122238-mdAnzitutto il non detto, o meglio il silenzio, che in Weekend si attacca al presente esattamente come nel successivo 45 anni si sarebbe proiettato sulla anziana coppia dal loro passato: Adrew Haigh costruisce per i suoi personaggi un ambiente biografico che solidifica la realtà sul segreto impercettibile del non dire, eretto come un edificio che contiene le loro vite elaborando un vuoto che è qualcosa di instabile. Ancor più del successivo, Weekend è un film in cui il segreto che custodisce la verità più intima dei personaggi è la valvola che controlla il loro essere nel mondo. Per Russell, il protagonista di Weekend (interpretato da un notevole Tom Cullen), si tratta di gestire la riservatezza del suo essere omosessuale, l’impercettibile attenzione con cui mostra o non mostra al mondo la sua identità, i suoi sentimenti, le sue attrazioni: qualcosa di più sottile e intimamente sofferto del semplice nascondere, perché gestisce la mancanza di uno spazio definito in cui vivere (oppure non vivere) serenamente e pienamente. Ecco, Andrew Haigh lavora proprio su questo spazio, elaborandolo come un vissuto filmico che diventa tracciato interiore del suo protagonista, corpo di una estraneità che abita il mondo in forma espropriata. La traccia solida su cui Haigh lavora è proprio il silenzio e la sua relazione con lo spazio: il grande fabbricato nel cuore di Nottingham su cui si apre e si chiude il film è il guscio di una silenziosa separatezza costruita da Russell per sé come una barriera di indifferenza che si riflette dall’esterno e diventa un abito, un vissuto inconfessabile. Da quella finestra, che riecheggia il vociare banalmente insensibile del mondo esterno, su quella porta dell’abitazione, dove si definiscono tante cose nella sua relazione con Glen, Russell persegue il suo distacco invisibile e inconscio dalla realtà in cui fatica a piazzare se stesso, la sua identità sentimentale e sociale.

 

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Haigh il silenzio lo reifica, quasi lo manipola come fosse una lama che incide insensibilmente la carne dei suoi personaggi: l’incipit di Weekend è un piccolo saggio di astrazione sonora nella realtà ambientale, un tracciato acustico che definisce la verità interiore del protagonista partendo dal controcampo tra la città e la finestra che su di essa si apre, percorrendo le sue stanze, la vestizione per il sabato sera, infine la bellissima sequenza del party familiare a casa dell’amico Jamie, che sin dal suo arrivo è tutta un gioco di parole spalmate come mero suono, silenzi detti reciprocamente…Poi c’è Glen, che invece della parola è portatore, vero e proprio incidente acustico nella vita di Russell, col suo registratore, l’intervista per l’installazione sonora alla quale sta lavorando, elemento di scansione dello spazio esterno, che infatti finisce per incidere lo spazio interiore del protagonista, la sua dimensione sentimentale, la capacità di CAH-Weekend-4allargare il perimetro della finestra… In Weekend la solitudine è una lotta interiore, che descrive lo stato di coscienza più intimo di Russell proprio a partire dalla sua costante dissimulazione di se stesso: esattamente il gioco straziante dell’indifferenza cui si affida la protagonista di 45 anni a fronte del segreto vissuto sentimentale emerso dal passato del marito. Andrew Haigh sembra cercare il realismo del non detto nella prassi del silenzio quotidiano: la sua capacità di costruire un ambiente di sofferenza impercettibile in cui calare i suoi personaggi è la formula di un cinema che filma come pochi la forma sociale della solitudine senza tematizzarla, ma affidandola anzi a un racconto in cui l’intreccio di esistenze si palesa in tutta la sua passionalità. Il breve incontro tra Russell e Glen è un melodramma compiutissimo, mica privo di un suo spazio sentimentale autentico, tutt’altro… Eppure non ci si può fermare a questo livello, perché un film come Weekend resta dentro soprattutto per la sua capacità di elaborare la dissimulazione, lo spiazzamento delle emozioni, il mascheramento dei vissuti, in ultima analisi la solitudine che governa le coscienze dal di dentro, prima ancora di essere un portato sociale, una condanna urlata dal passante che vede due uomini baciarsi sul binario di una stazione…

 

 

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