Dan Simmons, L’autore di Hyperion e L’estate della paura ci ha lasciati

Dan Simmons è morto il 21 febbraio 2026 all’età di 77 anni. Si spegne uno dei massimi autori della letteratura di genere contemporanea, uno scrittore in grado di alzare costantemente l’asticella influenzando lo stato dell’arte con la sua capacità di spingere su idee e concetti potenti e di ampio respiro che non di rado affondano le loro radici in una sensibilità letteraria colta, costruita su una solida lettura dei classici. Non a caso il suo capolavoro, la saga I canti di Hyperion, trae la sua ispirazione da John Keats (che compare in forma cibrido, un clone con un’IA che funge da mente) ma anche da I Racconti di Canterbury di Chaucer e Il Decamerone di Boccaccio. Il ciclo è epico, le vicende di ampio respiro sono raccontate da voci narranti affidate a diversi personaggi e questo rende con forza la complessità di un universo narrativo di grandi dimensioni la cui vicenda si dipana nello spazio e nel tempo e in cui si muovono personaggi iconici come il terrificante Shrike.  Nella sua carriera Simmons ha vinto tutto. Locus, Nebula, Hugo, ma anche un premio Bram Stoker per il suo Danza Macabra. Simmons era infatti un maestro non della sola fantascienza ma di numerosi generi, ivi compreso l’horror. Un’opera che il pubblico italiano può tornare ad apprezzare, per esempio, è L’Estate della Paura, primo capitolo della saga di Helm Heaven di recente ripubblicato da Armenia, un horror della provincia americana che, se stilisticamente prende una via divergente dall’altro grande narratore di genere della provincia americana, Stephen King, con il Re condivide la solidità nel raccontare una realtà geografica che è anche uno stato mentale oltre che la solidità di un’opera di spessore che si muove agilmente fra diverse declinazioni dell’orrore.

 

 
Non a caso, un premio Locus del palmarès di Simmons è dovuto a quest’opera. La versatilità di Dan Simmons è evidente anche all’interno di diverse opere dello stesso genere. Un altro romanzo horror, profondamente diverso da L’Estate della Paura è Il Canto di Kali, un’opera opprimente e disperata dall’ambientazione esotica, una Calcutta infestata da sette sanguinarie in cui la ricerca dell’opera di un poeta creduto morto si trasforma in una discesa all’inferno. Sarebbe scorretto dire che Dan Simmons ha elevato la letteratura di genere, perché il suo approccio alla scrittura è quello di un autore consapevole del fatto che il genere non ha bisogno di essere elevato ma che esiste senza soluzione di continuità con le altre declinazioni della letteratura come forma di espressione umana. Ciò che separa Simmons dalle sue fonti d’ispirazione considerate più nobili non è una forma di cittadinanza più o meno legittima del mondo della narrazione, ma semplicemente il tempo. Chaucer, Keats e Boccaccio sono solamente venuti prima.