Moriremo tuti ma non è niente di serio: L’ultima missione – Project Hail Mary di Phil Lord e Christopher Miller

Un uomo riprende coscienza a bordo di un’astronave. Ha la barba e i capelli incolti di chi non si cura da molto tempo e non ricorda nulla di quel che gli è capitato. Poi, un ricordo alla volta, ricostruisce il percorso che lo ha portato sulla Hail Mary, un’astronave diretta nello spazio profondo verso una missione disperata, l’ultimo tentativo di salvare il mondo da una forma di vita aliena che sta indebolendo il sole fino a spegnerlo. Giunto a destinazione, il dottor Grace incontrerà un essere vivente radicalmente diverso da lui ma con qualcosa in comune: la stessa delicatissima missione. Solo la capacità di costruire il ponte tra due civiltà così agli antipodi potrà restituire una speranza ai rispettivi pianeti. C’è qualcosa che non funziona, in L’ultima missione: Project Hail Mary, il film di Phil Lord e Christopher Miller tratto dal romanzo Project Hail Mary di Andy Weir, un difetto che va a disinnescare un’idea con del potenziale fino a rendere la visione irritante. Il problema è l’eccesso di umorismo. Che è la cifra del libro nonché uno degli aspetti che lo ha reso un successo editoriale, ma nella trasposizione semplicemente fa un altro effetto. Forse sta nel senso della misura e del ritmo, che in una sceneggiatura funziona diversamente rispetto alla dimensione del romanzo.

 

 
Nel film la comicità è semplicemente troppa, arriva a raffica e fa l’effetto di un prodotto Marvel Studios sotto steroidi. Per questo motivo, L’ultima missione: Project Hail Mary è stucchevole. Magari non subito, parte anche bene e i primi minuti sono scorrevoli, poi a un certo punto la misura si colma e le battute, le situazioni paradossali e i personaggi scemotti, in tal senso Ryan Gosling offre un’ottima esecuzione nonostante una scrittura non riuscita, diventano indigesti. Questo errore di misura è davvero un peccato in quanto, per il resto, il film nella sua leggerezza funziona. Il tema del primo contatto, della comunicazione nonostante la diversità, della ricerca di un terreno comune è un grande classico della fantascienza, con una versatilità che permette di declinarlo in molti modi sia a livello narrativo che di sottotesti, così come il ritmo del film lo rendere, al netto dei difetti, scorrevole con una recitazione, il già citato Ryan Gosling ma non soltanto, funzionale e adesa al registro della narrazione. La resa degli alieni, delle loro peculiarità e dei loro artefatti, il modo con cui viene trovata l’affinità tra Gosling e il suo omologo di un altro pianeta, magari non brilla per originalità ma ha senso, quantomeno nella prima parte anche se, con il proseguire del film, tutto si fa un pelino troppo retorico e determinati momenti sanno di giù visto. L’ultima missione: Project Hail Mary è un prodotto d’intrattenimento riuscito fino a un certo punto nonostante i suoi pregi o, volendolo considerare da una prospettiva più apologetica, un film godibile nonostante i suoi eccessi che comunque non esistono senza una ragione, ma in accordo con una certo approccio alle storie che sembra pagare.