Tommaso e la realtà scivolosa di un narciso

6Non si parte dall’inizio, ma da un certo punto della vita di un uomo, colto nel momento di maggiore crisi e ricerca. Nel suo secondo film da regista, Kim Rossi Stuart, infatti, conserva il profilo del suo piccolo protagonista di Anche libero va bene raccontato dieci anni fa, e lo descrive come uomo non meno problematico. Al centro la fatica di essere adulto, i problemi di identità ad essa connessi e l’ostacolo delle relazioni. Il viaggio introspettivo di Rossi Stuart si può considerare un doppio percorso, da regista e da uomo, in virtù del fatto che, come egli stesso ha dichiarato “guardarsi dentro è un viaggio che la specie umana non può evitare”. Ecco quindi che il tempo gli viene in aiuto, perché i dieci anni di silenzio gli hanno permesso di far crescere il suo protagonista e arricchirlo di dettagli e di vita. Tommaso è tratto dal racconto inedito L’altra metà, scritto da Rossi Stuart nel 2007, trasformato in film con l’aiuto di Federico Starnone, che ha collaborato alla sceneggiatura. E l’incipit è quasi letterario, con la voce fuori campo del protagonista che dice: “Sono un uomo di successo. Lo dico perché professionalmente ho raggiunto fama e solidità grazie o a discapito di una vita sentimentale fallimentare”. Tommaso, dunque, inizia raccontando se stesso in un momento in cui si sente perso e i sogni più assurdi lo perseguitano. Proprio ora che cerca sostegno per girare un film da regista, a sua volta straripante di sogni, o meglio, incubi, e visioni al limite dell’analisi psicanalitica. Un gioco di scatole cinesi e di specchi, dentro e fuori la metafora cinematografica, cui è assegnato il compito di descrivere con disinvoltura l’universo imperfetto di un trentenne “incagliato” nel gioco difficile delle sue relazioni sentimentali e famigliari.

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Un po’ dimesso e un po’ sopra le righe, questo film, che il suo stesso autore definisce giustamente un film nudo, è un bell’esempio di come si possa fare un cinema semplice, ma non casuale, sfuggendo alla ‘tentazione patinata’ a favore di un’opera personale e ricca, che sa far tesoro di un modo eccentrico di vedere le cose, più simile al Gondry di L’arte del sogno che al contemporaneo cinema italiano. Ricco di graffiante ironia, ma anche di un sottile umorismo, Rossi Stuart solleva il dramma in commedia, ma sa fermarsi nel momento giusto, riuscendo a stare in bilico e camminare sul filo, senza il timore di eccedere, anzi, quasi sfidando l’eccesso, per andare a vedere che effetto fa trasformare in immagini ossessioni e derive visionarie, senza trattenersi, ma spingendo arditamente e con sistematica determinazione. Coraggioso, quindi, e solo talvolta insicuro, Tommaso riesce fino in fondo il suo percorso di film cerebrale, che guarda le emozioni dall’esterno, le analizza, le sdrammatizza finalmente, grazie al coté surreale della messa in scena. E al tempo stesso analizza i luoghi comuni delle relazioni sentimentali, dipingendo Tommaso come un “uomo che amava le donne” nel modo sbagliato, fuggendo da ogni responsabilità consapevolmente e ritrovandosi, infine, ad un punto di partenza ormai logoro. Ecco, appunto, l’ironia, il gioco beffardo, ma lieve, quello scalino scivoloso che separa il protagonista dalla realtà e lo avvicina, però, alle emozioni dello spettatore.