai mancato, nel 2011 decide di lasciare la professione e, sulla scia dell’amato Jon Stewart e del suo The Daily Show, autoproduce una striscia comica che, caricata su YouTube, è visualizzata da milioni di persone. Aderendo all’energia che Youssef sprigiona, fin da subito il film giocatumblr_o5boltezac1u9ogomo2_1280 la carta dell’accumulo di informazioni, inserisce vignette e date a tutto schermo, sintetizza le tappe che porteranno l’ex medico a diventare, con lo show Al Bernameg (che significa “lo show”…), il “Jon Stewart egiziano”. Due importanti canali televisivi lo ospitano e il successo è enorme. Ma la sua satira e il suo sarcasmo danno sempre più fastidio. I produttori si dissociano. Il comico viene minacciato, dal potere e da persone che lo ritengono offensivo. Non può più continuare. Al Bernameg chiude e Youssef, con moglie e figlia piccola, scappa dall’Egitto. Taksler descrive la sfida di un uomo con progressione cronologica in un film denso di flagranze (per esempio, nel cogliere gli stati d’animo dello staff creativo di Youssef oppure quelli dell’anziano padre orgoglioso del figlio) e al quale avrebbe giovato una durata più breve, un montaggio in grado di rendere il testo più asciutto. Per far risaltare ancor più un personaggio già di per sé debordante.

 

 

 

image001Il film fa parte della rassegna Mondovisioni curata da CineAgenzia con il settimanale Internazionale, che propone al pubblico documentari su attualità, informazione e diritti. L’anteprima della 7a edizione a Internazionale a Ferrara, poi in tour in Italia.  Mondovisioni 2016-2017 porta gli spettatori in Spagna, Pakistan, Corea del Sud, Kurdistan, Egitto, Israele e Stati Uniti.  Mondovisioni sarà in tour attraverso tutta Italia fino all’estate 2017.

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