Un ragazzo campa scrivendo tesi per conto di laureandi pigri aiutato da una sua caratteristica molto particolare: è in grado di leggere la mente. Peccato che questa sua abilità stia gradualmente svanendo lasciandolo come mutilato. In un altro luogo e in un altro tempo, un militare vive da anni isolato in un labirinto pieno di trappole mortali per via di un incidente che lo ha dotato di un’emanazione psichica insopportabile per le altre persone che, a loro volta, lo hanno isolato facendolo sentire tradito e che, loro malgrado, dovranno tornare da lui per chiedere il suo aiuto, affrontando i pericoli del labirinto e la risolutezza delle sue convinzioni. In un altro tempo ancora, su un pianeta lontano, una civiltà ha reso scandaloso l’aprirsi agli altri e il parlare di sé al punto di regolamentare di conseguenza l’uso del proprio linguaggio. Un nobile cadetto metterà in discussione la sua cultura dopo aver sperimentato un’illuminante esperienza psichedelica. C’è da esser contenti se Mondadori, in un arco di tempo relativamente breve, ripubblica tanto materiale di un maestro assoluto del calibro di Robert Silverberg. Oltre alla raccolta di racconti a tema viaggi nel tempo (Time and time again, da poco uscito per la storica collana Urania), è stato recentemente pubblicato Nei labirinti della mente (pag.768, euro 22), un omnibus dal titolo banale che richiama più il thriller che la fantascienza, ma dal contenuto di altissimo valore: i tre romanzi L’uomo nel labirinto, Morire dentro e Il tempo delle metamorfosi. Si tratta di tre lavori realizzati in quello che fu forse il periodo più fertile della poetica di Silverberg, tra i tardi anni ’60 e gli anni ’70, già visti nel nostro paese, tra Fanucci e Fazi che per un periodo pubblicò alcune opere di Silverberg, e già candidati a un recupero in tempi recenti, in particolar modo L’uomo nel labirinto fu sul punto di uscire per il troppo presto defunto marchio Quattrocinqueuno. La qualità di tutte e tre le opere in questione è altissima.

Morire dentro con la sua cupezza crepuscolare accompagna il lettore nello spegnersi graduale della telepatia che, per il protagonista, era un senso al pari della vista e dell’udito, la cui tragedia è acuita da una parte dal senso di impotenza nel non poterci fare niente, dall’altra dal semplice fatto che alla perdita si aggiunge il non aver fatto nulla della propria vita. L’uomo nel labirinto è ispirato al Filottete, una tragedia greca meno conosciuta, che Silverberg usa come punto di partenza per indagare le motivazioni dei protagonisti e come esse in qualche modo debbano piegarsi a necessità più grandi di loro. Il tempo delle metamorfosi compie un’esplorazione del rapporto tra individuo e società e di come gli psichedelici possano in qualche modo, e talvolta con quali rischi, modificarlo in profondità. Robert Silverberg è un intellettuale dalla cultura profonda che padroneggia i propri mezzi espressivi utilizzandoli per indagini complesse, sostanziose dal punto di vista intellettuale e potenti dal punto di vista letterario, una volta di più espressione della vitalità della fantascienza come romanzo filosofico.


