Quando i misteri cambiano forma: Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura di Cristian Petzold

Il destino che si compie davanti ai nostri occhi, attraverso il meccanismo dell’imprevisto.  Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura di Cristian Petzold porta ancora più avanti il discorso del regista tedesco sull’impossibilità del controllo, sul caso che orienta l’incedere dei suoi personaggi astraendoli per qualche tempo dalle loro stesse vite. Come Laura (ancora Paula Beer), che entra in scena nella sua diafana leggerezza. Assente e dolente cerca una via di fuga da qualcosa che non è davvero solo la vacanza programmata con il fidanzato e due amici. Da qui la corsa in auto e l’incidente che la libera in una sorta di dimensione parallela, un luogo in cui trovare gli specchi che inconsciamente va cercando. A partire da Betty, la donna che la soccorre, nel cui sguardo si era ritrovata poco prima in una significativa frazione di secondo. Perché i dettagli apparente insignificanti sono per Petzold la materia stessa su cui costruire l’edificio narrativo e simbolico dei suoi film, in un procedere che, come spesso succede, è riflessione esistenziale, filosofica, sul senso della vita, che deve affrontare catastrofi per riuscire a enunciare la sua stessa essenza.

 

 
E così Laura, morto il compagno che la stava accompagnando in stazione, trova rifugio in una casa in mezzo ai campi, nella pace dolce dell’estate, in un paesaggio di quiete e isolamento. Posto ideale per lasciar affiorare i misteri nascosti appena sotto la superficie ed avere l’occasione di affrontare sé stessi e le proprie asperità interiori o, in questo caso, “esteriori”. Come nel precedente Il cielo brucia, Petzold dissemina le schegge di un mosaico che sarà ricostruito nel finale, creando alleanze in forma di cerchi/specchi: Laura e Betty, Laura e Richard, Laura e Max. Ogni cerchio è una sorta di rinascita, una storia nella storia di tutti e quattro i personaggi. Miroirs n. 3 è una fiaba misteriosa che si anima quando un elemento inatteso irrompe e si deve ripercorrere tutto il tragitto per sbloccare l’incantesimo. E così accade, a partire proprio da quello sguardo tra Betty e Laura, valido da entrambe le prospettive come il desiderio che si fa reale. Laddove Laura ha bisogno di uno spazio vuoto per trovare se stessa, Betty cerca qualcuno che riempia il suo vuoto, che si traduce in un letto, abiti da indossare e un piano su cui suonare, appunto, il terzo Miroirs di Ravel. E nel frattempo i cerchi di cui si diceva si fanno concentrici quasi per caso. Basta un nome pronunciato per sbaglio, Betty che chiama Laura Yelena e alcuni veli cadono (si viene a sapere della figlia morta in circostanze che non saranno mai dette), i misteri cambiano forma e Max, Richard e Betty si ritrovano dopo tanto tempo sullo stesso falso piano, in bilico per non far scivolare di nuovo la loro famiglia. Il finale è rassicurante e pacato. Laura è uscita dallo specchio ma sa che da qualche parte non lontano esiste un luogo dove sparire, dove qualcuno può riparare qualsiasi cosa e dove il Gps può essere disattivato per non essere rintracciati nel proprio percorso di ricerca.