
Benjamin Belson è un miliardario con un matrimonio fallito alle spalle e tanto coraggio a guidarlo nel futuro. In un futuro schiacciato dalla crisi energetica, l’uomo investe parte della sua fortuna in un viaggio alla ricerca di fonti alternative per scongiurare il peggio e, già che c’è, monetizzare le sue scoperte. Peccato che possedere un’astronave sia illegale, sebbene a lui sembri non importare. Un banale incidente su un pianeta che sta esplorando gli procura una frattura a cui inizialmente fa fronte con la chimica che inizia a dargli dipendenza salvo poi scoprire, proprio sul nuovo pianeta, un’erba altrettanto efficace e senza effetti collaterali. Belson scoprirà, lungo il suo viaggio che si intreccia strettamente con una profonda riflessione sulla sua vita, anche una fonte di energia pulita, l’uranile. Le sue scoperte si riveleranno fondamentali, specie quando Ben si troverà a far fronte alle conseguenze delle sue azioni. Autore di classici quali L’uomo che cadde sulla terra e Solo il mimo canta al limitare del bosco, Walter Tevis è un autore di fantascienza sui generis, una voce colta e brillante che costruisce una prosa sostanziosa ma bilanciata, densa ma mai sopra le righe. Nel suo A pochi passi dal sole (Mondadori, pag.328, euro 13) il protagonista Benjamin Belson, vero baricentro di una storia character driven, è un personaggio complesso, talvolta discutibile e in più di un passaggio irritante ma con cui è difficile non empatizzare specie se si considera l’impulso vitalistico che lo guida, la curiosità che gli fa muovere continuamente un passo avanti per soddisfare il proprio impulso alla scoperta spesso senza prendere in considerazione tutte le conseguenze del suo agire.

Belson è un curioso e in quel che fa ci si mette in prima persona. Sale a bordo della Isabel, la nave spaziale che porta il nome della sua amata, e conduce fisicamente le sue ricerche arrivando a infortunarsi e a rischiare la salute per esse. Al tempo stesso Belson è una persona difficile, non sempre focalizzata sugli altri e questo è uno dei motivi per cui il suo matrimonio è fallito, così come la sua sfrontatezza lo porta ad avere più di un guaio con le autorità. Nell’economia dell’opera in motore della narrazione è lui, con il suo movimento costante fra presenza e memoria, fra riflessione e azione, fra ieri e qui ed ora. Questo fa di A pochi passi dal sole un’opera dinamica e profonda al tempo stesso. Le vicende sono movimentate e rocambolesche ma lo stile non sale mai oltremodo di tono, rimane bilanciato su un registro sobrio, quasi pacato ma con una punta d’ironia o forse più che lo rende comunque gradevole e non troppo pesante, opera di uno scrittore di razza che sa
intrattenere senza rinunciare alla complessità oltre che a una solida cifra stilistica marcatamente autoriale. A pochi passi dal sole richiama, per certi versi, L’uomo che cadde sulla terra ma con un’intenzionalità di segno quasi opposto quando si tratta di risolvere la vicenda, la cui chiusura tutto sommato positiva lo rende quasi una versione meno dura del precedente volume, quasi a voler chiudere i conti la propria personale visione delle cose.


