Storie di una dimensione crepuscolare: Un’ombra nell’ombra, di Pier Carpi, torna in libreria

La Milano degli anni ’70 è un moloch urbano che fagocita esseri umani che ogni giorno sciamano nel suo ventre come formiche in una colonia. Alcune di queste vite trovano una forma comunità nell’aggregazione e nei rituali che caratterizzano una congrega di streghe. Sorelle tristi, incomplete, di ogni estrazione sociale che condividono destini fatti di sofferenza e di qualcosa che manca. Una di loro, Carlotta, ha ricevuto il suo status da bambina e, a sua volta, partorisce Daria, destinata a cambiare tutto. Perché Daria non è solo sfrontata, è la più temibile di tutte forse proprio perché ha scelto di prendere in mano la sua vita e uscire dall’ombra, smettendo di nascondersi e camminando a testa alta in mezzo a tutti per reclamare ciò che sente spettarle. Pier Carpi è una di quelle figure che ha fatto parte della letteratura italiana popolare per anni, che ha prodotto tanto e tutt’altro che irrilevante ma che il tempo, per qualche ragione, non ha consacrato al mainstream. Una figura, mutatis mutandis, non troppo diversa da Emilio De Rossignoli, entrambi hanno costruito un ambiente e una memoria collettiva che tuttora li preserva come autori di culto ma, al tempo stesso, di nicchia. Certo, nel caso di Carpi un ruolo lo han giocato l’amicizia mai rinnegata, anzi a tratti rivendicata, con Licio Gelli. Uno dei picchi più alti della produzione di Pier Carpi è Un’ombra nell’ombra, pubblicato nel 1974 da Editrice Nord e di recente riportato sugli scaffali da Agenzia Alcatraz (pag.296, euro 17). In questo lavoro si percepiscono con forza sia la forte passione per l’esoterismo di Pier Carpi, supportata da una competenza solida, sia la sua capacità come scrittore.

 

 
Un’ombra nell’ombra è una storia crepuscolare che con efficacia racconta di esseri umani che camminano in mezzo agli altri ma, al tempo stesso, abitano una dimensione altra, preclusa alla massa, che funziona secondo le proprie regole che implicano fardelli non indifferenti da portare. Tutto, e qui sta una delle prove più evidenti della capacità di Pier Carpi, si gioca sul non detto, sull’allusione presentata nella più assoluta pulizia stilistica, nella mancanza della ricerca facile di frasi a effetto. La natura dei fatti che accadono e del mondo in cui la storia si svolge vengono esplicitati solo quando è necessario eppure non si può mai dire che l’autore depisti il lettore, semplicemente lo accompagna in un contesto senza appendere cartelli luminosi all’ingresso. Un altro punto di forza è la caratterizzazione dei personaggi, tutti con il loro destino votato alla sconfitta, al fallimento, all’incapacità di raggiungere ciò che loro manca, in aperto contrasto con Daria la cui sola esistenza segna la fine di un ciclo e di un modo di percepirsi. Daria è lo spirito dei tempi, di un cambiamento violento in cui sì, qualcuno che prima non poteva si prenderà tutto ma ciò non significa per forza l’avvento di un’epoca più giusta. Daria è più un predatore che altro, una creatura che vive nell’ombra ma che da essa ha deciso di emergere. Con questo suo romanzo Pier Carpi apre le porte a un mondo minandone al tempo stesso, quantomeno nella fiction, le fondamenta.