Fluidità politica, diplomazia isolana e isolata: Thaiti, Polinesia francese, isola nella corrente delle nuove tensioni internazionali… Honor de diplomazia, potrebbe dire Albert Serra: De Roller, l’Alto Commissario della Repubblica Francese, una figura un po’ donchisciottesca in fondo lo è: scafato nel perenne doppiopetto bianco del diplomatico e nell’aria un po’ tronfia, un po’ compunta e un po’ dolente di un Benoît Magimel fuori norma, combatte contro i mulini a vento di guerra dei poteri (forti), che covano bellicosi intenti… Siamo in pieno regime di Pacifiction (in Concorso a Cannes 75), magnifico titolo del nuovo film di Albert Serra, gioco semantico sulla finzione della pace che regge questo mondo in perenne guerra, sempre intento a armeggiare da qualche parte e ovunque… Il pretesto narrativo è dato dal disappunto che nella popolazione di Thaiti ha provocato la voce di imminenti nuovi test nucleari, alimentata dall’avvistamento al largo dell’isola di un fantomatico sommergibile: De Roller cerca di placare gli animi dei nativi, naviga da una situazione ufficiale all’altra cercando di mediare con l’arte della diplomazia, le mezze parole, i giochi di equilibrio. Ma un vecchio generale di marina spiaggiato sull’isola non è una presenza rassicurante nemmeno per uno scafato come lui, e poi ci sono loschi figuri che ronzano attorno all’isola e l’ombra di un sommergibile effettivamente l’ha intravista pure lui, al largo…

 

 

Albert Serra si diverte, insomma, con una sorta di thriller politico, che svapora in curiose premonizioni sulle tensioni contemporanee, sospeso su giochi narrativi alla Casablanca, ma con divagazioni degne di Orson Welles e derive che fanno pensare al miglior Boorman (e dunque, di rimando, all’impantanato Stars at Noon di Claire Denis avvistato sempre qui a Cannes 75…): Pacifiction è ovviamente uno strano oggetto (non sarebbe un film di Albert Serra, altrimenti!), disperso nel setting turistico, nei tramonti sul mare, nelle figure che vagheggiano col bicchiere in mano… Il contrasto è proprio tra lo scenario da vacanza e la vacanza dello scenario, ovvero la sua mancanza di pienezza, di concretezza, che è flagrante. Questo è un film di minacce fantasma, dove le sagome da spy story consolare stazionano come cartonati in un supermercato, per occupare lo spazio con la parvenza della realtà. Del resto il motore narrativo è offerto da argomenti come le recriminazioni identitarie della popolazione di Thaiti, la difesa del territorio e della salute dei suoi abitanti. Albert Serra gioca con materiali candidi e pesanti allo stesso tempo, e realizza un’opera immancabilmente sfuggente e limpida. Una cartolina dalla fine del mondo, con sullo sfondo un invisibile fungo atomico: perifrasi per dire, senza nemmeno saperlo, il baratro su cui stiamo tutti evidentemente danzando.

 

 

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