A Perugia la ricerca sul paesaggio di Mario Giacomelli. Papaveri rossi


Guido Harari, ritratto di Mario Giacomelli, 1999 ©Guido Harari

Fino al 6 aprile 2026, la Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia, nello spazio di CAMERA OSCURA, dedicato alla fotografia, in occasione del centenario della nascita rende omaggio a Mario Giacomelli (1925-2000), uno dei giganti della fotografia della seconda metà del Novecento con la mostra Mario Giacomelli. Papaveri rossi, curata da Alessandro Sarteanesi. L’esposizione propone un nucleo di opere mai esposte dell’artista, con soggetto il paesaggio umbro, tutte caratterizzate da un utilizzo quasi “pittorico” del colore, fatto davvero insolito per Giacomelli, conosciuto per lo più per immagini che giocano sui forti contrasti, dei bianchi e dei neri, dei pieni e dei vuoti. La mostra è anche l’occasione per approfondire la relazione artistica e il rapporto umano che legò Mario Giacomelli ad Alberto Burri con alcune fotografie che riportano la dedica al maestro, che s’inquadrano in una comune ricerca attorno al paesaggio, seppur declinata con modalità diverse, all’interno dell’Informale italiano del dopoguerra. Il nucleo centrale è rappresentato da 5 fotografie inedite scattate negli anni Sessanta sull’altopiano di Colfiorito e di Castelluccio di Norcia. A queste si aggiungono una decina di opere astratte, coeve alle precedenti, anch’esse paesaggi a colori, che documentano come Giacomelli si sentisse pienamente un artista visivo, attraverso l’uso della fotografia come medium espressivo. L’esposizione si completa con due fotografie del soggetto più iconico di Giacomelli, quello dei famosi “Pretini” che inscenano un girotondo, presenti in mostra anche in una versione a colori, esposta a Perugia per la prima volta. In apertura Mario Giacomelli, Papaveri rossi, 1970, C-Print, Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Città di Castello

 


Mario Giacomelli, Io non ho le mani che mi accarezzino il volto, 1960

 
…è all’interno di un percorso che attraversa i secoli, documentato dalle opere della collezione del museo, che la ricerca di Giacomelli trova un terreno di riflessione attuale e radicale, in antitesi con la banalità ossessivamente ripetitiva dell’‘infiorata’, immortalata dai social network. L’altopiano di Colfiorito, un tempo luogo vissuto e coltivato, mentre la sua fama cresce, si va spopolando, e il paesaggio, consumato come immagine-vetrina e non come esperienza, esaurisce il suo sentimento vitale.
Alessandro Sarteanesi

 

Mario Giacomelli, Il cantiere del paesaggio, 1970, C-Print, Eredi Mario Giacomelli, Ancona