Da una doppia proiezione (Alba ad Ovest di Frankie Caradonna e Quarantine Scenario di Pepsy Romanoff) e dal live inedito, concepito apposta per il festival, dei Casino Royale (protagonisti pure dei due lavori sopra citati) all’anteprima internazionale di Bowie: The Final Act di Jonathan Stiasny, a dieci anni dalla scomparsa del musicista. Seeyousound International Music Film Festival di Torino (3-8 marzo), arrivato quest’anno alla dodicesima edizione, si è aperto, nelle parole del direttore Carlo Griseri, “con un’alba (quella dei Casino Royale) e si chiude con un ‘final act’ (quello che racconta l’ultimo grande disco di David Bowie, e non solo)” e si è dato come frase guida “Make some noise”, un “facciamo rumore” che è stato da sempre il filo rosso del festival. Tante sezioni, film di finzione, documentari, corti e lungometraggi, sezioni competitive e eventi fuori concorso per un’immersione stratificata nella musica attraverso le immagini. Dal fitto programma estrapoliamo due titoli che, nelle loro diversità, vivono di elementi comuni, dialogano in sovrimpressione perché, come spesso capita, i film “si parlano” anche se non si conoscono, creano un legame da una distanza che si fa prossimità. Si tratta di They Came Out of Margo di Alexander Voulgaris e Rave On di Nikias Chryssos e Viktor Jakovleski, entrambi in anteprima italiana e inseriti nel concorso Long Play Feature dedicato alle opere di finzione.

Un film greco e un film tedesco che generano – nella libertà creativa, nella visione manipolata, nella densità e al tempo stesso flagranza che si manifesta dallo sguardo con cui sono filmati degli ambienti chiusi fino alla claustrofobia e dei personaggi che in essi si muovono come in un loop infinito – immensi punti di contatto offrendo esperienze fisiche e sensoriali espanse che trasformano i pre-testi narrativi in viaggi di più in più allucinati compressi in delimitate eppure liquide concentrazioni temporali. In They Came Out of Margo il set è la casa della musicista greca Margo, donna in crisi assente da sette anni dalla scena e con un fatto tragico risalente al passato che non smette di tormentarla (l’uccisione della sorella undicenne Margaret avvenuta proprio tra quelle pareti e rimasta avvolta nel mistero). Margo, che vive con Rhea in un rapporto di amicizia e amore, sta per compiere quarant’anni e per festeggiarla si radunano nella sua abitazione amici, collaboratori e un’attrice che avrà il compito di interpretarla in un film su di lei. In Rave On il set è quello della scena notturna dell’underground berlinese che risucchia, nella moltitudine di stanze di un club, in una deriva sempre più alterata dall’uso di droghe, il protagonista Kosmo, un dj che ha vissuto tempi migliori (proprio come Margo) e che fa di tutto per consegnare il suo nuovo disco al leggendario e venerato dj Troy Parker, figura protetta da guardie del corpo e “irraggiungibile”. Due personaggi, Margo e Kosmo, chiamati a fare i conti con il proprio passato e presente e “scaraventati” in due luoghi che li inghiottono, come se la casa di Margo e il club visitato da Kosmo assumessero vita autonoma diventando corpi pulsanti – come in un horror di Brian Yuzna o di Tobe Hooper.

A dirigere They Came Out of Margo è Alexander Voulgaris, cineasta greco di talento nato a Atene nel 1981, fuori dai giri alla moda di certo cinema ellenico contemporaneo irritante e pretestuoso, autore di un immaginario personale reso nelle forme e durate del cortometraggio, del lungometraggio, del video musicale. Suo è Winona (2019), uno dei film più sorprendenti e sensuali del cinema d’oggi, costruito attorno a un depistaggio magistrale per parlare dell’elaborazione di un lutto e interpretato anche da una grande attrice come Sofia Kokkali che ritroviamo nei panni di Margo. Voulgaris è inoltre musicista con lo pseudonimo The Boy (utilizzato pure per firmare alcuni film) e quello che compie con They Came Out of Margo è un viaggio nella mente di un personaggio che si apre con la scena dell’omicidio di Margaret. Un prologo dal passato. Già fin da subito Voulgaris inscrive l’opera in una dimensione dove realismo e onirico, corpi reali e presenze/fantasmi che occupano le immagini dando un tocco di horror soprannaturale, si intrecciano; dove le dimensioni dei formati si alternano restituendo quel che succede con diverse pulsazioni visive in un flusso che disossa una centralità dando vita a coreografie dello spaesamento e del ritrovamento. I corpi si attraggono e respingono, “escono” da Margo, sono concreti e impalpabili, si librano in attimi da musical, cantano, ballano, mentre le parole alimentano nuove prospettive, tracce psicologiche, e quel “venire fuori”, non solo Margo, da altri (questione più volte detta dai personaggi) in un discorso che si fa filosofico.

Sono tedeschi gli autori di Rave On (Chryssos di origine greca, Jakovleski di famiglia macedone-jugoslava), un “tutto in una notte” seguendo le (dis)avventure di Kosmo, il suo estenuante e ostinato avanzare in spazi inizialmente a lui preclusi, cacciato dai locali per via di suoi precedenti comportamenti eccessivi, in cerca di sgattaiolare dentro quei posti da passaggi alternativi, infine ri-accettato, ma a patto che non esageri. Inizia così un detour che lo porta di stanza in stanza, sempre con il vinile del suo ultimo lavoro sotto braccio (ma che perderà e gli verrà sottratto, sarà suonato e ballato, senza che lui ne sia più l’autore), in un’orgia di rave e techno (il film è stato girato nel corso di alcuni eventi techno), a contatto con corpi queer in estasi costante, con porte che blindano altri luoghi, ma che si possono superare con le conoscenze giuste, con cunicoli per la ventilazione nei quali strisciare (anche qui appaiono claustrofobie di memorie horror) per tentare di incontrare il mitico dj, con dark room per il sesso… Quel club assorbe gli astanti e li sputa e si fa testimone e motore della “missione impossibile” di Kosmo. Ma la techno è qualcosa che non ti lascia. L’alba di un nuovo giorno non sarà che la continuazione di una ricerca, musicale e interiore, alla quale non ci si può sottrarre, che si annida nelle viscere e nella mente.


